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mercoledì, 5 Ottobre 2022

Trieste, città “americana” dell’Adriatico. La nascita del consolato USA

30.04.2022 – 07.01 – Una targa, all’incrocio tra Corso Italia e Via Santa Caterina da Siena, recita che qui “ebbe sede sin dal 7 novembre 1797 il primo consolato degli USA a Trieste“. Secondo chi l’affisse, cioè “l’ambasciata USA in Italia, 1 giugno 1990“, la “testimonianza di una antica e rinnovata amicizia“.
L’iscrizione risale a un periodo d’intensi rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti; quando, dopo il crollo del Muro di Berlino e il trauma della scomparsa dell’Unione Sovietica, il mondo globalizzato sembrò avviarsi sulla strada delle democrazie liberali occidentali. Il modello “americano”, profetizzava lo storico Francis Fukuyama, aveva trionfato. Eppure, anche col cinismo del ventunesimo secolo, figlio dei conflitti medio orientali e della crisi del 2008, c’è un fondo di verità nei rapporti tra Trieste e gli USA, Trieste e gli Stati Uniti. La città-porto fu infatti tra le prime a riconoscere la nazione ribelle e a intrecciare rapporti commerciali; motivata, più che dagli ideali illuministi e rivoluzionari, dalla simile intraprendenza capitalista e imprenditoriale. La natura di città di frontiera della Trieste settecentesca, trasformatasi a seguito della concessione della patente di Porto Franco (1719) e delle riforme teresiane, veniva paragonata agli inizi dell’ottocento ai nuclei urbani americani: immigrati e senza storia. E proprio per questo terreno fertile per una crescita impetuosa e travolgente. Durante tutto l’ottocento Trieste viene periodicamente paragonata ai porti americani; e la stessa costruzione del Porto Vecchio ripercorre l’evoluzione dei porti di transito statunitensi. Trieste come Philadelphia, Trieste come Buffalo. Dal novecento in poi la nostalgia ha ammantato la città, la storia l’ha pervasa nelle sue radici più intime: e ora siamo ammalati del nostro passato, ne siamo nietzschianamente schiavi.

Il primo tentativo di intrecciare un rapporto commerciale con il Nord America avvenne nel 1763, quando il mercante Filippo Fabriani inviò la sua richiesta all’imperatrice Maria Teresa. La proposta venne rifiutata dalla Camera Aulica, ma riscosse un vivace interesse della Suprema Intendenza Commerciale del Litorale Austriaco.
Il negoziante originario di Anversa Giovanni Ignazio van Verpooten propose nel 1781 al governatore di Trieste Carlo de Zinzerdorf lo statuto di una Compagnia Privilegiata di Assicurazioni, Commercio e Sconto, “certo che Sua Eccellenza capirà quanto sia importante per gli Stati di sua Maestà avere in America e nelle Antille dei porti franchi per il commercio delle navi austriache”.
A seguito della proclamazione d’indipendenza degli Stati Uniti, nel mese di agosto 1782 il capitano Logarozzi partì da Trieste con la nave “L’Americano” di 286 tonnellate e 12 uomini di equipaggio; presto imitato dai battelli “L’Attività” e “La Vigilanza”. Lo scambio commerciale prevedeva la vendita di utensili agricoli, acquavite, rosoli e vini locali, ferro dalla Carinzia, farina, carni salate, cera e panni; in cambio Logarozzi avrebbe acquistato lo zucchero grezzo prodotto dalle piantagioni delle Antille, destinato alle raffinerie di Campo Marzio a Trieste e a Fiume.
Nel 1783, mentre ancora infuriava il conflitto con l’Inghilterra, il cittadino di San Domingo de Roissy giunse a Trieste per proporre una relazione commerciale tra le colonie britanniche ribelli e l’impero austriaco. Un gruppo di mercanti della Casa di Commercio della Privilegiata Compagnia di Trieste e Fiume si lasciò convincere dal messo americano e preparò una nave imperiale, “La Capricciosa”, per una missione diplomatico-commerciale. La nave giunse a Philadelphia il 7 novembre 1783 e rivendette con grande successo le merci austriache: dai vini istriani, alle stoffe della Moravia, alle tele della Slesia, ai ferri per cerchiare le botti dalla Stiria. I profitti risultarono talmente elevati che gli austriaci finanziarono nella città stessa la costruzione di una seconda nave commerciale, la “Conte di Brigido”; mentre “La Capricciosa” veniva rinominata in onore della città americana.
Nell’occasione a bordo della nave era anche presente il barone Beelen von Berthof, nominato dall’imperatore Giuseppe II “Cesareo Regio Consulente Commerciale” per stipulare nuovi rapporti economici con la giovane nazione americana. Come mai il monarca non lo nominò console? Si trattò di una mossa politica, perchè “non essendo ancora stata stipulata la pace tra la Gran Bretagna e le colonie ribelli, non voleva essere lui il primo sovrano in Europa a riconoscere la sovranità di quella repubblica che era insorta in armi contro il potere legittimo del re”.

A seguito della Pace di Versailles (1783) e di un trattato di amicizia tra gli Stati Uniti e l’Austria (1785), l’interscambio commerciale proseguì durante i decenni napoleonici tra settecento e ottocento, specie a seguito della distruzione francese del porto di Amsterdam (1795). Fu proprio il primo presidente George Washington a promuovere l’apertura di un consolato a Trieste, il 7 febbraio 1797; era il secondo dell’intero continente europeo, dopo la città francese di Bordeaux. Era stato il Congresso degli Stati Uniti a insistere, considerando “la fama dell’attività e del credito estero di questa piazza mercantile divulgatasi per ogni dove e la buona accoglienza che godono tutte le bandiere delle potenze amiche in questo porto franco sotto la protezione di sagge leggi di S.C.R. Apostolica Maestà e di questo suo zelante governo… onde rinnovare le utili relazioni di commercio, ch’erano per le varie vicissitudini alquanto interrotte”.
Il Presidente John Adams nominò quale primo console americano John Lampson del Massachussetts (24 dicembre 1799) a cui succedette, sotto il governo del presidente Thomas Jefferson, il mercante di Baltimora William Riggin (4 febbraio 1802). Un quadro raffigurante George Washington, presente nella biblioteca Attilio Hortis, venne donato da Lampson stesso negli anni di presenza a Trieste. Proprio nel primo anno del nuovo secolo (1800) era nel frattempo giunto il primo brigantino americano: il “Sukey“, agli ordini del capitano Samuel Sweet, di Salem. Era l’inizio di un’intensa collaborazione, destinata a culminare nel secolo “americano”: il novecento.

Fonti: Aldo Colleoni, Il ruolo geopolitico dei consoli a Trieste dal 1732 al 2006, Trieste, Italo Svevo, Università di Trieste, 2006

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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