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lunedì, 3 Ottobre 2022

“Luminosa”: da simbolo di Trieste a luogo abbandonato. Quale futuro?

06.06.2021 – 10.11 – “Se trovemo là dela Luminosa… Dove se trovemo? Ala Luminosa, no? … Drio de la Luminosa… Cosa xe vedi oggi in Cine?”
I punti di riferimento di una città solitamente ruotano attorno a monumenti e/o locali caratteristici, ma non mancano le eccezioni moderne; una di queste a Trieste è stata per molto tempo la cosiddetta “Guida Luminosa”, meglio nota alla “muleria” come la “Luminosa“.
Si trattava di un tabellone informativo di grandi dimensioni, posizionato a partire dagli anni Cinquanta su un tratto del marciapiede di via Carducci, all’angolo tra via Battisti e via San Francesco. Il lato verso la strada esponeva una grande piantina di Trieste, con ciascuna via indicata da una lampadina; sotto la mappa c’era un elenco delle vie, ciascuno col proprio pulsante. La pressione del tasto illuminava la strada corrispondente, illustrando il percorso per raggiungerla. Un Gps ante litteram, utile per i turisti sperduti: piaceva molto anche ai bambini, che si fermavano a giocare con la combinazione di tastini e lampadine.
Sul retro del tabellone e sui fianchi – la struttura funzionava anche quale fermata dell’autobus – era possibile leggere le locandine dei rispettivi cinema con orari e trama dei film proiettati nelle sale, così come il programma dei diversi teatri dell’epoca, gli annunci di lavoro e, in alcuni casi, le prime pagine dei giornali, specie de Il Piccolo.
L’amore triestino per le “lucete” trasformò il tabellone in un utile punto di incontro, presto rinominato “Luminosa”. Era solitamente abitudine, almeno fino agli anni Novanta, darsi appuntamento “ala Luminosa” alle ore tal dei tali. Per la gioventù del tempo era un appuntamento irrinunciabile.
La Luminosa conobbe il suo periodo di massima popolarità tra gli anni Sessanta e Settanta, a tale punto che la fermata dell’autobus fu rinominata “Via Carducci-Luminosa”.
Una struttura simile, ma senza mappa e di piccole dimensioni, era collocata anche in piazza Garibaldi, all’angolo di Viale D’Annunzio, presso il Palazzo Polifemo. Era esclusivamente dedicata ai cinema.

La struttura nei decenni cadde poi in abbandono; prevedibilmente negli anni Ottanta molti dei pulsanti non funzionavano, più e le lampadine erano state rotte e/o erano rimaste fulminate. Un’abitudine irresistibile era infatti di premere contemporaneamente i pulsanti del tabellone cittadino. Nel 1989 venne ricostruita con gusto “moderno”, eliminando il tabellone con la mappa e conservando soltanto la sua funzione di pensilina per i bus e al contempo di “totem” per le pubblicità. Oggigiorno viene ancora utilizzata quale luogo d’incontro, ma la struttura è ormai in degrado da diversi anni; le locandine sono inserite malamente e la concomitante crisi dei cinema non ha certo facilitato la popolarità del manufatto, oggigiorno, purtroppo, d’un grigio sporco.

