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mercoledì, 10 Agosto 2022

D’Agostino: “L’Italia deve cambiare mentalità, basta solo infrastrutture”

08.07.2021 – 13.53 – Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Orientale Zeno D’Agostino è intervenuto, in qualità di vice presidente di ESPO, al webinar di Studi Ricerche Mezzogiorno (SRM) durante il quale non è mancata una menzione del Porto di Trieste.
Secondo D’Agostino l’enfasi sulle infrastrutture da parte dell’Italia, rinnovatasi nell’occasione dell’europeo Green New Deal e del nazionale PNRR, appare mal riposta e necessita, affinché si realizzi davvero un rilancio dell’economia, di un radicale ripensamento.
Sostanzialmente, secondo D’Agostino, occorre che l’Italia per giocare un ruolo chiave nello shipping, rafforzi la propria rete d’infrastrutture marittime nel Mar Mediterraneo; un impegno tuttavia che non deve, come avviene nel presente, concludersi nell’edificazione di quella banchina, di quella pista per aerei, di quel terminal logistico. Il governo deve piuttosto assicurarsi che l’infrastruttura rimanga parte attiva nella rete italiana, gestita con un’ottica dinamica, volta a supportare una catena di distribuzione flessibile e pronta a reagire alle emergenze, ormai quotidiane (ad esempio la pandemia Covid, l’Ever Given nel canale di Suez, il rialzo dei dazi, ecc). Non ci si può limitare al solo atto di costruire l’infrastruttura, occorre anche assicurarsi che venga gestita in maniera efficiente. Una gestione che, nel caso della logistica, non può prescindere dall’utilizzo di punti franchi doganali e di zone economicamente speciali.

Secondo D’Agostino, come riportato dal giornale Port News, “Il nostro Paese non può pensare di acquisire un ruolo veramente strategico nel Mediterraneo se prima non cambia il proprio modello di business, che oggi appare essere troppo schiacciato su una logica meramente infrastrutturale“.
Occorre invece un “salto qualitativo dal punto di vista nazionale, dove per altro il Governo e la diplomazia devono avere un ruolo fondamentale”. Ad esempio, nel caso della Libia, non basta avere “la capacità di costruire un aeroporto”. Occorre invece allargare la prospettiva, proporre la “costruzione”, così come “la gestione di tutta una serie di infrastrutture a livello mediterraneo. Se non facciamo questo salto non saremo mai all’altezza dei competitor globali”.

Infatti, fino ad oggi, “abbiamo sviluppato un business concentrato soltanto sulla partecipazione ad una gara e sulla costruzione di un’opera. Finita l’opera, bisogna andare a cercare un’altra gara”.
E se invece l’ente costruttore avesse anche la responsabilità della gestione, ad esempio includendo ciò nel project financing?
Ciò assicurerebbe al Paese “la possibilità di essere presente in un territorio in modo continuativo nel tempo grazie a un piano di gestione e manutenzione dell’opera costruita”.
Territori che a loro volta devono diventare “gestori delle scorte, in modo tale da poter reagire in modo propositivo alle dinamiche del commercio”. Un ruolo da poter svolgere solo con un regime preferenziale, che siano le ZES o, in maniera ben più accentuata, i punti franchi doganali.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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