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martedì, 6 Dicembre 2022

Lo Smithsonian mette online 3 milioni d’immagini. E c’è anche Trieste

21.06.2021 – 07.30 – Lo Smithsonian Institution, tra le più antiche istituzioni di ricerca e istruzione americane, fondato nel lontano 1846, ha deciso di mettere liberamente a disposizione 2,8 milioni di immagini ad alta risoluzione, anche tridimensionali, provenienti dai propri archivi.
Lo Smithsonian, con sede a Washington, coordina un gigantesco sistema culturale che comprende 19 istituzioni espositive e 9 centri di ricerca. L’istituto, che nonostante i secoli sulle spalle si è sempre avvalso delle ultime novità tecnologiche, si concentra su tematiche quali scienza, ambiente, arte e storia; ed è proprio quest’ultima a dominare il nuovo archivio digitale. Lo scorso febbraio 2021 lo Smithsonian ha creato una piattaforma denominata Open Access attraverso cui rilascia quotidianamente nuovo materiale dai propri archivi fisici e dalle proprie istituzioni: foto e immagini 3D (quasi) tutte con licenza “Creative Commons Zero” (CC0) cioè praticamente libere dal copyright. Una concezione di cultura e accessibilità radicalmente diversa dal groviglio di divieti, querele e gelose protezioni che invece ammantano i sistemi culturali del bel paese. La piattaforma Open Access di tanto in tanto attira l’attenzione dei siti generalisti e nonostante sia ormai vecchia di quattro mesi continua a generare un forte interesse per la quantità e qualità di materiale inserito.

In questo contesto, nell’ambito di Trieste, non deve sorprendere che lo Smithsonian annoveri, da una rapida ricerca, parecchio materiale afferente alla città giuliana.
La stragrande maggioranza delle foto sono o reperti botanici (piante, fiori, ecc ecc), o reperti entomologici (insetti d’ogni genere, per lo più api). Nel primo caso si può notare la genziana di Trieste (Gentiana tergestina Beck) raccolta a Basovizza in un lontano 1894; un ritrovamento che farebbe la felicità del cav. Marchesetti.

Ma tra i reperti artistici si trova anche una veduta inedita di Trieste: un colle di San Giusto senza data, presumibilmente della prima metà dell’ottocento, raffigurato con un piglio classicheggiante. Se ne riconoscono i contorni del castello, così come la cattedrale di San Giusto e alcune delle mura romane. Secondo JSTOR, il pittore ha scarabocchiato sul retro la seguente frase: “Tomba di Winckelmann […] Trieste“.
Si tratta di un bel disegno su carta opera del pittore americano Miner Kilbourne Kellogg (1814-1889). Nato a New York, Kellogg (da non confondere con gli omonimi cereali) era un corriere che lavorava per il governo americano; il suo lavoro gli permetteva di viaggiare a lungo tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. Era un abile pittore, la cui abilità risiedeva nel catturare con tratti rapidi ed espressivi paesaggi e ritratti dei luoghi che visitava. Oggigiorno rimane famoso per i lavori in ambito orientalista, specie per la serie delle “donne persiane”. E com’è noto proprio Trieste era la “porta d’oriente”, l’ultima fermata di un impero austriaco per gli anglo-americani già ricco a sua volta di suggestioni balcaniche e medio orientali.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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