Elezioni, Russo: “Trieste ha voglia di cambiare”

27.08.2021 – Francesco Russo è decisamente una figura poliedrica nel panorama politico regionale e, soprattutto, triestino: Senatore dal 2013 al 2018, Vicepresidente di Area Science Park dal 2007 al 2011, Vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dal 2018, docente presso l’Università degli Studi di Udine dal 2006:
un’esperienza vasta in diversi ambiti che, in queste Elezioni Amministrative 2021, lo fa scendere in campo come avversario diretto dell’attuale sindaco, Roberto Dipiazza, in un testa a testa che ha come minimo comune denominatore, tra i contendenti, l’amore incondizionato per la propria città.
Innovazione, ambizioni di respiro internazionale, un rinnovato senso di partecipazione e comunità da parte dei cittadini e, soprattutto, una Trieste giovane e dinamica: questi solo alcuni degli obiettivi di cui abbiamo discusso proprio con il candidato Francesco Russo nella sede della sua Associazione Punto Franco.

In caso di una sua vittoria, cosa cambierà rispetto agli ultimi anni? Quali saranno le rivoluzioni che verranno messe in atto a Trieste?

“Trieste non ha bisogno di rivoluzioni, ma ha bisogno di recuperare il senso di futuro che, in  questo momento, anche a causa della pandemia, manca.
Si tratta di una città che ha perso trentamila abitanti negli ultimi trent’anni; a ben guardare, in realtà, ne ha persi addirittura ottantamila negli ultimi sessanta: una curva demografica che porta con sé problemi economici e, conseguentemente, dei servizi che possono essere garantiti ai cittadini.
Scendere sotto i duecentomila abitanti non è solo una soglia psicologica ma, anche sotto il punto di vista amministrativo, rischia di rendere la nostra città meno forte, meno Capitale”

Quali azioni metterete in campo per far crescere la città?

“Le nostre prime scelte riguarderanno tutte quelle azioni atte a rendere Trieste attrattiva. Come? Utilizzando gli asset che ci sono e che negli ultimi anni sono rimasti un po’ in cantina, come il Porto Vecchio, i punti franchi e il rapporto con il mondo scientifico, che può essere un grande volano economico.
Vogliamo imprese, talenti, giovani e famiglie: per loro ci sarà lo sforzo principale. È necessario ridisegnare il ruolo della città a livello internazionale, a partire dalla scelta di candidare Trieste ad essere capitale di un’area metropolitana che, da Monfalcone alla Croazia, sia capace di esercitare un ruolo che sarebbe nelle sue corde, ma che nessuno le ha permesso di fare finora”

Sia lei sia Dipiazza avete parlato molto dell’importanza di un apporto dei giovani per un cambiamento della città. Ma se l’età media è di circa 49 anni, come pensa di invertire la tendenza e riportare i giovani a Trieste?

“Non posso dimenticare di essere prima di tutto un professore, nonché padre di quattro figli.
Credo che un grande risultato, fonte di orgoglio, sarebbe che tra cinque anni Trieste sia per un giovane italiano, un giovane europeo, il luogo in cui si desideri arrivare: dovrà diventare la città in cui le aspettative e le ambizioni vengono rispettate e valorizzate, sia che si parli di un giovane ricercatore, sia di un giovane che ha voglia di impegnarsi nella cultura, sia di un giovane che vuole aprire un’attività artigianale.
Se Trieste diventerà la città delle opportunità per i ragazzi dai 25 ai 30 anni io sarò il sindaco più contento del mondo”

E come lo si farà?

“Raccontando le opportunità che ci sono in città, la qualità della vita che Trieste vanta – mostrando, ad esempio, che qui si può lavorare fino alle cinque del pomeriggio e poi tirare fuori la tavola da Windsurf e andare al mare – valorizzando il sistema scientifico e universitario, offrendo quegli spazi vuoti, che ci sono in città e che ora vengono trascurati: si tratta di palazzi interi, fori commerciali, che dovremmo dare a prezzi politici ai giovani che desiderano creare qualcosa di nuovo a Trieste.
Sono i ragazzi che danno vita alle città”

Porto Vecchio: dove siamo e dove vogliamo andare? All’apparenza sembra quasi di essere di nuovo in uno stallo

“Sono passati sette anni dalla mia legge che ha sdemanializzato il Porto Vecchio e l’unica realizzazione fatta è, praticamente, un parcheggio e una rotonda.
Il sindaco, come me, ha incontrato molti investitori internazionali: ho avuto conferma che quell’area vale fino a due miliardi di investimento, mi chiedo perché nessun investitore non si sia mai fermato e perché non c’è un disegno complessivo di ridefinizione”

E il Consorzio Ursus? 

