Quando Moser e Perko scoprirono la grotta Pocala. Centotrent’anni di paleontologia

04.02.2023 – 07.01 – Ricorreva, il 2 febbraio 2023, l’anniversario dei centotrent’anni dalla scoperta della grotta Pocala, rivelatosi nel secolo successivo uno scrigno di ‘tesori’ paleontologici, l’equivalente di un jackpot per l’archeologia e la paleontologia dell’altipiano carsico. Tutt’oggi continuano gli studi sui ritrovamenti nella Grotta; e, come un tesoro che continua a celare nuovi sottofondi, nuovi antri nascosti, gli scavi rivelano strato dopo strato di reperti. Resti di umani e animali, accomunati dall’identica, primaria, pulsione: sopravvivere.
Ma chi scoprì la grotta Pocala, a fine ottocento? Scorrendo i giornali e le fonti – insostituibile in tal senso il Civico Museo di Storia Naturale di Trieste – non si ritroverebbe il nome attuale, ma una molteplicità di denominazioni: Fovea del Campo Rosso, Caverna degli Orsi e il nome locale ‘Jama Pod kalom’, dal quale è derivato il nome tutt’oggi in uso.
I protagonisti della scoperta, in quel lontano 2 febbraio 1893, furono due figure peculiari del panorama triestino, destinati a lasciare una traccia, per quanto controversa, nella storia giuliana: Ludwig Karl Moser e Ivan Andrej Perko/Giovanni Andrea Perco.
Originario di Teschen/Tesin, odierna Repubblica ceca e all’epoca territorio austriaco, Moser si trasferì come tanti, altri studenti universitari a Vienna, dove frequentò la facoltà di Scienze, divenendo un valido insegnante; dal 1876 si spostò poi a Trieste, dove iniziò una docenza al K. K. Staats-Ober-Gymnasium di lingua tedesca. Nell’ambiente scolastico gestiva inoltre il Laboratorio di Scienze, ricco di fossili e minerali; una passione che presto travalicò nel suo tempo libero agli scavi archeologici, non solo in grotta, quanto nei castellieri e nelle necropoli. Moser, sotto molti aspetti, incarnava l’uomo entusiasta della conoscenza caratteristico dell’ultimo quarto del secolo; si dilettava infatti di mineralogia, sismologia, archeologia, botanica, etnografia, zoologia, ornitologia, entomologia, storia e naturalmente di speleologia, carsismo e speleoclimatologia.
Nell’ambito delle esplorazioni delle grotte del Carso, Moser si iscrisse dapprima ai grottisti della ‘colonia tedesca, il DÖAV; poi, constatato come il gruppo fosse maggiormente interessato alla Grotta di San Canziano e alla ricerca dello sfuggente Timavo, preferì continuare autonomamente, accompagnato dai suoi migliori studenti. È probabile che fu Moser a incoraggiare la nascita del gruppo studentesco tedesco ‘Hades‘; e fu sempre Moser a favorirne il passaggio al Club Touristi Triestini, del quale divenne socio nel gennaio 1895, pur pubblicandovi sul giornale sociale, il ‘Tourista’, già negli anni precedenti.
In questo decennio di passaggio al Club, col quale ebbe un’intensa collaborazione (ad es. con una mostra di arte rupestre nella sede), Moser esplorò la grotta Pocala con un suo allievo,Giovanni Andrea Perko.

