25.01.2023 – 09.00 – Solo con te, Only with you. Avverbio, aggettivo o congiunzione: ”only” è fuorviante, si spolpa in diversi significati a seconda delle funzioni connettive a cui rimanda. E in italiano il nodo linguistico non sembra districarsi: “solo”, a livello connotativo, indica un sentimento esistenziale o transitorio di solitudine, ramificandosi – alle volte – in percorsi dialogici dal carattere esclusivo e necessario. Mi sento solo, solo e spensierato, solo in questa relazione con te. OnlyFans. Con un ammiccamento alla dinamica relazionale idolo-ammiratore, Only Fans è un social network nato nel 2016 che si basa sulla condivisione di contenuti fotografici o audiovisivi, più o meno sessualmente espliciti, di un o una content creator per i suoi fan.
La particolarità di questo strumento è la fruizione di contenuti a pagamento, come se si trattasse di un concerto o di analoghe opzioni di intrattenimento. Ma non solo: l’utente può scegliere di abbonarsi ad un profilo particolare – con un costo scelto dal content creator che oscilla tra i 5 e 50€ al mese – instaurando così una comunicazione virtuale e avendo la possibilità di visualizzare dei precisi contenuti. L’esclusività – uno dei mantra nella monogamia – del prodotto offerto dà la sensazione di includere lo spettatore in una relazione intima ed unica: l’utente può decidere perfino di acquistare il contenuto in vendita e chiedere che venga personalizzato in base ai suoi gusti. La relazione utente-creatore può avere, quindi, una certa corrispondenza in un sentimento di stima attrattiva per quella persona, ma l’ammirazione è direzionata verso un solo elemento: il corpo.
È una relazione appagante e stabile nel tempo quella concessa da OnlyFans: niente errori, nessun conflitto interno, nessun vacillamento all’orizzonte. E a più di 170 milioni di utenti (numeri del 2021) va bene così. Dall’altra parte dello schermo, 1,5 milioni di creator – a seguito di un’iscrizione gratuita alla piattaforma – offrono dei loro contenuti ai fan per un guadagno monetario che oscilla tra una media mensile di 150€ e 1000€ (circa il 10 per cento). Dato non trascurabile è il genere dei content creator: il 69 per cento di loro ha un corpo femminile, mentre l’87 per cento di chi è disposto a pagare un abbonamento è di genere maschile.
Al di là delle scelte personali e delle libertà d’espressione delle singole persone, è necessario chiedersi se ci sia un possibile legame tra l’espansione di questo social e il soffitto di cristallo che investe ancora numerosi ambiti lavorativi, in cui le donne hanno una minor retribuzione al confronto di posizioni analoghe rivestite da colleghi uomini, nonchè la maggior difficoltà ad avere posizioni di rilievo nella scala sociale. Come un serpente che si morde la coda, l’iscrizione alla piattaforma può avere anche delle conseguenze notevoli sul posto di lavoro, complici le aspettative e lo stigma sociale attribuito a delle scelte individuali che rimandano alla sfera della sessualità in un’ottica retributiva. È, quindi, la sessualità un tabù che non è ancora stato sdoganato in Italia? La mancanza di un programma di educazione sessuale ed affettiva nel sistema scolastico è uno dei sintomi più evidenti della necessità di una svolta necessaria per cogliere le sfumature di un mondo sessuale in transizione, ripartendo dai bisogni reciproci, dalle incomprensioni e dagli scontri costruttivi per una crescita interpersonale e condivisa. Senza un dialogo nei contesti familiari e con uno stentato accenno di sessualità “pragmatica” nelle scuole non sarà possibile instaurare un sano dibattito sulle scelte personali e neppure confrontarsi sulle responsabilità che si celano dietro ad esse. A proposito di consapevolezza rispetto alle proprie azioni, OnlyFans non spicca, poi, per limpidezza: sulla carta sarebbe vietata l’iscrizione ai minori di 18 anni ma non esiste ancora una vera regolamentazione in merito, così come rimane oscuro il potere di questo social nell’appropriazione dei materiali dei creator dopo un eventuale chiusura dei loro account.
Un aspetto cruciale che contraddistingue la piattaforma, infine, è la fidelizzazione del cliente. Come una delle mosse più astute del marketing contemporaneo, la conquista della fiducia altrui attraverso appositi abbonamenti tête-à-tête sembra essere lo scheletro che legittima l’esistenza delle relazioni virtuali utente-creator. L’intrattenimento è, inoltre, una componente in questa tipologia di legame, che però non giustifica il boom di OnylFans (dai 100 mila creator nel 2019 agli oltre 1,5 milioni nel 2022); la piattaforma spinge verso patti virtuali, rapporti relazionali che forse mancano da tempo in alcuni social, come facebook. Dalla sua natura primaria di social network, nato con l’intento di connettere persone distanti nello spazio-tempo, facebook è infatti diventato una piattaforma di intrattenimento in cui, però, la libertà di scelta è vincolata dall’algoritmo. Definibile ormai un recommendation media poichè pullulante di contenuti già selezionati attraverso la profilazione dei singoli utenti, non dà più aspettative confortanti e provoca una sottile sensazione di inganno nell’utente. E a rimetterci è la famosa fiducia. I rapporti relazionali del mondo di OnlyFans danno, invece, delle certezze fittizie in una società precaria: l’abbonamento non ti può sconquassare, nè lasciare. Only for you.
[m.p]