“Il Consorzio Ursus non è una struttura adeguata.
Avevamo disegnato, insieme al sindaco, un’ipotesi di una società di gestione capace di raccontare le opportunità di quell’area a livello internazionale: servono persone capaci di cercare investitori in modo dinamico.
Il Porto Vecchio deve diventare quella vetrina, quell’attrattore, che può, e deve, essere: si tratta di un luogo che potrebbe rappresentare uno dei waterfront più belli del Mediterraneo.
Sistemare un magazzino alla volta non è sufficiente; bisognerebbe creare spazi per i triestini, per un’unica linea di costa, avere spazi verdi, avere un polo sportivo per i giovani sul terrapieno, ma anche mettere a disposizione i magazzini per imprese che portino persone specializzate e buona occupazione”


Pensa che sia necessario un Masterplan più chiaro?

“Sarà assolutamente necessario arrivare ad un Masterplan, che va però definito insieme agli investitori: nessuna realtà pubblica, o finanziamenti europei, bastano; serve grande impegno da parte dei privati, rispetto alle aspettative del mercato, disegnando sulla base delle loro necessità i sottoservizi, l’infrastrutturazione: deve essere in primo luogo una realtà ad altissimo impatto tecnologico. Un luogo autosufficiente a livello energetico, in cui ci si muove con mobilità sostenibile, dove sarà possibile chiedere ai grandi player internazionali di venire a sperimentare le proprie tecnologie usando il Porto Vecchio come grande vetrina”

Tornando alle Elezioni Amministrative, qual è lo scenario ipotetico che si aspetta nel caso di ballottaggio?

“Secondo gli ultimi sondaggi, c’è una larga parte di triestini che desidera un cambio dell’amministrazione. Credo quindi che ci sia oggi una maggioranza che si aspetta un cambio di rotta: Dipiazza fa il sindaco dal 1996 e quindi, probabilmente, in molti pensano, come è normale che sia, che abbia già dato tanto e spesso le migliori idee in questi anni.
Credo che nel secondo turno, più che puntare ad alleanze a tavolino, o spartizioni, sarà più importante provare a metter insieme le diverse anime che in questa campagna elettorale stanno raccontando questa voglia di cambiamento”

Si aspetta una convergenza ‘civica’?

“Una particolarità di questa campagna elettorale è proprio nascita di molte liste civiche, sia a destra sia a sinistra; questo è un segno di una rinnovata voglia di partecipazione dei cittadini: si tratta di un arcipelago di enzimi positivi per il cambiamento che si è fatto sentire, che ha motivato molte persone ad entrare in politica.
Ricordo che 40/40 dei miei candidati sono persone che non hanno mai fatto politica, ma che hanno grande competenza in alcuni settori specifici, con una grande esperienza vissuta.
Il secondo turno sarà il momento in cui si renderà evidente questa voglia di cambiamento, rispetto a chi ha governato finora.
Sono sempre stato libero dai condizionamenti: ho preso posizioni anche contraddittorie rispetto al mio partito, quindi i triestini sanno bene che risponderò sempre a loro e che le persone che sceglierò saranno selezionate solo in base alla competenza e non alla logica di spartizione dei partiti”

Qual è il suo punto di forza e il suo punto debole e quali sono invece quelli del suo avversario?

“Il punto di forza di Dipiazza è sicuramente che, come il sottoscritto, vuole molto bene a questa città ed è il motivo per cui molto speso abbiamo lavorato insieme.
Il punto di debolezza è sicuramente l’esser arrivato alla fine di un lungo ciclo; credo ci siano stagioni per tutti ed è difficile immaginare che dopo tanti anni ci siano ancora tante idee che lui non abbia avuto modo di sviluppare in questo lasso di tempo.
Ora ci vuole una classe dirigente che guardi da qui ai prossimi vent’anni.
Un mio punto di forza è che so, e mi piace molto, fare squadra: la mia ambizione, anche da sindaco, è riuscire a circondarmi di collaboratori più bravi di me, incentivando il più possibile le persone a curare e vivere la propria comunità.
Un mio punto debole invece è che, anche se non sembra, sono timido: per questo posso dare l’impressione di essere talvolta un po’ troppo serio.
Ma chi mi conosce meglio scopre poi che sono decisamente più alla mano e più simpatico di quello che talvolta appare”.

[c.c]