Il futuro della Luminosa. Come si potrebbe recuperare la Luminosa? Innanzitutto occorrerebbe osservare come primariamente la “Luminosa” fosse un oggetto tecnologico, una novelty all’epoca irresistibile; vi era un elemento interattivo, quasi videoludico in questo gioco di pulsanterie e luci. Conseguentemente la Luminosa dovrebbe tornare ad avere una funzione informativa, ma nel contempo che attragga le persone; il totem dovrebbe informare, ma divertendo e interagendo con l’utente. Si tratta in realtà di concetti a noi familiari: i quali anzi sono tutt’oggi assai popolari tra i pubblicitari e le aziende. La “Luminosa” di allora in tal senso era davvero all’avanguardia, quale “gadget” tecnologico. Restituendole la sua funzione ludica, la “Luminosa” dovrebbe però anche essere una guida per gli stranieri; e ciò andrebbe in sintonia con le ambizioni turistiche della città.
D’altronde andrebbe osservato come, sotto il profilo estetico, la “Luminosa” sia ora, nel 2021, un agglomerato di solidi senza né ornamenti, né decorazioni. Una forma bruta che riecheggia, con la sua plastica grigia, il design dei pc e dei cellulari proprio di fine anni Novanta. Cosa farne? Si potrebbe pensare di enfatizzare l’aspetto tecnologico, trasformandolo in un punto informativo che sia all’avanguardia, che trasmetta anche visivamente la “modernità” della struttura. Ma un’alternativa altrettanto valida e forse di maggiore fascino per la cittadinanza potrebbe essere di trasformarlo in una di quelle pensiline di fine ottocento/inizio novecento; cioè di dargli un’architettura liberty o eclettica, ricca di ornamenti e decorazioni di ferro battuto; amalgamandolo con gli edifici circostanti dei Portici e di via Carducci. Si pensi ad esempio quanto diverso sarebbe l’aspetto se l’intelaiatura fosse di colore ferroso od oro brunito.

Le opportunità del “Digital Signage”. In quest’ambito il recupero della Luminosa andrebbe inserito nel dibattito sul cosiddetto “digital signage”, ovvero la comunicazione pubblicitaria condotta attraverso schermi o cartelloni digitali presso punti vendita e/o negozi, finalizzati ad attirare lo sguardo dei passanti. Questa forma di cartellonistica/segnaletica sta attraversando negli ultimi anni un profondo cambiamento, legato da un lato alle nuove possibilità offerte dagli smartphone e da Internet, e dall’altro dal settore retail che deve combattere ora più che mai la concorrenza online.
La soluzione sembra essere, in quest’ambito, l’utilizzo di monitor a led, videowall e display integrati in sistemi “intelligenti” che siano in grado di interagire con il cliente, personalizzando la propria offerta sulle sue necessità. Se, da un lato, l’osservazione può essere quella dell’inopportunità di inserire un videowall a led in un centro storico, dall’altro questo è stato già fatto fuori Trieste in moltissime occasioni, in capitali e in città d’arte, senza che il videowall, che di per sé è uno strumento, abbia portato disturbo o rovinato l’armonia artistica: è finito piuttosto per portare quel tocco di novità che avvicina.
In alternativa al classico sistema touch, oggigiorno in disgrazia a causa del pericolo di contaminazione Covid, si preferiscono sempre di più interfacce vocali e di riconoscimento di volti/gesti specifici. Negli esempi di “digital signage” maggiormente avanzati ci sono totem e carrelli sensorizzati che si agganciano con la connettività a banda ultralarga UWB e NFC allo smartphone del consumatore che ne faccia richiesta, proponendogli informazioni e/o acquisti personalizzati. Secondo Nicola Giannuli, Chief Technology Officier di Retex, azienda esperta di “totem interattivi”, “Iniziano anche a farsi strada nella GDO (grande distribuzione organizzata, n.d.r.) nuovi sistemi che combinano sensoristica e tecnologia di gesture recognition, che permettono al cliente di navigare menu e selezionare contenuti con un semplice gesto della mano, senza dover toccare nulla”.

Come si tradurrebbe tutto ciò, in termini pratici? Le opzioni sono molteplici, ma si potrebbe ad esempio pensare a un turista che interagisca con uno dei pannelli e richieda le informazioni che gli servono; nell’occasione acquistando col proprio smartphone quella card, quel servizio in App per accedere ad esempio a un museo o frequentare un concerto. O in alternativa un cittadino, in attesa del bus, potrebbe scegliere di acquistare la propria spesa di alimenti online, scegliendo poi di ritirarla nel supermarket già pronta o di farsela recapitare a casa; senza dimenticare l’Entertainment e la presentazione della città stessa. In questo contesto gli spazi del “totem” diventano, alla pari di quelli dello spazio web, “monetizzabili”. Non si guadagna solo dalla vendita dello spazio pubblicitario, quanto dalla fruizione dello stesso, dai click dei clienti che vi interagiscono. E se la “Luminosa” torna a splendere, ci guadagna in bellezza e attrattività, di nuovo come tanti anni fa, uno scorcio di Trieste.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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