20.2 C
Trieste
sabato, 28 Maggio 2022

Ucraina, Cina e Russia alleate contro l’Occidente? (per ora no, ma)

24.02.2022 – 22.01 – Guerra in Ucraina, Cina e Russia sono alleate? L’amicizia che già Richard Nixon profetizzava e temeva cinquant’anni fa si sta materializzando in tutta la sua concretezza, nonostante all’Alleanza Atlantica e agli USA questa prospettiva certo non piaccia (e come potrebbe). È bene però cercare di spazzar via un dubbio: la Russia stava già più di là (oltre gli Urali), che di qua (verso l’Unione Europea) da qualche anno, e, per quanto si tratti di un rapporto complesso, è questo che ha molto probabilmente permesso a Vladimir Putin di sentirsi più sicuro e attaccare. Così come resta probabile che, in assenza di scelte politiche precise, economicamente accurate e molto ragionate, dopo il popolo ucraino (la vittima più grande) sia l’Europa, e non la Russia, a rimetterci più degli altri a causa delle sanzioni economiche che stanno venendo messe in atto; col rischio di finire già dall’anno prossimo col cappello in mano alle porte di Pechino a comprar beni, affari ed energia, rimettendo in pista, anche qui vicino a casa nostra, una “Via della Seta 2.0”, stavolta a esclusivo vantaggio di Xi Jinping, dopo aver in gran parte rinunciato a una strada che poteva esser anche a vantaggio nostro.

Già dalla fine della Guerra Fredda, le relazioni Cina-Russia e le previsioni su come esse si sarebbero sviluppate sono state analizzate secondo due linee di pensiero principali: l’una che ritiene problematica e vulnerabile la collaborazione fra le due potenze, ritenendola contingente e motivata solo da specifici interessi (una relazione, quindi, di pura convenienza, che dura fin che dura), e l’altra che identifica invece fattori ideologici comuni e interessi strategici in continua convergenza tali da portare, prima o poi, a un’alleanza solida (seppur non necessariamente militare) e di lunga durata. Sia Mosca che Pechino, in fin dei conti, vedono negli Stati Uniti l’avversario principale al loro sviluppo, e per questo si è ipotizzato che possano formare un blocco anti-occidentale: in mezzo alle due sedie (l’una a Washington e l’altra a Pechino), se questo accadesse per davvero, rischierebbe di cadere l’Unione Europea, che non trova una sua leadership politica. Negli anni più recenti si è sviluppata anche una terza via d’analisi: quella che definisce la relazione fra le due grandi nazioni come molto radicata e ancora più complessa di quanto Nixon immaginava, e resa ancora più forte proprio dalla caduta dell’Unione Sovietica e dalla reazione delle potenze occidentali alla prima guerra in Ucraina, nel 2014, e a quella in Siria, alleata storica di Mosca. Secondo questa terza e più recente filosofia interpretativa dei rapporti fra potenze, la Cina non costituirà mai un’alleanza formale con la Russia, e non si opporrà mai direttamente al blocco occidentale: piuttosto, proseguendo nella sua antica tradizione fatta di capi di stato capaci di pianificare il futuro di intere generazioni (per contro, la maggior debolezza degli Stati Uniti, secondo la Cina, è quella di non saper guardare più in là di domani), la Cina stessa potrebbe fare in modo di agevolare le aspirazioni, anche territoriali, della Russia, contenendo un eventuale eccessivo espansionismo e preparando e mantenendo un terreno favorevole allo sviluppo reciproco. Il tutto a silenzioso discapito degli altri, attraverso mutue concessioni e cooperazione, in modo da risultare vincitrici in un tempo medio-lungo. A lungo andare (per lungo però s’intende molto), la Cina fagociterebbe poi la Russia; la Russia potrebbe, di questo, essere consapevole, e persino, dato che dall’Unione Europea è stata respinta, consenziente. Impossibile? Nemici storici, i due?

