Vicenda Regeni, stop al processo: gli imputati “vanno informati”

15.10.2021 – 10.29 – Mentre il mondo della politica recupera la vicenda di Giulio Regeni ogni tot, solitamente nella forma di dichiarazioni formali, anche le vicende giudiziarie rimangono allo stadio attuale bloccate, con l’impossibilità di processare i colpevoli. Sono ormai passati cinque anni da quando Regeni, giovanissimo ricercatore di origine friulana, venne sequestrato il 25 gennaio in Egitto, al Cairo, e poi ritrovato senza vita, dopo nove giorni d’ininterrotte torture, il 3 febbraio 2016. I giudici della III corte d’Assise, dopo cinque ore di camera di consiglio, hanno annullato il rinvio a giudizio disposto dal gup nel maggio scorso, osservando che non vi è modo di rendere effettiva la conoscenza del processo agli imputati. Si tratta dei quattro 007 egiziani individuati come i principali responsabili, ovvero il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Gli atti sono stati rinviati e si rischia la nullità del procedimento.

Secondo la Corte d’assise di Roma “il decreto che disponeva il giudizio era stato notificato agli imputati comunque non presenti all’udienza preliminare mediante consegna di copia dell’atto ai difensori di ufficio nominati, sul presupposto che si fossero sottratti volontariamente alla conoscenza di atti del procedimento”. Si riparte quindi dall’udienza preliminare. Il giudice dovrà utilizzare tutti gli strumenti, compresa una nuova rogatoria con l’Egitto, per rendere effettiva e non solo presunta la conoscenza agli imputati del procedimento a loro carico. Da parte dei genitori di Giulio, presenti in aula, predomina una stanca rassegnazione: è “solo una battuta d’arresto, premiata la prepotenza egiziana”.

[i.v.]