Omicidio Rotta e Demenego, Tamaro (SAP): “I Figli delle Stelle martiri tre volte”

30.04.2023 – 07:00 – Alejandro Augusto Stephan Meran, il giovane dominicano autore, il 4 ottobre 2019, del duplice omicidio dei poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego perpetrato tra le mura della Questura di Trieste, è stato giudicato in secondo grado in Corte d’Assise d’Appello come predisposto lo scorso febbraio dal Presidente della Corte d’Assise d’Appello del Capoluogo Giuliano il quale aveva accolto il ricorso presentato dal Procuratore Generale della Corte d’Appello di Trieste contro la sentenza di primo grado del 6 maggio 2022, che aveva assolto Meran poichè ritenuto non imputabile per totale vizio mentale. Nello specifico, il Presidente aveva calendarizzato la prima udienza in data 7 aprile 2023. A presentarsi in aula questa volta, oltre ai difensori dell’imputato, anche le parti civili, costituite dai parenti delle due vittime, dal Ministero dell’Interno e dall’Associazione Feriti e Vittime della Criminalità e del Dovere. Attualmente, il 32enne, si trova rinchiuso presso il carcere di Verona ma, in base a quanto deciso dal Tribunale negli scorsi mesi, vista la sua imputabiltà, dovrebbe essere ricoverato presso una REMS (struttura sanitaria adibita all’accoglienza di autori di reato ritenuti infermi o seminfermi di mente, nonché socialmente pericolosi alla luce dei criteri delineati dall’art. 133 c.p) per almeno 30 anni. Fino ad oggi non era stato possibile individuare un posto libero all’interno di una delle apposite strutture sparse sul territorio italiano. Nella giornata di ieri, Venerdì 28 Aprile 2023, la Corte d’Assise d’Appello di Trieste ha confermato la sentenza di primo grado assolvendo il dominicano con la medesima motivazione. Una deliberazione che ha lasciato nuovamente perplessi e sgomenti i familiari dei due agenti di polizia che non hanno nascosto il loro disappunto e la loro delusione dopo la sentenza di Appello.

“La nuova sentenza di assoluzione dell’omicida dei poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego – ha dichiarato Lorenzo Tamaro, Segretario del Sindacato Autonomo di Polizia di Trieste – conferma quanto il SAP aveva dichiarato nella immediatezza della terribile tragedia che aveva travolto la Polizia di Stato e l’intera città di Trieste in quel 4 ottobre del 2019: c’è la forte necessità che la sicurezza e la giustizia in Italia sia diversa da questa. Temevamo che dopo la tragedia si potesse arrivare a questo triste epilogo. Ora è il momento di cambiare, perché risultati simili, è evidente, non vengono compresi e condivisi da nessuno. Non c’è voglia di vendetta, – ha spiegato Tamaro – lo abbiamo ribadito in ogni sede, ma c’è la necessità di una “Giustizia” vera per la credibilità di tutto il sistema. Non c’è altra soluzione che cambiarla, migliorarla perché lasciarla così com’è non serve a nessuno, né alle vittime, né ai carnefici e tantomeno alla società. Nessuno vuole negare ovviamente il diritto di cura di una persona malata – ha sottolineato il Segretario – , ma allo stesso tempo è necessario che venga attribuita la responsabilità e la pena prevista per chi ha tolto la vita a due giovani poliziotti con estrema efferatezza e lucidità, come del resto è ampiamente dimostrato dalle immagini e dalle scelte intraprese dall’assassino nell’azione compiuta nella Questura di Trieste e al momento della resa a seguito del suo ferimento. L’ennesima assoluzione serve a rendere Rotta e Demenego, martiri per la terza volta, i loro familiari, i “sopravvissuti a quel giorno” e la città intera, nuovamente vittime. Non è un pensiero emotivo dettato dalla “pancia”. Ormai sono passati quattro anni, è un giudizio ponderato e ragionato di chi come gli operatori di Polizia, conoscono le leggi, lavorano ogni giorno nell’ombra per il bene della brava gente, in mezzo a mille difficoltà per quel valore perseguito di giustizia, di verità, di sicurezza. Con questa sentenza – ha asserito Tamaro – lo Stato ha mostrato la sua debolezza e lontananza. Ora bisogna correre ai ripari. Chissà poi lo Stato, quali iniziative, anche di carattere normativo intenderà attivare per casi come questi, anche al fine di prevedere adeguate forme di risarcimento e di rimborso delle spese legali a favore dei familiari degli agenti di polizia vittime di reati violenti durante il servizio e anche nei procedimenti che si concludono con l’assoluzione del reo per ragioni di non imputabilità” – ha concluso il Segretario del SAP di Trieste.

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