10.02.2023 – 07.01 – Un nuovo binario morto nel caso Regeni, seppur nel pieno rispetto della legge; è quanto trapela dalla decisione della Cassazione, la quale ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Roma contro la sospensione operata dal giudice dell’udienza preliminare sul procedimento Regeni. La Cassazione ha osservato che “Il perseguimento delle condotte criminose, anche se efferate e ignominiose quali quelle oggetto di imputazione” in uno Stato di diritto deve passare “attraverso il rispetto delle regole del giusto processo” specie “nel pieno ed effettivo contraddittorio tra le parti”.
Infatti, ha osservato la Cassazione, la consapevolezza che gli imputati accusati della tortura e uccisione del giovane sono appartenenti alle forze di polizia o di sicurezza egiziane, la partecipazione di alcuni di essi al team investigativo egiziano, il fatto che alcuni siano stati da quello stesso team intervistati e infine il grande clamore dei mass media intorno al processo, non rappresentano elementi utili per essere sicuri che gli imputati sappiano del processo. Si ripropone, in altre parole, l’annoso problema che si tratta di un processo i cui imputati risultano assenti.
Pertanto, secondo la Cassazione, si è obbligati “ad applicare senza strappi il tessuto normativo, garantista e rispettoso dei diritti di tutte le parti processuali” e il superamento della situazione che impedisce la partecipazione degli imputati al processo “appartiene alle competenti autorità di governo, anche alla luce degli obblighi di assistenza e cooperazione” che discendono dalle Convenzioni internazionali.
Toccherà dunque nuovamente alla diplomazia e alla geopolitica l’onere di ‘sbrogliare’ la matassa Regeni; a fronte però di sei anni di insuccessi.
[z.s.]


