Quarta dose? Cavaleri: “Booster ogni 3-4 mesi: strategia non sostenibile”

13.01.2022 – E mentre in Italia prosegue la campagna di vaccinazione della terza dose, o booster, in lontananza si inizia già a parlare di un’ipotetica quarta dose, sopratutto dopo la spinta decisa di Israele, dove è già in corso la sperimentazione.
“Chi ha ricevuto la quarta dose del vaccino anti-Covid ha cinque volte più anticorpi a una settimana dall’inoculazione” dichiarava il premier israeliano Naftali Bennett già nei primi giorni del 2022, nel corso di una visita allo sheba Medical Centre di Tel Aviv: Israele infatti è stato tra i primi Paesi a lanciare la campagna di vaccinazione un anno fa, nonché tra i primi nel somministrare il primo booster questa estate.
Nel frattempo in Italia prosegue la campagna vaccinale per la terza dose che, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), porta ad oltre il 97% l’efficacia nel prevenire la malattia in forma severa. Ma quando potrebbe arrivare (e ci sarà?) un’ipotetica quarta dose?
Per ora, è ancora troppo presto per dirlo.

Mentre in altri Paesi ci si muove in questa direzione, Marco Cavaleri, capo della strategia vaccinale dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), ha rimarcato come “Al momento non abbiamo dati a riguardo. L’uso di richiami può essere considerato come parte di una strategia emergenziale. Ma non possiamo continuare a somministrare un booster ogni 3-4 mesi: non è una strategia sostenibile”.
Cavaleri non nutre dubbi sull’utilità di un ulteriore booster per le categorie ad alto rischio, per i quali, secondo l’esperto, la quarta dose è consigliabile anche subito; bensì sulle strategie di immunizzazione di massa: le persone con già tre dosi possiedono un’altissima protezione dai rischi di malattia grave, ospedalizzazione e decesso.
Un’alternativa più sostenibile potrebbe essere una vaccinazione annuale, sulla scia dell’antinfluenzale.

Ad oggi anche Stati Uniti, Regno Unito, Cile e Grecia hanno deciso di offrire la quarta dose ai loro cittadini, ma sono, per l’appunto, per i pazienti immunocompromessi, che hanno effettuato un ciclo primario di tre dosi.
L’unico paradigma che si può definire ‘inedito’ è quello messo in campo da Israele, che ha scelto una seconda dose booster per un’ampia platea: dal 3 gennaio, infatti, personale sanitario, ospiti di Rsa e case di riposo e tutta la popolazione over 60 hanno diritto a richiedere la quarta dose.
Un modus operandi condiviso anche dalla Germania, che ha annunciato nelle scorse settimane di ritenere necessaria una quarta dose per contrastare al meglio la variante Omicron.

Come Cavaleri, anche Guido Forni, immunologo dell’Accademia dei Lincei, nutre alcune perplessità su una quarta dose generalizzata e spiega come “Esiste un termine tecnico che si chiama exhaustion, o sfinimento del sistema immunitario” che è una condizione che è improbabile “accada con Sars-Cov2, ma esistono casi in cui, dopo tante stimolazioni, i linfociti T prodotti dai vaccini smettono di funzionare correttamente. È come se le nostre difese fossero sfinite”.
Una condizione che non dovrebbe verificarsi con il coronavirus, visto che “l’antigene che usiamo per i vaccini, la proteina spike, stimola il sistema immunitario in modo blando. Lo vediamo dal calo rapido della protezione. Ma saranno necessari studi per controllare il fenomeno. Israele ancora una volta ci darà informazioni preziose”.

[c.c]