13 luglio 2026 – ore 8:30 – L’estate 2026 si sta rivelando una delle più calde mai registrate, e l’emergenza idrica non accenna a rallentare. In questo contesto appare ancora più grave il fatto che, in Italia, il 42% dell’acqua potabile venga disperso a causa di una rete di distribuzione ormai obsoleta: ogni giorno si perdono in media 157 litri d’acqua per abitante, uno spreco che nel 2022 ha generato un danno economico stimato in quasi 10 miliardi di euro. A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della CGIA, che ha recentemente diffuso gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2022, sullo spreco dell’acqua in Italia.
L’Italia, il Paese più “idroesigente” d’Europa
Secondo il report CGIA, l’Italia detiene il primato europeo per il prelievo idrico complessivo più elevato. Nel 2023 sono stati utilizzati in totale 36,5 miliardi di metri cubi d’acqua: il 49% destinato all’agricoltura, il 23% agli usi civili, il 18% all’industria e il restante 10% alla produzione di energia elettrica. Il nostro Paese, il più “idroesigente” dell’Unione europea, registra i consumi d’acqua più elevati sia in agricoltura, sia nel comparto industriale. Per gli usi civili della risorsa idrica vengono impiegati ogni giorno circa 23 milioni di metri cubi d’acqua destinati, oltre che alle famiglie, anche a scuole, ospedali, uffici pubblici e servizi comunali, per usi collettivi come il lavaggio delle strade, l’irrigazione del verde pubblico e i fontanili.
La situazione in Friuli Venezia Giulia
Anche il Friuli Venezia Giulia rispecchia il dato nazionale. Nella regione, il 42,2% dell’acqua potabile immessa negli acquedotti non raggiunge i consumatori, con una perdita media di 154 litri al giorno per cittadino e un danno economico complessivo pari a circa 188 milioni di euro. Il Friuli Venezia Giulia occupa così il decimo posto tra le regioni italiane per dispersione idrica, e il sedicesimo posto per quanto riguarda i costi legati alle perdite idriche.
Le situazioni più critiche si registrano a Gorizia e Trieste: nel capoluogo isontino oltre la metà (51,9%) dell’acqua immessa in rete va perduta: si tratta di 234 litri su 451 al giorno per ogni abitante. A Trieste, la perdita si attesta al 42%, con 162 litri persi su 385 immessi nella rete. Più virtuose invece Udine, con una dispersione del 21,3% (70 litri persi contro i 330 immessi), e Pordenone, che si ferma al 12,1% (28 litri persi su 228 immessi), tra i risultati migliori a livello nazionale.
Le cause della dispersione idrica
Secondo quanto riportato dall’Ufficio studi della CGIA, le cause del fenomeno sono molteplici: tubature deteriorate, impianti datati, errori nella misurazione dei contatori e persino allacci abusivi. Anche i fontanili presenti nei centri urbani possono contribuire ad aumentare i consumi e le dispersioni.
Basta sprechi: servono nuove infrastrutture
Per la CGIA, la priorità è dunque intervenire rapidamente sulla rete idrica e investire su nuove infrastrutture: vasche di laminazione, trincee drenanti, invasi e sistemi di adduzione più efficienti. In un periodo segnato dai cambiamenti climatici, restare indifferenti di fronte allo spreco di una risorsa così preziosa non è un’opzione: “ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un’occasione persa”, si legge nel report, “anche per l’economia del territorio”. Emerge quindi la necessità di un piano infrastrutturale serio, sostenuto da investimenti immediati e dalla “volontà politica di agire ora, non domani”.
Articolo di Benedetta Marchetti


