Identikit della Giunta Dipiazza: conosciamo Carlo Grilli

08.12.2021 – 12.10 – Dopo aver approfondito le figure degli Assessori Serena Tonel ed Elisa Lodi, prosegue il viaggio alla scoperta della Giunta comunale di Trieste con un’altra figura salda e ben nota dallo scorso mandato: Carlo Grilli, baluardo dell’assessorato alle Politiche Sociali e Welfare.

Un nuovo percorso ma con la stessa linea politica: oltre alla continuità, quali saranno le novità e gli obiettivi più importanti che vorrebbe raggiungere entro la fine del mandato?

“Ci sono un paio di elementi che vanno sottolineati: lo stile rimarrà lo stesso e l’obiettivo è quello di dare sempre ascolto alle persone, entrando in punta di piedi nelle loro vite.
Ci interfacciamo con famiglie e situazioni fragili e quindi ritengo che la parte politica del dipartimento debba avere l’obbligo di ascoltare le persone e di interpretare quelle che sono le necessità, i desideri e i sogni, dando poi il mandato alla parte tecnica per mettere in campo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per sostenere le persone in un percorso strutturato. Abbiamo due grandi bacini sui quali ci moviamo: la non autosufficienza e l’autosufficienza”.

Quali sono le differenze?

“La non autosufficienza ha bisogno di strumenti sempre più complessi. Si parla di anziani fragili che incontrano malattie, spesso degenerative, si parla di situazioni di disabilità importanti che non consentono un recupero della persona dal punto di vista lavorativo, si parla anche di situazioni di fortissimo disagio, che incontrano spesso anche la malattia mentale, e che quindi hanno bisogno di un sostegno dignitoso.
La parte dell’autosufficienza invece ha, mai come in questo momento, la necessità di essere supportata in una forma di startup che consenta di intervenire nei confronti delle persone con disagi o disabilità, che però hanno una speranza di risollevarsi con il nostro aiuto, uscendo così dal percorso assistenziale”.

Come si procede in queste situazioni?

“Bisogna intervenire in maniera dignitosa, sempre, anche da un punto di vista psicologico: tanto è vero che abbiamo messo in campo degli strumenti informatici proprio per evitare che molte persone dovessero per forza venire in sede, permettendogli, attraverso il digitale, di accedere a determinati strumenti.
Questo per noi è molto importante perché, laddove arriva una momentanea o improvvisa situazione di difficoltà, rendersi conto di aver bisogno non è un passaggio semplice e va rispettato. L’obiettivo è supportare una famiglia fin quando è necessario e poi, una volta iniziata la ripresa, permettergli di intraprendere un percorso da sola”.

Prima di diventare Assessore, qual è stato il suo percorso di studi e le sue esperienze lavorative? 

“Io ho avuto la sfortuna di abbandonare la scuola in tempi troppo veloci e di non riprenderla in seguito: ho lasciato gli studi superiori e ho cominciato subito a lavorare.
Per vent’anni ho operato nell’ambito della ristorazione. In seguito, a quarant’anni, ho cambiato, andando a lavorare per una società di servizi e, nell’arco di diciotto anni, sono passato da impiegato a socio e ora sono presidente di questa società”.

Per quanto riguarda invece la sua esperienza politica?

“Il mio avvicinamento alla politica è stato dettato dal fatto che ho un figlio disabile e ho pensato che avrei potuto, dopo un’esperienza nell’associazionismo a livello nazionale, aiutare nel dare una risposta un po’ più puntuale a chi, come me, condivideva un percorso di difficoltà con una persona disabile in casa.
Il fato ha voluto che nel mio primo affaccio alla politica avessi la fiducia del sindaco, ricevendo la delega, quindici anni fa, e adesso sono ancora qui. In questa campagna elettorale c’è stata una grandissima manifestazione di stima e affetto nei miei confronti, ma ritengo che questa debba andare a coprire non soltanto la mia persona, ma tutto il dipartimento: io ho un grandissimo rapporto di fiducia con la mia squadra, lavoriamo fianco a fianco tutti i giorni.
Mi interfaccio sempre con tutti, perché siamo tutte persone, al di là dell’ordine gerarchico: questo consente di vedere spaccati di vita diversi, ascoltando tutte le campane, per fornire un servizio che viene poi apprezzato. Ne sono molto orgoglioso”.

Tra tutte queste esperienze, qual è stata quella per lei cruciale per affrontare al meglio ora la carica da Assessore?

“Non c’è una in particolare. Si impara molto dalle sconfitte: non tutto è andato sempre bene, qualche volta si è sbagliato e non tutte le storie sono a lieto fine. Più di qualche volta, purtroppo, le cose non vanno bene. Ed è proprio da queste storie che abbiamo imparato a lavorare sempre meglio. Diciamo che il lockdown ci ha permesso di comprendere come la macchina comunale possa cambiare velocemente le modalità di servizio.
Quindi dalle sconfitte che ci sono state in questi quindici anni ho cercato, e spero, di aver imparato qualcosa”.

Come mai è stato scelto per lei questo assessorato e le relative deleghe?

“Non è stato scelto per me l’assessorato, l’ho scelto io. Quando ho cominciato questa mia avventura nella macchina amministrativa, questo era il mio sogno, non mi interessa fare nient’altro. Io amo profondamente questo ruolo, questo impegno, che mi sta dando grandissime soddisfazioni.
Fare l’assessore ‘ad altro’ non lo saprei fare: a me piace fare questo, il mio impegno è totale e quindi non ci sarebbe spazio per altre deleghe. Pur affrontando temi molto complessi, la facilità che ho nei confronti di molte persone che condividono il mio percorso di vita familiare mi da l’opportunità di parlare con loro la stessa lingua: io so cosa vuol dire l’aver paura di una nascita di un figlio disabile, so cosa vuol dire stare sveglio la notte, so cosa vuol dire l’incognita del futuro. Queste cose le vivo sulla mia pelle e quando una mamma o un papà mi racconta queste situazioni, so di cosa parla”.

[c.c]

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