12.07.2022 – 07.01 – Ha riscosso particolare clamore il fallimento del bando di gara per la costruzione della diga di Genova, bandita dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale: uno dei lavori pubblici di maggiore importanza negli ultimi trent’anni, con un importo di base di 1 miliardo, foraggiato dal PNRR. Nessuna offerta e, anzi, un gentile declino da parte delle due cordate invitate dal porto ad offrirsi quali candidati: troppo elevati i prezzi correnti delle materie prime, totale l’assenza di ogni considerazione sulle difficoltà di lavorare “sul mare”, con gli annessi rischi lavorativi e rincaro dei costi. Il prezziario del bando era infatti rimasto fermo al 2021, senza considerare la corsa all’inflazione, la carenza delle materie prime e il conflitto Ucraina-Russia. Eppure le due cordate erano un conglomerato di colossi italiani: rispettivamente Webuild, Fincantieri e Fincosit e Acciona, Itinera-Gavio e Vianini-Caltagirone. Si tratta del primo fallimento in assoluto di una gara finanziata col PNRR e di una ricaduta devastante d’immagine per il porto di Genova, dalla credibilità internazionale seriamente incrinata. La domanda che ci si può porre, a questo proposito, è se un simile fato avverrà nel caso del porto di Trieste? Lo scalo giuliano è il principale referente marittimo per i fondi PNRR; sebbene a differenza di Genova l’attenzione sia stata divisa su una varietà di progetti, anziché su un unico, faraonico, progetto.
Il Segretario generale dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale Vittorio Torbianelli ha rassicurato sulla generale tenuta dei futuri bandi di gara firmati PNRR durante l’incontro “Porto e industria-Per il rilancio economico del territorio” organizzato dalla CGIL di Trieste. Erano anche presenti Sandra Primiceri, vicepresidente del Coselag (Consorzio di Sviluppo Economico Locale dell’Area Giuliana), Natale Colombo della Segreteria nazionale FILT CGIL e Villiam Pezzetta, Segretario generale CGIL FVG.
Torbianelli ha ammesso che la situazione anche per il porto di Trieste inizia ad essere difficile a causa dei prezzi crescenti per il carburante e le materie prime; tuttavia le progettazioni continuano e, occorre sottolineare, non si tratta di piani nati negli anni precedenti, ma aggiornati con le ultime novità geopolitiche.
Nonostante dunque l’imprevedibilità del cima logistico attuale, il porto di Trieste ha conservato un certo margine di manovrabilità per la fase di progettazione.
E’ emersa anche una possibile data, con l’inizio effettivo dei lavori programmato entro il 2026, a quattro anni di distanza.
[z.s.]


