Rinforzo alternato, ovvero come la tecnologia del Web ci cambia

19.11.2019 – 09.50 – Le relazioni basate sull’intensità sono le stesse di una dipendenza da gioco. L’interazione con un partner psicopatico favorisce uno schema specifico di comportamento compulsivo, non sto parlando di una relazione intima, ma è una dipendenza emotiva. La scrittrice Adelyn Birch ritiene che gli alti e bassi emotivi creino dipendenza perché gli alti sono alimentati dalla dopamina, che induce euforia; al contrario, durante i bassi, invece, desideriamo tornare all’altezza della situazione precedente. Questo meccanismo ci tiene agganciati al desiderio. I teorici dell’apprendimento ritengono che il rafforzamento intermittente dei premi, alternati alla punizione, sviluppi un legame emotivo fortissimo.

Il Rinforzo Alternato o Rinforzo Intermittente è una tattica di manipolazione molto efficace ed è considerato, dagli psicologi, il più potente motivatore esistente, mentre una situazione costante di emozioni produce noia ed apatia. Con questa tecnica, un manipolatore può motivare la vittima a comportarsi nel modo in cui lui desidera.
Il rinforzo alternato crea un clima di dubbio e ansia che costringe la vittima a cercare costantemente atti di rinforzo positivo per alleviare l’angoscia generata. Quando viene data la ricompensa del rinforzo positivo, il cervello produce dopamina, la quale a sua volta crea dipendenza.
Se sei vittima di questa tattica, sentirai che il manipolatore non ti sta dando attenzione, poi agirà nuovamente come attento e interessato, e così proseguirà. Usando il rinforzo intermittente, i tuoi stati d’animo saliranno sulle montagne russe. Non noterai quello che sta accadendo… a meno che tu non sia consapevole della tattica e del suo funzionamento.
Attenzione, un rinforzo negativo potrebbe essere banalmente un momento di silenzio, non è necessariamente una sanzione. L’alternarsi imprevedibile di penalizzazione e gratificazione o di arroganza e gentilezza, sono il mix di ingredienti alla base del rinforzo intermittente: strumento manipolatorio potente e pericoloso.
Lo psicologo Skinner e i suoi collaboratori si accorsero di quanto fosse facile addestrare un topolino ad abbassare una levetta, dandogli in premio del cibo. La ricompensa col cibo, ad una frequenza irregolare, rispetto alle prime volte, non fa perdere l’interesse per la levetta, anzi lo porta a premerla compulsivamente, alla disperata ricerca di quella gratificazione.

A questo punto il lettore può pensare che stiamo parlando di qualche strano rapporto tra persone, magari di sesso diverso. In realtà stiamo parlando di tecnologia. Si, proprio di tecnologia, non è un errore di stampa.
In tutto questo, notate una somiglianza con quello che vi accade, quando controllate ossessivamente il cellulare, aspettando una mail come gratificazione? È una dipendenza, vorreste disintossicarti, ma ci ricadrete spesso, forse sempre. Quando scorriamo una lista di risultati forniti da un motore di ricerca ci vengono proposte tantissime informazioni. L’alternanza di una notizia utile con un’altra poco utile o banale produce pensieri diversi, ad intermittenza. Quando leggi Fake News, hai subito bisogno di leggere qualcosa di utile, di costruttivo. È proprio questa che fanno i Network per creare dipendenza. La vittima è l’utente, il navigatore, il manipolare è Google, Facebook, o chi vuoi fra i ‘grandi’, e via dicendo. Forse Google non è così buono come vuole fare credere con il suo codice etico: “Il nostro impegno è migliorare la vita del maggior numero di persone possibile”; uno dei suoi motti è “Don’t be evil”, “Non essere malvagio”. Ma Facebook sta a guardare? No, fa la stessa cosa, o meglio non lo fa direttamente: sono i nostri amici a creare notizie e così facendo, anche se non voluto, creano il rinforzo alternato.

In psicologia, il rinforzo è una conseguenza che, se applicata al comportamento di un organismo, rafforzerà il suo comportamento futuro ogni volta che esso è preceduto da uno specifico stimolo antecedente. La risposta comportamentale è valutata misurando la frequenza, la durata, l’accuratezza o la persistenza della risposta dopo reiterati stimoli.
Il ricercatore Skinner ha definito l’incentivo in base alla variazione della forza di risposta piuttosto che a criteri soggettivi come un evento piacevole. Un attività piacevole può essere accettata come stimolo solo se il comportamento che precede immediatamente lo stimolo stesso aumenta in situazioni simili in futuro. Un bambino riceve un biscotto dopo averne fatto richiesta. Se la frequenza delle richieste di biscotti aumenta, il biscotto può essere visto come stimolo. Se però non vi sono altre richieste, il biscotto è una risposta ma non è uno stimolo.
Allo stesso modo, al cellulare, cercate qualcosa di nuovo, poi cercate di nuovo: la frequenza di richieste aumenta, il risultato è un incentivo. Riportando notizie sempre più utili e andando sempre su siti affidabili che hanno contenuti concreti, la sequenza finirebbe presto: se invece il sito o il Network alterna, con maestria, notizie utili con altre meno utili o totalmente inutili, si crea quell’alternanza che non avrà mai fine, imponendo una dipendenza inconsapevole. L’alternanza non finirà mai o comunque avrai massimizzato il tempo di permanenza su un motore di ricerca o, meglio ancora, su un Social Network.

Tutte queste sono supposizioni, congetture, teorie psichiatriche forse troppo avanzate verso una conoscenza umana ancora troppo poco nota. L’importante è non abbassare mai la guardia dell’intelletto umano, anche quando si consultano i risultati di un motore di ricerca. Lo studio sull’incentivo ha prodotto un enorme corpo di teorie e di risultati sperimentali: gli interessati possono cercare DRO Rinforzo differenziale di altri comportamenti (riduce i comportamenti problematici dove il rinforzo è contingente all’assenza di un evento) o DRL (rinforzo è legato ad intervalli di tempo). Sono tutti programmi comportamentali utilizzati per aumentare la presenza di un comportamento che si verifica troppo poco. Ovviamente non si tratta di algoritmi dove si definisce quante Fake News devi inserire in una pagina per assicurare cinque minuti di lettura, ma si tratta di tecniche psicologiche per aumentare la necessità inconsapevole di utilizzare uno strumento.

[i.b.]

[NdR: mentre pubblichiamo l’articolo, in redazione lavoriamo su una bozza, un testo non ancora completo, all’interno del nostro gestionale; nel farlo utilizziamo il browser Internet Google Chrome. Ebbene, una volta completato e pubblicato, ecco che non appena inseriamo le lettere ‘rin’ nella barra di ricerca di Google, il primo risultato proposto che appare è ‘rinforzo positivo’. Eppure, finora, non ne avevamo mai parlato e non avevamo mai scritto di questo su questo computer. “Don’t be evil”]

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