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giovedì, 8 Dicembre 2022

Quando il pittore inglese Turner ritrasse la Torre dei Pallini di Trieste

24.09.2022 – 07.01 – Pittore romantico, febbrile, della luce e dell’estasi, Joseph Mallord William Turner è stato anche un testimone della rivoluzione industriale dapprima inglese e poi europea.
Il riferimento che sovviene è il quadro “Pioggia, vapore e velocità” (1844) dove il treno inglese affiora sbuffante dalla tela. Non deve allora sorprendere che un’altra reliquia industriale, ovvero la Torre dei Pallini di Trieste, all’epoca struttura moderna per un impero quale quello austriaco ancora agricolo, compaia in uno degli sketch del Turner “viaggiatore”.
Dopo aver infatti lasciato Venezia, durante un viaggio in Europa, Turner attraversa, il 3 settembre 1840, lo “spettacolare golfo di Trieste”, passando poi per la città-porto e dal Carso, via terra, attraverso l’odierna Slovenia sino a Graz, in Austria, e infine a Vienna. Dalla capitale austriaca piglierà poi un vaporetto, dirigendosi lungo il fiume Danubio fino alla Confederazione Germanica, visitando Linz e Passau.
Questa sezione del viaggio viene conservata presso l’archivio del Museo d’arte Tate di Londra sotto il titolo di “Trieste, Graz e il Danubio” (1840). È interessante osservare come i primi studiosi di Turner non avessero riconosciuto Trieste; successe ad esempio nell’inventario del 1909; un errore rettificato con ampli studi dalla studiosa Cecilia Powell appena nel 1995.

Turner raffigurò Trieste dando particolare enfasi alla costa, alla baia col Faro della Lanterna, al castello e alla cattedrale di San Giusto. Nel 1840 era ancora normale scegliere di procedere via terra, attraverso le Alpi; ma Turner privilegiò l’utilizzo del vaporetto, eccitante novità per l’epoca. Gli schizzi pertanto sembrano raffigurare Trieste dal mare, man mano che l’imbarcazione si avvicina ai moli.
Gli schizzi che ritraggono Trieste sono una ventina; vi compare più volte la Lanterna e le aree periferiche, ancora aperta campagna. Il Faro, all’epoca costruzione recentissima, sembra essere il soggetto preferito di Turner, seguito dal vecchio castello di San Giusto, a cui dedica diversi schizzi raffiguranti le fortificazioni. Di notevole suggestione, nonostante sia solo un disegno, la raffigurazione delle barche affastellate lungo i moli, con l’acqua che riflette nuovamente il profilo della Lanterna.
Le figure umane sono rare, ma di tanto in tanto compare un soldato a braccia conserte che guarda la baia. Un’altra presenza costante è il campanile di Santa Maria Maggiore; d’altronde presente in un quartiere che non annoverava ancora gli edifici di grandi dimensioni del periodo tardo ottocentesco, rigonfi di eclettismo e storicismo.
Molto più rara, ma altrettanto interessante da rilevare la presenza della Chiesa di San Nicolò dei Greci, riconoscibile dal doppio campanile. In un’altra immagine compaiono invece due figure umane: due donne coi tradizionali abiti carsolini con lunghe gonne e fazzoletti bianchi. Tra le opere invece infrastrutturali che avevano ancora una certa importanza nel 1840 non mancano i Lazzaretti di Carlo VI e Maria Teresa.

Screenshot raffigurante il bozzetto di Turner, dal documentario di TV Capodistria dedicato alla Torre dei Pallini di Trieste, https://www.rtvslo.si/rtv365/arhiv/174758509?s=tv_ita

Tra i diversi schizzi compare “Trieste, with the Gulf and Lighthouse; an Urban Skyline, Probably at Vienna“. Si allega il link all’opera originale, visualizzabile sul sito del Tate in alta risoluzione. Lo studioso C.F. Bell annota che la torre visibile è, di nuovo, la lanterna. Eppure l’osservazione non sembra reggere ad uno sguardo attento: la prospettiva infatti sarebbe in tal caso completamente errata e il faro si ritroverebbe nel centro della città. E quindi cosa potrebbe essere, questa torre? Lo studioso di cose patrie Sergio degli Ivanissevich ritiene che si tratti proprio della Torre dei Pallini. Se infatti ci si posiziona in uno spazio tra la cima dell’attuale Università degli studi di Trieste e il monte Valerio, la prospettiva urbana di Trieste corrisponde perfettamente allo schizzo, e libero dal complesso dell’INSIEL, la torre compare tale e quale l’immagine in questione. I dettagli del bozzetto confermano quest’ipotesi: vi è la base quadrata divisa in due successive sezioni; e la stessa parte sommitale corrisponde a quella reale.
Rimane un’ipotesi puramente paesaggistica, ma considerando come la zona all’epoca fosse rada di edifici è lecito scrivere che Turner (quasi) sicuramente voleva raffigurante la Torre. Non si tratta solo di una curiosità, ma della conferma dell’importanza della Torre nella storia industriale di Trieste. Prima della Ferriera, prima della Fabbrica Macchine di S. Andrea, la Torre dei Pallini rappresenta il primo esempio di un’industria giuliana e, se vogliamo, siderurgica.

Fonte: Trieste, Graz and Danube Sketchbook, 1840, dal sito del Tate.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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