08.06.2024 – 07.01 – Fiume è di solito associata, nel pensiero comune, ad un ruolo di porto dell’alto Adriatico; eppure dall’età moderna fino all’ottocento la città – porto franco come Trieste – ebbe una fiorente industria cantieristica. Le navi prodotte a Fiume erano rinomate per la robustezza e la qualità dell’intaglio; e solo col secolo breve questo ruolo venne perso a favore di altri concorrenti.
Il primo squero per la produzione delle navi era collocato nell’odierna piazza Scarpa e viene menzionato negli Statuti di Fiume del 1527, quando se ne decreta la vendita. Simile, specie nel nome, a quello di Trieste era lo squero della Confraternita di San Nicolò che iniziò la propria attività nel 1689, passando poi al Comune di Fiume nel 1788, dietro impulso delle politiche giuseppine rivolte verso le confraternite ‘inutili’. Nel 1797 Vincenzo Cattarinich ordinò la costruzione di uno squero allo Scoglietto e nel 1798 Filippo Zoncovich ne fondò un altro presso la località detta ‘al Pino’. In maniera simile a quanto avveniva nell’Istria e a Trieste, la prima metà dell’ottocento fu un periodo di grande sviluppo, con importanti realizzazioni nell’ambito delle navi con scafo di legno e uso della vela.
Lo storico Luigi Maria Torcoletti osservava, con stile retorico, che “al tempo della vela parecchi erano sul Quarnero gli squeri, dai quali uscivano i modelli più perfetti delle navi a vela. La regione boscosa circostante forniva l’ottimo rovere per le corbe e per le chiglie; tronchi e rami avevano la forma adatta per le ossature della nave in legno; tutto legno duro che immerso nel mare si stagionava e diventava migliore”.
Ancora nel 1870 il cartografo e scrittore Heinrich von Littrow scriveva, riferendosi a Fiume, che “Annualmente si varano da questi cantieri da 20 a 30 bastimenti quadri a vela, perfettamente costruiti. Oggi la costruzione navale forma a Fiume la più lucrosa industria e della città e del vicino circondario, e fra i costruttori di navi […] ve n’ha alcuni come i fratelli Schiavon, che rappresentano già l’ottava generazione di una famiglia, che si è sempre occupata esclusivamente della costruzione di bastimenti. Gli anni 1854 e 1855 sono stati i più propizi per i costruttori di Fiume. I bastimenti a quell’epoca avevano noleggi a dovizia, perchè le navi mercantili inglesi e francesi, essendo impegnate nel trasporto di truppe, avevano ceduto ad altre nazionalità un ampio campo al commercio marittimo”.
Il passaggio alla navigazione a vapore e l’abbandono degli scafi in legno causò, anche a Fiume, una generale chiusura dei vecchi squeri. Però qui, dal 1890, l’attività cantieristica riprese con forza. Vicino a Fiume, presso Kraljevica/ Portorè, si sviluppò dal 1896 un piccolo, ma importante cantiere di piroscafi; e anche a Fiume, dal 1890, troviamo un cantiere navale poi divenuto il Danubius, il quale lavorava in collegamento con lo stabilimento Ganz di Budapest. Negli anni immediatamente precedenti alla prima guerra mondiale la situazione era ormai favorevole ad alcune fusioni; il cantiere Danubius divenne, dal 1911, il fiumano-magiaro Ganz-Danubius che, a propria volta, assorbì nel 1908 il cantiere di Portorè.
Come osserva Fulvio Babudieri, il cantiere rimase operativo anche durante la prima guerra mondiale, producendo piccole navi per la marina austroungarica.
[z.s.]


