Il wifi fa male? Cosa sappiamo finora sui rischi della rete sulla salute

30.11.2022 – Il wifi fa male? È una domanda legittima, che probabilmente in molti si fanno, dal momento che, visto l’erompere della tecnologia e la sua sempre maggior importanza e presenza nelle vite e nella quotidianità delle persone, ormai si è costantemente connessi alla rete. Il fatto che l’uso della rete wireless sia relativamente recente rende normale che ci si interroghi circa il modo in cui questa interagisca con il corpo e quindi le conseguenze che potrà avere sulla salute.

Per l’Oms non ci sono evidenze scientifiche che il wifi faccia male

Innanzitutto, va chiarito che, essendo ovviamente l’argomento molto recente, non esiste una risposta definitiva e univoca: il wifi fa male? Non è stato ancora stabilito con certezza e la ricerca sul tema va avanti. A oggi, in ogni caso, come riporta l’Istituto superiore di sanità (Iss), l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha affermato che non vi sono evidenze scientifiche che giustifichino l’allarme. Quelle inviate dal wifi, infatti, sono radiazioni elettromagnetiche, esattamente come quelle della luce, che circondano l’uomo e tutti gli altri esseri viventi (è proprio il caso di dirlo) dall’alba dei tempi.

La legge stabilisce limiti precisi all’esposizione

Effetti avversi, dunque, possono verificarsi, ma soltanto con un livello di esposizione decisamente alto. Esistono degli standard a livello internazionale recepiti dalla maggior parte degli stati che definiscono i livelli di esposizione, che hanno trovato poi anche applicazione legislativa. Il livello di esposizione consigliato, secondo la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 12/7/1999. è compreso tra gli 0 e i 300 GHz (valore definito dall’Oms). In Italia, la raccomandazione europea ha trovato applicazione in diversi testi: la legge quadro è la 36/2001, integrata poi da diversi testi successivi: si tratta del decreto legislativo (dlgs) 259/2003, dal Decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) dell’8/7/2003 e del dlgs 179/2021, successivamente convertito nella L221/2012. In questi testi, vengono fissati i limiti per l’esposizione ai campi elettromagnetici sia ad alta che a bassa frequenza e che individua i limiti di esposizione (valori che non devono mai essere superati), i limiti di attenzione (valori da non raggiungere nei luoghi in cui si permane per tempi prolungati) e gli obiettivi di qualità, che bisognerebbe raggiungere per minimizzare quanto possibile l’esposizione.

I dispositivi attuali non sono pericolosi

I router e i modem di uso domestico e da ufficio che generalmente vengono utilizzati quotidianamente raggiungono valori che nemmeno si avvicinano a quelli fissati dalla legge, in quanto decisamente più bassi e i rischi connessi oggi al loro utilizzo è quindi decisamente ridotto. Più pericolosi i cellulari, i cui campi elettromagnetici hanno valori anche 10 volte maggiori di quelli delle reti wifi e su cui il Ministero della salute ha lanciato una campagna per sensibilizzare a un uso responsabile, anche se i valori attualmente raggiunti non sono comunque ritenuti pericolosi per l’uomo, poiché anch’essi decisamente più bassi delle soglie individuate.

Esistono comunque diverse precauzioni

La risposta definitiva alla domanda “il wifi fa male?” non esiste ancora, ma dai dati che emergono oggi sembra proprio che l’utilizzo della rete non sia particolarmente pericoloso per la salute per l’uomo. Certo, vale comunque la pena essere prudenti e utilizzare qualche piccola precauzione per la massima cautela, dato che appunto tali risultati sono tutt’altro che definitivi. Quindi, magari, spegnere il router nelle ore notturne (o quando non lo si utilizza) e in ogni caso tenerlo in zone della casa non abitate può essere una soluzione efficace e “a costo zero”. Lo stesso vale per il cellulare: evitare di tenerlo vicino quando si dorme, o comunque tenerlo spento, ridurrà drasticamente qualsiasi rischio residuo.
[E.R.]

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