Governo, l’Italia dice no al “Cibo Sintetico”, raccolte oltre 10mila firme in FVG

02.04.2023 – 09:00 – Quello italiano è il primo Governo al mondo a vietare il cibo sintetico ossia principalmente carne coltivata in laboratorio a partire da cellule staminali, (estratte da cellule di animali vivi o da carne fresca) fatte sviluppare in bioreattori. L’esecutivo Meloni, infatti, con un Disegno di Legge presentato al Consiglio dei Ministri lo scorso 28 Marzo dal Ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è in procinto di vietare agli operatori del settore agroalimentare e della mangimistica di impiegare nella preparazione degli alimenti, bevande e mangimi alimenti o mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati, ma anche di venderli, importarli, produrli per esportarli e somministrarli. Per i trasgressori sono previste importanti sanzioni da 10.000 a 60.000 euro. Esultano maggioranza e Coldiretti, la Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti, ossia la principale organizzazione agricola a livello nazionale che svolge attività di assistenza e di tutela agli imprenditori agricoli. Nel nostro Paese, sono stati oltre mezzo milione i cittadini che hanno messo la loro firma presso mercati, banchetti e municipi, per dire no al cibo sintetico sul nostro mercato; di questi, oltre 10.000 residenti in Friuli Venezia Giulia. La verità, ha spiegato Coldiretti , è che non si tratta di carne, ma di un prodotto sintetico e ingegnerizzato, che non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare e, inoltre, non è accessibile a tutti poiché è nelle mani di grandi multinazionali.

In merito al DDL ideato per tutelare la filiera della carne Made in Italy e la salute del cittadino consumatore finale, è il “primo provvedimento di questa natura a livello internazionale” – ha spiegato il Ministro Lollobrigida -. “La norma parte da alcune considerazioni di natura sanitaria sulla base del diritto di precauzione previsto dall’Unione europea quando non si ha certezza degli effetti sulla salute di alcuni prodotti. Il cibo prodotto in laboratorio non garantisce la qualità, il benessere e non tutela la nostra produzione. Presenta rischi per la biodiversità, poiché sarebbe meno conveniente investire sull’allevamento, un rischio di ingiustizia sociale per cui i ricchi mangiano bene e i poveri mangiano cibo di pessima qualità risentendone in termini di salute. È un intervento normativo che tutela la salute, la nostra produzione, il nostro ambiente e un modo di vivere che connette la produzione del cibo nel rapporto tra uomo, lavoro, territorio e allevamento”. 

Ultime notizie

Dello stesso autore