Dipende. Lo sviluppo recente della potenza cinese ha certamente inquietato la Russia, storicamente più rivolta all’Europa e fortemente, anche nella cultura, legata a essa, e inizialmente Mosca ha esitato a dare appoggio alla “Belt and Road Initiative”, la “Via della Seta” già citata. La Cina è stata a più riprese, nell’Ottocento e nel Novecento, alleata prima dell’Impero Russo e poi dell’Unione Sovietica. Queste alleanze sono state di breve durata: all’epoca, sono stati artefatti di due nazioni di potenza molto diversa. Con Mao, le due nazioni hanno cooperato nel nome del Comunismo, sempre però fidandosi poco l’una dell’altra e rivaleggiando. Con la caduta del muro di Berlino, invece, hanno ripreso a essere amiche, dichiarando di perseguire il fine del reciproco rispetto, sovranità territoriale, cooperazione negli affari e coesistenza pacifica. La Federazione Russa allo stesso tempo ha cercato di avvicinarsi all’Atlantico attraverso riforme economiche di stampo occidentale e facendo concessioni (come la riduzione del suo arsenale nucleare strategico o – si voglia come si preferisca, visto che discuterne oggi non è certo facile, eppure la carta geografica dice questo – non reagendo all’ingresso di molti stati della sfera ex sovietica nella NATO). Le cose non sono però andate come sperato o pianificato, e la Russia ha iniziato a guardare all’Asia: le dispute territoriali fra Russia e Cina sono state risolte e i rapporti bilaterali sono aumentati in modo massiccio; solo nel fatidico 2014, l’anno della Crimea, gli investimenti cinesi in Russia sono aumentati dell’80 per cento, e il trend non si è affatto fermato. Il gas russo, se non va in Europa, va in Cina (38 miliardi di metri cubi nel solo 2018), poi dalla Cina potrà anche tornare in Europa, però con un sovrapprezzo: in pratica rinunciando al gas, in buona parte l’Europa si asseta da sola, mentre la Russia devia i flussi. Non finisce qui: Russia e Cina collaborano in numerose nuove istituzioni finanziarie multinazionali, come l’AIIB (banca d’investimento), e il mercato azionario BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa); un tanto giusto per ricordare che l’idea di tagliar fuori la Russia dallo SWIFT, il meccanismo d’interscambio finanziario internazionale definito (infelicemente) dai media occidentali l’ ”arma nucleare” con la quale Biden dovrebbe riportare Putin al tavolo delle trattative, potrebbe rivelarsi una gigantesca fesseria e finire per isolare l’Occidente dall’Asia piuttosto che la Russia dal denaro. Dal punto di vista della difesa, la Cina è diventata negli anni uno dei più grandi importatori di armi sviluppate e fabbricate nella Federazione Russa; esistono accordi per lo sviluppo di sistemi di difesa e d’attacco e per il continuo interscambio di tecnologie di alto livello (anche qui, un tanto per ricordare che l’alta tecnologia, compresa quella informatica e delle comunicazioni, non è più solo USA – gli USA hanno anzi accumulato notevoli ritardi, che Donald Trump aveva quantificato in almeno 4 anni di ricerca); negli ultimi anni migliaia di ufficiali cinesi hanno studiato e sono stati addestrati in Russia, e molti ufficiali russi hanno studiato in Cina. Sull’Ucraina, la Cina ha sottolineato come le parti coinvolte nel conflitto debbano fare tutto ciò che è possibile per risolvere le proprie differenze attraverso la diplomazia, e non ha giustificato o dato supporto all’azione militare di Putin, accennando però alla pressione eccessiva provocata dall’espansione della NATO a est, che non sarebbe giustificata da reali motivazioni di sicurezza ma da scelte politiche. Secondo Xi Jinping, che non prende posizione né per l’uno né per l’altro, la crisi in Ucraina non è una cosa che capita senza che nessuno se l’aspettasse, e le motivazioni della Russia vanno analizzate e comprese. Cina e Russia più che amiche, quindi, e meno che alleate, viste anche la complessità e il volume dei rapporti economici che legano, dall’altra parte, Cina e Stati Uniti. Un gioco però, quello fra Xi e Putin, che non è a somma zero ma che pende più verso l’Asia che verso l’Europa, e del quale l’Europa deve tener conto, vista la dichiarazione congiunta del 4 febbraio 2022, nella quale le opinioni di Xi Jinping nei confronti della NATO sono state espresse in modo diretto e senza precedenti (da attore sulla scena della sicurezza globale). Ci sono limiti a quello che Xi può e vuole fare, ma la sua posizione di sostegno alla Russia, nelle ultime settimane è un chiaro atto di sfida agli Stati Uniti e ai suoi alleati. E l’Unione Europea resta il solito vaso di coccio.

[r.s.]

spot_img
Avatar
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

Ultime notizie

Dello stesso autore