Coronavirus: che cosa ci insegna su di noi? Parlando di sicurezza

31.03.2020 – 18.21 – In questo periodo intenso, inaspettato e sfidante, merita parlare di alcuni aspetti interessanti a livello psicologico, che spiegano sia il nostro comportamento nella quotidianità che quello nel nostro approccio alla vera difesa personale, ossia alla prevenzione.

Iniziamo descrivendo cosa ci sta succedendo in questo periodo. A causa di un virus molto aggressivo, l’intera popolazione nazionale è costretta ad una quarantena forzata, ossia all’obbligo di restare a casa tranne in caso di reale esigenza, che deve essere comprovata, altrimenti si va incontro a sanzioni di tipo penale. Ora, per chi come noi è abituato ad uscire, fare compere, andare ad allenarsi, passeggiare con il partner, e via dicendo, potrebbe essere accettabile se fosse un provvedimento a breve termine. Purtroppo non sarà così, e visto che non ci sono attualmente dei vaccini e non si sa come effettivamente combattere questo microscopico nemico, l’unico strumento che si è rivelato efficace è il cosiddetto “isolamento sociale”, ossia tenere le distanze tra persona e persona – quando si è all’aperto – e, soprattutto, uscire di casa il meno possibile per non rappresentare un veicolo di contagio.

Questo isolamento si protrae ormai da più di un mese, e le persone hanno tanto tempo per restare a casa, esponendosi in modo massiccio all’influenza dei media, con la conseguenza di essere più consapevoli da un lato, ma anche più sottoposte a un dannoso sovraccarico di informazioni dall’altro. Informazioni che spesso non brillano per qualità o veridicità. Allora la gente inizia a chiedersi: “Chi mi sta dicendo la verità?”, “Cosa vogliono nascondermi?”. E più il tempo passa, più le persone si sentono oppresse, impotenti, arrabbiate, e sale sempre di più la voglia di reagire.

Quindi? Cosa ha a che fare questo con la sicurezza personale? In realtà, davvero molto, soprattutto con il modo in cui normalmente noi approcciamo con quelle cose che in qualche maniera limitano la nostra libertà, sia personale e sia emotiva. Mi spiego meglio. Come abbiamo già visto ampiamente in questa rubrica, lo strumento migliore per la propria sicurezza non sono le tecniche da usare in combattimento (necessarie solo in casi estremi, quando tutte le altre opzioni hanno fallito), ma una efficace e ben addestrata prevenzione. Con questo termine si intende una serie di comportamenti e azioni volte al riconoscimento precoce del pericolo per tenere al sicuro se stessi e i propri cari. In parole povere, a evitare lo scontro. Questo va dal non frequentare certe zone o certi locali, al fare costantemente attenzione all’ambiente circostante, fino al controllo dei nostri comportamenti e azioni, al fine di scoraggiare il potenziale aggressore dai suoi propositi. Se ci pensiamo bene, è solo una forma più evoluta dei consigli dei nostri cari: “Non dare confidenza agli sconosciuti”, “Attento a quelle compagnie”, “Non girare in quelle zone”, “Guarda prima di attraversare la strada”, e così via. Come legge l’essere umano queste istruzioni? A livello logico, lui capisce che sono tutte indicazioni per il suo bene, ma dentro di lui le sente primariamente come limitazioni della propria libertà; di conseguenza, cosa fa? Reagisce. E qui entrano in scena la psicologia inversa e il fenomeno della “reattanza”. Vediamo di cosa si tratta.

Per “psicologia inversa” intendiamo una strategia atta a far compiere a una persona delle azioni che normalmente non compirebbe, attraverso un processo manipolativo. Per fare un esempio, quando vuoi che i tuoi figli vadano fuori di casa a giocare, per stare solo, dici loro “State in casa”: in realtà sai che faranno il contrario, e così raggiungi il tuo scopo. Questa strategia viene usata su quegli annunci che trovi su internet con la scritta “Non cliccare su questo bottone!”: è la stessa cosa! Infatti chi li prepara sa che, il 90 per cento delle volte, le persone ci cliccheranno sopra. Perché funziona? Perché innesca un fenomeno definito “reattanza”. Di cosa si tratta? La reattanza è la risposta che viene innescata quando si sente limitata, o minata, la propria libertà. Nel caso dei bambini citati nell’esempio, per loro l’ordine di stare a casa rappresentava una limitazione della loro libertà di andare dove volevano, e quindi la loro reazione, dettata dalla reattanza, è stata quella di uscire. Se poi, all’ordine ricevuto – “State a casa!” – non segue una spiegazione chiara, o un perché valido, al fatto di non obbedire all’ordine si aggiunge anche un elemento di trasgressione, rendendo ancora più motivati i bambini nella loro disobbedienza.

