28.11.2022 – 09.09 – Nell’articolo precedente ci siamo trovati di fronte a un dilemma: la “Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti” (U.A.A.R.) voleva affiggere dei manifesti per diffondere l’idea che Dio non esiste o che si vive benissimo anche senza affrontare il tema della religione. Il Comune di Verona ha ritenuto il manifesto potenzialmente offensivo nei confronti di ogni religione e ne ha vietato l’affissione. La U.A.A.R., sentendosi discriminata, ha deciso di impugnare questo rifiuto, coltivando la causa fino dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione. Il percorso dei “non credenti” non è stato facile. Infatti, dopo il rifiuto del Comune, sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello in secondo grado hanno respinto la loro richiesta.
Con quale ragionamento? Innanzitutto, i giudici non ritengono che ci sia stata alcuna discriminazione. Ciò perché non esiste “una qualsiasi forma di propaganda a favore dell’ateismo o dell’agnosticismo” e perché non c’è stato “un trattamento differenziato riservato all’associazione istante rispetto ad altre” che, in ipotesi, avrebbero potuto voler manifestare il proprio credo religioso. In pratica, la U.A.A.R. non ha ricevuto un trattamento diverso da quello che avrebbe ricevuto un’associazione religiosa che avesse voluto sostenere l’erroneità delle altre fedi.
Interessante, ma la motivazione delle sentenze non si ferma qui ed arriva al punto. I giudici, infatti, si spingono oltre e chiariscono che l’affissione non sarebbe stata giustificata nemmeno in base all’articolo 21 della Costituzione italiana, dove è scritto che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Si tratta del diritto fondamentale alla libertà di espressione del pensiero. Ora, è vero che c’è questo diritto, ma è anche vero che lo Stato italiano è laico, il che non significa di certo che può avere un atteggiamento di indifferenza nei confronti dell’esperienza religiosa, bensì che deve salvaguardare questa esperienza, cioè deve tutelare la libertà di religione nell’ottica del pluralismo confessionale e culturale. Tutte le religioni hanno diritto di esistere e di esprimersi. Ogni fede deve poter essere professata. In pratica, per i giudici, per tutelare ogni sentimento religioso sarebbe legittimo non autorizzare l’affissione di manifesti che proprio contro questo sentimento di rivolgono.
La U.A.A.R., però, non si arrende. Ha fede nelle proprie idee e ci crede fino in fondo (forse avrei dovuto scegliere dei termini diversi…). Ne fa una crociata (ci sono caduto di nuovo…) e impugna tutte le decisioni contrarie fino ad arrivare al Giudice Supremo che, fortunatamente, in questo caso è la Corte di Cassazione. Nel prossimo articolo concludiamo esaminando la soluzione alla questione dibattuta, almeno quella trovata dalla Corte di Cassazione italiana.
g.c.a.


