Referendum giustizia, Aula approva a maggioranza quesiti referendari

26.07.2021 – 21.20 | Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, seguendo la strada precedentemente tracciata dall’Assemblea legislativa della Lombardia, ha approvato a maggioranza i 6 quesiti referendari abrogativi statali in materia di giustizia.

Come spiegato in sede introduttiva dal relatore unico Mauro Bordin (Lega), che già li aveva illustrati in I Commissione consiliare, l’obiettivo era quello di “rafforzare il consenso di migliaia di cittadini su proposte dedicate a tematiche pregnanti che, ormai da decenni, non trovano risposte convincenti da offrire al sistema giustizia”.

“Nessuna volontà da parte nostra, tuttavia, di sostituirci al Parlamento. Chiediamo però all’Aula – ha concluso l’esponente del Carroccio, che sarà il delegato titolare con il collega Diego Bernardis nelle vesti di supplente – di supportare l’iniziativa popolare, sensibilizzando l’organo legislativo nazionale su questioni di primaria importanza”.

In sede di voto, all’esplicita contrarietà espressa da Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), ha fatto eco la scelta di non partecipare all’espressione da parte dei Gruppi consiliari di
Opposizione. I rappresentanti di FdI, per contro, si sono astenuti sui primi due quesiti, per concedere invece un parere “convintamente favorevole” a tutti gli altri.

Il quesito referendario numero 2, entrando nel dettaglio dei contenuti, chiede al corpo elettorale di pronunciarsi “sul complessivo superamento delle disposizioni in materia di
incandidabilità, ineleggibilità e divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo, anche con valore retroattivo, conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, come previsto dalla Legge Severino”. Il fine è quello di “evitare situazioni in cui soggetti, successivamente riconosciuti innocenti, vengano estromessi dalla vita pubblica con danni enormi sotto il profilo professionale, di immagine ed economico”.

Il numero 3 interviene sull’articolo 274 del codice di Procedura penale che, trattando le esigenze che legittimano misure cautelari coercitive o interdittive, individua “le condizioni al ricorrere delle quali possono essere applicate le misure cautelari a carico degli indagati o, comunque, di soggetti non ancora condannati in via definitiva. La custodia cautelare, da strumento di emergenza, si è infatti trasformata in una vera e propria forma anticipatoria della pena – è stato specificato – costringendo moltissime persone, successivamente assolte, a conoscere l’umiliazione del carcere prima di un processo. L’applicazione viene altresì limitata in caso di pericolo di reiterazione del reato”.

Il quesito 4 chiede ai cittadini di pronunciarsi sulla separazione, nell’ambito dell’assetto dell’ordinamento giudiziario, delle carriere fra magistratura requirente e giudicante. L’approvazione comporterebbe che “il magistrato all’esordio della carriera, optato per una funzione, non possa più passare all’altra. L’esigenza è dovuta alla logica che chi giudica non può accusare e viceversa”. Il 5 incide invece “sulla valutazione dei magistrati che compete al Consiglio superiore della magistratura (Csm) sulla base di un parere del Consiglio giudiziario del distretto in cui presta servizio il magistrato da valutare. Viene perciò proposta l’abrogazione della norma che esclude per avvocati e professori universitari un intervento in materia di pareri sulla professionalità per consentire una partecipazione paritaria a tutti i componenti, senza distinzione di materie tra componenti laici e togati”.

Il 6 è diretto a configurare la possibilità di azione diretta per responsabilità civile verso un magistrato da parte di chi avesse subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario, aprendo la possibilità per il cittadino di chiedere il risarcimento dei danni in via diretta. “L’obiettivo è quello di eliminare una disparità di trattamento che oggi vede il magistrato privilegiato rispetto alla generalità dei pubblici dipendenti, funzionari e dirigenti e in assoluto a qualsiasi soggetto”. L’ultimo quesito, il 7, è infine diretto a modificare il sistema di presentazione delle candidature per la elezione della quota di magistrati componenti del Csm, organo di autogoverno che regola le carriere, focalizzando l’attenzione “su competenza e capacità, consentendo al singolo magistrato di proporre la propria candidatura senza dover raccogliere firme a sostegno, riducendo in questo modo il peso delle correnti”.

Alla posizione apertamente favorevole manifestata già in sede di discussione da Emanuele Zanon (Regione Futura), ai fini di “spronare il Parlamento verso una riforma della giustizia completa e in grado di dare risposte attese da decenni, attraverso una grande partecipazione democratica”, ha fatto eco quella decisamente critica di Honsell che ha definito “non opportuna una richiesta come questa su un tema molto complesso”.

Alessandro Basso (FdI) ha anticipato la scelta di astensione sui primi due quesiti da parte del suo Gruppo, mentre Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia), nel manifestare la decisione di non votare, ha definito “un errore inserire questo punto durante uno degli assestamenti più consistenti nella storia della Regione. Si tratta di una forzatura: non regolamentare, ma politica”.

Stessa linea anche per Mauro Capozzella (M5S), ma con la premessa che “non abbiamo nulla contro lo strumento giuridico del referendum, importante esempio di democrazia diretta. È tuttavia improprio utilizzarlo da parte di una forza politica ben rappresentata nel Parlamento e nel Governo, dove può e deve far valere le sue proposte, evitando la seduzione della raccolta di istanze dalla popolazione”.

Anche il capogruppo dem Diego Moretti (Pd), definendo la giustizia come un tema “complesso, delicato e trasversale che non può essere lasciato a referendum emotivi lasciati alla contingenza del momento”, ha ricordato “l’esistenza di un Parlamento che dovrebbe affrontare questa vera emergenza del Paese”.
C.S. Consiglio regionale FVG