La povertà a Trieste: allarme della Caritas, numeri in aumento

15.11.2021 – 10.57 – È stato pubblicato di recente un nuovo report sulla povertà in Friuli Venezia Giulia, a cura delle quattro Caritas diocesane del Friuli Venezia Giulia, Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste.
Intitolato “Tra fragilità e resilienza. Famiglie, giovani e comunità“, il documento si propone di indagare chi sono i nuovi poveri nell’era pandemica, aggiornando i dati sulla povertà in Regione. Emerge una situazione contraddistinta da dati in rapido aumento che si caratterizza – un unicum rispetto ai decenni precedenti – per la forte presenza di giovani adulti, spesso con famiglie, intrappolati nel vortice di lavori dalla bassa retribuzione, continuamente tallonati dall’ansia di non arrivare a fine mese.
Durante il 2019, sono stati 3.328 i nuclei famigliari che si sono rivolti ai Centri di Ascolto diocesani di Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste. La maggior parte, 1.080, sono maschi stranieri, mentre 952 sono le donne straniere che sono state ascoltate. In minor numero, ma in ogni caso con percentuali notevoli i soggetti con cittadinanza italiana: 674 maschi e 622 femmine.

Nel caso specifico del Centro di Ascolto di Trieste sono state registrate 817 presenze; gli italiani sono il 57,58% del totale delle persone ascoltate, con un’incidenza maggiore rispetto al 54% circa di italiani dell’anno precedente. Le donne nel complesso sono state il 52,26% per cui in aumento rispetto al 51,53% del 2018 e al 51,17% del 2017.
Presenza significativa delle persone di età compresa tra i 41 e i 60 anni, il 47,98%. Il 67,93% delle persone presenta bisogni riferiti ad aspetti economici a cui seguono le problematiche occupazionali e lavorative, con il 37,82%, e le problematiche di salute, 30,23%.

Particolare enfasi è stata rivolta, nel caso del report, alla problematica dei giovani adulti in stato di povertà: si tratta di persone che vivono sole o con una piccola famiglia con figli (oltre un terzo). Il report delinea con chiarezza come siano persone che lavorano con ritmi e orari bene al di là di quanto la salute mentale e fisica permetterebbe, ma che rimangono in condizioni di forti ristrettezze economiche per le paghe basse: domina infatti il settore ristorativo (cameriere, aiuto cuoco, lavapiatti) o delle pulizie o dell’assistenza alla persona (parrucchieri). L’impossibilità di progettare alcunché a lungo termine, a causa della continua ansia di non riuscire a pagare l’affitto o le spese per gli alimenti, a sua volta causa situazioni di disagio psichico e sociale, per altro impedendo di frequentare corsi di aggiornamento professionale o, in altri casi, di completare il percorso universitario interrotto. Un quadro che involontariamente sconfessa la narrazione di una gioventù che preferisce non lavorare o che approfitterebbe di forme di sussidio sociale
(es. Reddito di Cittadinanza).

[i.v.]