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lunedì, 27 Giugno 2022

Insegnante adesca uno studente in chat: è violenza sessuale

18.06.2022 – 09.00 – Oggi parliamo di una storia torbida. Si tratta di un episodio di violenza sessuale perpetrato da un insegnante ai danni di uno studente sedicenne. Il concetto di “violenza sessuale” è ampio e, in questo caso, è consistito nell’adescamento del minore sui social dove, nella chat privata, l’adulto ha cercato di carpire la fiducia del ragazzino con frasi lusinghiere, domande volte a comprenderne l’orientamento sessuale, parole ed espressioni a riferimento sessuale.
La difesa dell’insegnante si basa, in parte, sul significato della parola “pisellino”. Per l’accusa sarebbe un chiaro riferimento a sfondo sessuale. Per la difesa, invece, l’utilizzo del vezzeggiativo (non “pisello” ma “pisellino”) lascerebbe intendere che la parola è stata utilizzata come sinonimo di “ragazzo”. È pur vero, argomenta la difesa, che l’insegnante cercava di capire la fattibilità di incontri con lo studente, ma non per finalità sessuali, bensì per sessioni a carattere religioso. Il tono incalzante utilizzato dal maestro sarebbe servito a educare il ragazzo e avvicinarlo alla Chiesa. Male fecero i giudici a condannare l’imputato, interpretando con malizia le conversazioni ambigue e poco chiare.

La condanna dell’insegnante arriva ai sensi dell’articolo 609-quater del Codice penale, relativo agli “atti sessuali con minorenne”. In caso di ragazzi che abbiano compiuto sedici anni, la pena richiede che il minore sia stato “affidato” all’adulto, che ha poi abusato dei poteri connessi alla sua posizione. Proprio come nel rapporto tra allievo e insegnante. Ma la difesa dell’insegnante osserva che le chat erano avvenute in ambito extrascolastico e che l’adulto, vicario del preside, non era mai stato insegnante del ragazzino. Dunque, conclude il legale dell’imputato, mancherebbe l’affidamento. Cioè, il minore mai sarebbe stato “affidato” all’imputato e, pertanto, la condanna sarebbe ingiusta.
In base a queste difese, l’insegnante ricorre ai giudici della Corte di Cassazione per vedersi annullare la condanna. Esaminata la questione, i giudici dell’ultimo grado di giudizio osservano che “il quadro probatorio fa emergere con chiarezza la responsabilità penale… Del tutto correttamente la Corte d’appello ha valorizzato in senso negativo la conversazione tenuta sul social, nella quale l’imputato domandava la ‘fattibilità’ di incontri a scopo sessuale, non essendo plausibile la ricostruzione difensiva secondo cui tale richiesta era riferita ad incontri a carattere religioso.” Con riferimento al termine ‘pisellino’, i giudici precisano che è un termine “a chiaro sfondo sessuale nel complessivo contesto di riferimento”.
Quanto all’affidamento, “il rapporto di affidamento esistente tra insegnante ed alunno non può essere ritenuto escluso per il fatto che gli atti illeciti oggetto dell’imputazione si svolgano fuori dall’ambiente e dall’orario scolastico, perché ciò che conta è la relazione che sussiste fra i due soggetti…” La condanna viene pertanto confermata. (Cass. pen., 27 ottobre 2021/22 marzo 2022, n. 9735)

[g.c.a.]

 

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