06.03.2023 – 09.55 – Solitamente l’ippopotamo in Africa è grigio o di colori scuri; e si può pertanto osservare che il suo omonimo in vetroresina davanti al Polo natatorio di S. Andrea, presso la Piscina ‘Bruno Bianchi’, è tornato a un colore ‘naturale’. La peculiare statua è infatti da tempo scrostata, il bianco che lo adornava ingrigito dallo smog della strada principale. Ora il Comune di Trieste intende procedere a un piccolo restauro, facendolo tornare alla sua originaria brillantezza. Lo ha comunicato l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi, raccogliendo le molteplici segnalazioni giunte da singoli cittadini e associazioni. La statua che non ha mai raccolto grande plauso dalla cittadinanza, è talmente corrosa dagli agenti atmosferici da ricordare un qualche monumento dell’Europa orientale, quel genere di detriti smunti d’epoca sovietica che affollano le periferie. L’ippopotamo pertanto tornerà a breve ad essere in ‘equilibrio’.
Ma qual è la storia dietro il peculiare manufatto? La statua venne concepita dall’artista bolognese Davide Rivalta, a seguito dell’ultimazione della piscina comunale ‘Bruno Bianchi’, sulle rovine della Fabbrica Macchine Sant’Andrea. La statua raffigura l’animale africano in bilico su una gigantesca palla, in una situazione d’incertezza; come descrive il blog Trieste Segreta sembra indeciso se scendere dal mondo e unirsi ai nuotatori o, in alternativa, dominarli dall’alto. Solitamente Rivalta realizza opere a tema animale, in fibra di vetro, bronzo e alluminio. L’animale venne realizzato con la lavorazione a spatola della creta; la resa infatti è quasi grafica, i rilievi piuttosto profondi. L’ippopotamo è un animale che ama sguazzare nell’acqua; pertanto naturale collocarlo dinanzi a una piscina.
Rivalta solitamente ama costruire opere monumentali che sorprendano lo spettatore, capaci di intercettarlo nelle sue passeggiate quotidiane. È uno scultore che infatti non sopporta le collocazioni museali, progettate sin dall’inizio, cariche di formalità. In Italia, oltre all’ippopotamo giuliano, Rivalta ha fabbricato cinque leoni in bronzo collocati sulla scalinata della Galleria Nazionale d’arte moderna a Roma; mentre in ambito extraeuropeo è famoso per la partecipazione alla ‘Aichi triennale’, ‘Arts and Cities‘, nella città di Nagoya (Giappone). Il monumento esemplifica le tendenze post moderne di inizio duemila: non ha radici storiche, nonostante Trieste abbia avuto fior fiore di nuotatori e tuffatori a cui porre rispettoso omaggio, ha un aspetto grottesco (l’uso della creta grezza) ed è realizzata con materiali ‘poveri’. Un’opera avulsa dal contesto, volutamente a-storica, consunta dal tempo a meno di vent’anni dall’inaugurazione, nel 2004.
[z.s.]


