28.02.2022 – 09.51 – Dal ricordo della Shoah, attraverso le tavole disegnate da Armando Miron Polacco che ricordano Giorgio Perlasca, alla presentazione della mostra nata da un’idea del curatore Marco Rodriguez, alla riflessione, fatta assieme al rabbino Alexander Meloni, a padre Gregorios Miliaris della comunità greco-ortodossa e al presidente della Società Ginnastica Triestina (che ospita la mostra) Massimo Varrecchia, su quanto sta accadendo oggi, sino alle domande su Dio e il mondo nella visione ebraica e in quella ortodossa di fronte a quei “perché” ai quali non si può dare, in alcun modo, risposta. È stata inaugurata giovedì, nell’occasione delle commemorazioni per il Giorno del Ricordo, negli ambienti della Società Ginnastica Triestina stessa la mostra “Perlasca. Il coraggio dell’umiltà”, un’esposizione che racconta della vita dimenticata di Giorgio Perlasca, uomo d’affari italiano, prima fascista e poi protagonista, nei bui mesi dell’inverno del 1944, del salvataggio di più di 5mila ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Luci, suoni, video, fotografie e soprattutto tanti fumetti per raccontare l’eroismo di un italiano che pochi conoscono.
Dalle tavole del disegnatore Armando Miron Polacco è stata tratta la graphic novel “Perlasca”(edita da Beccogiallo), scritta a quattro mani con lo sceneggiatore Matteo Mastragostino. La tavola rotonda seguita all’apertura della mostra, con il rabbino della comunità ebraica di Trieste Meloni e il padre Miliaris della comunità greco-ortodossa triestina, si è sviluppata in un discorso a trecentosessanta sulle ripercussioni religiose ed esistenziali del dramma della Shoah. Meloni ha ricordato la complessità del problema, elencando le diverse posizioni di volta in volta addotte dai pensatori israeliti: dall’accettazione della volontà di Dio quale puro atto di fede, dall’estraneità di Dio dall’agire dell’uomo nella vita terrena, fino al ricordo che la Shoah, per il popolo ebraico, si colloca sulla scia di una lunga serie di violenze ed esilii, non così dissimili, ad esempio, dalle persecuzioni della Spagna dei sovrani cattolici della Castiglia. Miliaris, a sua volta, ha ricordato il ruolo dei greci nel dramma della Shoah, e le difficoltà di un riconoscimento, giunto appena qualche anno addietro, delle responsabilità greche nella deportazione della comunità ebraica di Salonicco durante la Seconda Guerra Mondiale. Proprio lo sport, attraverso l’esempio delle Olimpiadi delle quali i greci furono infatti iniziatori, può essere l’esempio di un modo per unire i popoli, al di là delle differenze religiose, nazionali ed etniche: la SGT, come ha ricordato Varrecchia, è sempre stata la casa di tutte le religioni, aperta al dialogo, un luogo dove far crescere il giovane non solo nel corpo, quanto nella mente. Il curatore del Museo della Ginnastica Triestina ha infine ricordato la figura di Silvio Spagnul, socio che perse la vita nei campi della morte di Dachau per aver agevolato la fuga dei connazionali triestini di religione ebrea. Un Perlasca triestino tra i tanti nomi dimenticati dalla storia.
[f.f.]


