28.10.2022 – Nel 1952, lasciò Trieste e si trasferì a Palermo, dove iniziò a condurre una lotta non violenta contro le piaghe che affliggevano l’isola: la mafia, la disoccupazione, la scarsa istruzione e le notevoli disparità sociali tra i vari strati della popolazione. Una lotta, appunto, non violenta, ma caparbia e determinata, che gli valse anche l’appellativo di Gandhi italiano. Ora, a 25 anni di distanza dalla sua scomparsa, il sociologo ma anche poeta, nonché educatore e attivista, Danilo Dolci è ricordato da un documentario Rai che racconta la rivoluzione ispirata dal triestino, “Il profumo delle Zagare”, trasmesso ieri (giovedì 27 ottobre) in anteprima per gli studenti del liceo delle Scienze umane che porta il suo nome nella “sua” Palermo e che andrà in onda su Rai3 il prossimo venerdì 4 novembre.
La vita e le battaglie raccontate in un documentario
Il documentario, ideato e realizzato da Paolo Bianchini, ripercorre le tappe della lotta di Dolci per cambiare la Sicilia negli anni del Dopoguerra. A partire dal suo arrivo e della morte di fame di un bambino, alla quale Dolci assiste e che lo segna inevitabilmente. Da quel momento in poi, Dolci (nato a Sesana, allora parte della provincia di Trieste, nel 1924) si mette alla testa degli ultimi che popolavano la Sicilia dell’epoca con scioperi e manifestazioni non violente, con l’obiettivo di sollecitare le istituzioni a intervenire e riabilitare quella terra. A partire dallo sciopero della fame, subito dopo la morte del bambino.
Lo sciopero al contrario
Una protesta particolarmente nota fu lo sciopero al contrario, che mise in atto il 30 gennaio del 1956, quando, insieme a numerosi cittadini disoccupati, si mise al lavoro per riattivare una strada comunale disoccupata. L’idea di fondo a questa particolare protesta (che è anche quella da cui prende il nome) è che, se un lavoratore sciopera smettendo di lavorare, allora un disoccupato dovrà protestare lavorando. Numerosi sono i cittadini che partecipano alla protesta, ma la polizia interviene e ferma tutto. Dolci, insieme ad altri attivisti, viene arrestato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, istigazione a disobbedire alle leggi e invasione di terreni. Tra gli avvocati che lo difendono c’è anche Piero Calamandrei, mentre in sua difesa vengono presentate anche numerose interrogazioni parlamentari e tanti intellettuali, italiani e stranieri, si attivano a sua difesa.
Nel 1970 lanciò Radio Libera a Partinico, da cui denunciò le istituzioni che, a due anni di distanza dal sisma che aveva devastato la Sicilia occidentale, non avevano ancora ricostruito nemmeno uno dei tanti edifici distrutti. Ma tra le battaglie di Dolci c’è anche quella per denunciare il rapporto tra la mafia e numerosi esponenti della politica del tempo, altra azione che gli costerà un processo in cui soltanto l’amnistia evita il carcere a Dolci. Oltre alle numerose proteste nonviolente, Dolci fu anche educatore e sostenitore del metodo maieutico, in cui alla conoscenza si arriva per via cooperativa e tramite il dibattito.
Nove volte candidato per il Nobel
Insomma, il triestino Dolci è sicuramente una figura di spicco: sia per i suoi metodi educativi, sia, soprattutto, per le sue battaglie, portate avanti con tenacia e senza mai sforare nella violenza. Anche per questo, Dolci in vita fu candidato ben nove volte per il premio Nobel per la pace, senza tuttavia ricevere mai il riconoscimento. Le sue battaglie per gli ultimi, per chi soffre, per eliminare le disuguaglianze, per il riscatto della Sicilia e dei siciliani – che sono però, anche oggi, le battaglie di tutte le periferie, fisiche e sociali, del mondo – sono comunque rimaste. E a ricordarle, ora, c’è anche un documentario: “Il profumo delle zagare”.
[E.R.]