Originario dell’Istria, di Volosca, Perko era allievo del prof. Moser e da lui venne introdotto al mondo delle grotte, rientrando infatti nel nuovo gruppo giovanile Hades. L’attività, da semplice hobby, divenne presto una professione, specie con il passaggio al Club Touristi Triestini; Perko fu tra i primi a esplorare la Grotta Gigante nella sua interezza, discendendo nelle tenebre proprio il giorno del compleanno dell’eterno imperatore Francesco Giuseppe (18 agosto 1890). Successivamente, tra il 1920 e il 1938, Perko si adattò al nuovo regime italiano, divenendo direttore delle Grotte di Postumia e il responsabile della loro trasformazione in un luogo ‘turistico’, col trenino, il laboratorio di biospeleologia e naturalmente il moderno impianto elettrico.
Nell’ambito degli studi archeologici Perko fu una costante presenza al fianco di Moser; e proprio in questo contesto gli giocò un ‘tiro mancino’, all’interno delle lotte di potere proprie del periodo. Moser infatti iniziò a scavare il deposito pleistocenico della grotta Pocala dal 1903 al 1904; quando mancarono i fondi, Moser interruppe gli scavi, ma Perko perseverò per suo conto, affiancato dal direttore del Civico Museo di Storia Naturale Marchesetti, col quale Moser aveva un cattivo rapporto. In quest’occasione Perko rinvenne un cranio di orso delle caverne con, sulla fronte, “infissa una rozza cuspide di selce“. Perko non ne parlò a Moser, il quale pure lo aveva introdotto tanto al carsismo, quanto all’archeologia; preferendo invece accattivarsi Marchesetti con questa strabiliante scoperta. Il direttore lo considerò una prova che, all’epoca, cacciatori paleolitici e orsi delle caverne condividevano lo stesso ecosistema, in una continua lotta. Si trattava però, con un colpo di sorpresa, di un falso: la selce era una scheggia ritoccata e inserita dentro il cranio dell’orso, una ‘manomissione’ ottenuta per godere del favore di Marchesetti. Il reperto inventato verrà scoperto solo diversi decenni più tardi, ad opera dello studioso Battaglia, nel 1940.
Non fu l’unico inganno di cui Moser fu vittima; tutt’oggi il suo operato di studioso è fonte di dibattito per la quantità di ricerche e, nel contempo, diversi errori che inficiano la validità. Moser, a differenza di Marchesetti, fu senza dubbio vittima del periodo degli anni Venti e Trenta, quando venne ‘purgato’ dalla storia locale, non avendo origini italiane. Tuttavia permangono alcuni difetti, nel suo operato, che erano stati riscontrati anche negli anni precedenti al passaggio di Trieste all’Italia. C’era forse, nella molteplicità eclettica di interessi di Moser, un’amatorialità che lo danneggiava; fermo restando la bontà di tante intuizioni, a partire dall’abitudine di segnare i nomi dei toponimi locali, senza inventarli e/o italianizzarli.

Proprio il periodo degli studi archeologici ci offre un bel ritratto della grotta Pocala quando era stata sì esplorata, ma non era quel variegato insieme di scavi che oggigiorno la caratterizza. Il Tourista, nel 1904, la descrive come “La caverna degli orsi o del campo rosso (Podcala) presso Nabresina (Goriziano)”. Dopo aver osservato che molti reperti scavati da Moser erano stati inviati all'”I.R. Museo di Corte a Vienna”, il Tourista osserva che la caverna si chiama ‘Podcala‘, “una corruzione del termine slavo ‘Pod skalam‘ che significa la caverna ‘sotto le roccie'”. Come in altri resoconti si rileva la vicinanza al “grande viadotto della ferrovia meridionale”.
Dopo essere entrati, si nota che “la parte sinistra della caverna è totalmente disseminata da massi rocciosi a suo tempo caduti dalla volta e sui quali s’ergono a centinaia stalammiti piccole, ma molto originali”. In generale “i massi rocciosi sono disposti a semi cerchio in forma d’anfiteatro con a destra una grande gruppo di formazioni calcaree, bianche e splendenti, simili a grandiose drapperie”. Inoltre “il suolo, lievemente inclinato, è coperto da uno strato di fango d’uno spessore di tre metri che nasconde un grandioso deposito di resti d’animali fluviali”.
In precedenza la grotta era già comparsa nel Tourista del 1894, quando era stato dedicato un breve trafiletto agli scavi nella Grotta degli Orsi, dove si osservava che “furono scoperti dei bellissimi esemplari di denti dell’orso delle caverne (Ursus speleus), del lupo delle caverne (Lupus speleus), della martora e del cavallo“.
L’articolo del Tourista delineava involontariamente già l’acredine tra Moser e Marchesetti che si rifletteva nei contrapposti opuscoli e pubblicazioni dell’epoca; il “chiarissimo Dr Carlo de Marchesetti” pubblicava infatti i risultati delle ricerche sulla Grotta Pocala “nel Bollettino della Società Adriatica di Scienze Naturali“; Moser invece preferiva il “Bollettino della Società antropologica di Vienna“. Due differenti mondi se vogliamo; da un lato il locale, con uno sguardo rivolto parzialmente al mondo scientifico italiano; dall’altro il richiamo di Vienna, della capitale universitaria dell’impero, smarrendo però l’importanza di valorizzare l’elemento nostrano.

Fonti: Il Tourista, Trieste, decembre-gennaio 1904, Anno XI, n. 1-4
Il Tourista, Trieste, 5 giugno 1895, Anno II, n. 6
Museo di Storia Naturale, Grotta Pocala: la storia di un duplice inganno di un secolo fa

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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