30.08.2022 – 09.00 – Un altro tassello della Trieste sotterranea è stato scoperto negli ultimi giorni dalla Società Adriatica di Speleologia che ha ricongiunto due tratti mancanti dell’Acquedotto Teresiano. Specificatamente gli esploratori hanno terminato di disostruire un passaggio sotterraneo presente a San Giovanni, tra via delle Docce e l’oratorio dietro l’omonima chiesa. L’antico passaggio era raggiungibile tramite una costruzione successiva ottocentesca, la Galleria Secker; quest’ultima a sua volta era poi raggiungibile tramite un pozzo dietro la chiesa. La galleria, durante il passaggio all’acquedotto settecentesco, era stata però ostruita con materiale di riempimento. I lavori per la disostruzione sono iniziati nel 2018, proseguendo per quattro anni ininterrotti, con lo spostamento di venti tonnellate di materiale. Dopo aver eliminato gli ultimi ostacoli, l’acqua conservatasi a Monte è defluita e ora anche quest’ultimi metri di acquedotto appaiono finalmente percorribili.
L’Acquedotto teresiano rappresenta l’opera più complessa e antica di raccolta e distribuzione idrica sopravvissuta nel Friuli Venezia Giulia: certo, esistono acquedotti più antichi, afferenti all’età romana, ma sono stati tutti sepolti e dunque rientrano nel campo dell’archeologia. Coi suoi duemila metri lineari di gallerie l’acquedotto teresiano invece è percorribile e può ancora funzionare, in minima misura, per il trasporto dell’acqua, sebbene sia stato “staccato” dagli impianti attuali.
L’Acquedotto ebbe una funzione importante nel corso del XVIII secolo, salvo poi perdere importanza nell’ottocento, quando si affermò quello di Aurisina; vi furono tentativi per migliorarne il flusso con gallerie e tratti aggiuntivi nella prima metà del diciannovesimo secolo, ma le richieste idriche della città erano ormai di carattere industriale e furono aggirate solo con l’Acquedotto Randaccio degli anni Trenta del novecento.
[z.s.]


