06.04.2022 – 08:00 – In questi giorni nel Golfo di Trieste, con l’arrivo della stagione primaverile, stiamo assistendo al ritorno in massa delle meduse e, come purtroppo succede in alcuni casi e in alcune aree costiere del nostro territorio, al conseguente loro spiaggiamento. Tale fenomeno non rappresenta nulla di eccezionale nè di particolarmente rilevante da segnalare, se non fosse che negli ultimi anni la quantità di meduse nei nostri mari è di gran lunga aumentata rispetto agli scorsi decenni e, pertanto, il numero di esemplari che raggiungono la riva è divenuto particolarmente alto e soprattutto estremamente visibile. Per spiegare tale fenomeno, va detto che le meduse si nutrono principalmente di piccolissimi crostacei (copepodi), che rappresentano il 90% del plancton. Secondo gli esperti di Biologia Marina, negli ultimi decenni, a causa della pesca intensiva, si è interrotta la catena alimentare di molte specie di pesci i quali si nutrivano degli stessi crostacei appetibili alle meduse, con la conseguente proliferazione tanto dei crostacei quanto delle meduse, le quali, vista la scarsità della competizione riescono oggi a sopravvivere con più facilità e quindi a riprodursi in numero maggiore. Le cause principali del “boom di meduse” quindi, vanno ritrovate tanto nell’aumento delle temperature delle acque marine del Mar Mediterraneo, il quale favorisce il ciclo riproduttivo delle meduse, quanto nell’aumento del loro cibo; in ogni caso, è sempre l’uomo con le sue attività invasive e le sue azioni a determinare il manifestarsi di questi spiacevoli eventi. Nella mattinata di ieri, i biologi dell’Area Marina Protetta di Miramare, lungo i 300 metri della spiaggia a pochi passi dal Castello, hanno contato in maniera approssimativa circa 232 meduse spiaggiate della specie “Rhizostoma Pulmo”, più comunemente chiamate “Polmoni di Mare” o simpaticamente dai triestini “Bote Marine”. Tali animali presentavano diametro dell’ombrello compreso tra i 20 ed i 50 centimetri.