A noi perché interessa questa cosa? Perché quando qualcuno ci da delle istruzioni forti, o peggio degli ordini, innesca in noi la reattanza, in quanto sentiamo limitata la nostra libertà; ed è quello che sta accadendo a tutti noi: la voglia di non obbedire, di non sentirci oppressi, limitati nelle nostre azioni. Ed è questo che spinge le persone a uscire mille volte con il cane, ad inventarsi scuse più o meno plausibili (nella loro mente) per poter uscire di casa, fino ad arrivare a non rispettare la quarantena imposta a causa della loro positività, rendendosi così un pericoloso veicolo di contagio sapendo di esserlo, e quindi passando dalla colpa al dolo (con tutte le conseguenze alle quali andranno incontro). Nel mio settore, che è quello della protezione e della difesa personale, incontro la stessa difficoltà. Infatti, per garantire una efficace prevenzione, e per mantenere nel tempo le abilità che vengono apprese durante il percorso formativo, bisogna per forza di cose rinunciare a quelle che il nostro cervello definisce “libertà”, ma che in realtà si riducono a poche e affatto faticose norme di comportamento:

  • aumenta un po’ il livello di attenzione
  • occhio alle distanze
  • usa il linguaggio del corpo a tuo favore
  • guardati intorno e analizza l’ambiente
  • sii pronto (abbi un piano da utilizzare subito in caso di problema)

Come reagiscono le persone di fronte a queste istruzioni? Esatto… con la reattanza! Le stesse risposte che si danno quando di parla delle regole imposte a causa del coronavirus Covid-19:

  • “Queste regole sono ingiuste!”
  • “Sono regole troppo restrittive”
  • “Non possono limitare in questo modo la mia libertà personale!”

Fino a livelli più pericolosi, a livello di complotto globale: “Non ce la raccontano giusta. Per me non è come dicono. Vogliono solo controllarci, mandare a quel paese la nostra economia”. Naturalmente in caso di protezione personale, le risposte sono un po’ diverse, ma il meccanismo mentale è lo stesso: “Perché dovrei rinunciare alla libertà di approcciare in modo spensierato a quello che mi circonda”? E questo, purtroppo, accade anche quando la persona sa perfettamente che i problemi ci sono realmente, ne ha le prove, lo sa per certo. Eppure, il richiamo della reattanza è troppo forte. La conseguenza è la “non azione”, il non impegnarsi nel mantenere le abilità acquisite, anche se si sono spesi tempo e soldi per apprenderle, anche se si era veramente bravi.

Sono poche le persone che nel tempo mantengono volontariamente le capacità apprese, pensando alla sicurezza propria e a quella dei propri cari. Cos’hanno in più, rispetto alla media, queste persone? Innanzitutto una consapevolezza maggiore di quello che li circonda, e secondariamente (ma in realtà è il parametro primario) hanno una grande disciplina. Queste caratteristiche fanno si che queste persone siano più pronte, meno disposte a farsi aggreddire, quindi meno “vittime” agli occhi del predatore e, in generale, più sicure.

E gli altri? Agli altri consiglio innanzitutto di farsi le domande giuste, quelle che abbiamo visto in questa rubrica (nel caso non sappiate quali domande farvi per la vostra sicurezza, contattatemi). In secondo luogo, procederei a prendere più informazioni possibile, da più fonti, anche le più diverse tra loro, per avere una visione oggettiva e chiara. Terzo, ma non meno importante, suggerirei di seguire le regole: che siano quelle del Governo per combattere questo virus, o quelle del vostro consulente per la sicurezza, vi sono state date per la vostra incolumità. Trovate una motivazione forte, e seguitela. La domanda più frequente che le persone fanno quando si parla di prevenzione e sicurezza è: “Ma non è che così divento paranoico?”

La mia risposta è che pensare alla propria sicurezza non corrisponde a diventare paranoici. Quando insegnate ai vostri figli a guardare a destra e sinistra prima di attraversare la strada, state insegnando loro ad essere più sicuri, a correre meno rischi, a prevenire un pericolo, o a diventare paranoici? Chiedetevi sempre “Perché”? Perché questa situazione potrebbe essere pericolosa? Perché è meglio che mi guardi intorno? Perchè è meglio se mi siedo in quel punto del locale? Perché quando rincaso, è meglio che indossi scarpe basse e comode al posto di quelle con il tacco alto? Datevi una risposta oggettiva, cercate di essere onesti e di capire i vantaggi di queste semplici strategie. In fondo, non sono faticose, non dovete portare sacchi da 100 chili in spalla, ma solo modificare leggermente, in certe situazioni, il vostro comportamento. Non stiamo parlando di andare in guerra ma piuttosto, come sempre, stiamo…

… parlando di sicurezza.

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