02.02.2021 – 13.21 – Il trauma del terremoto (magnitudo Mw=6.4) verificatosi lo scorso 29 dicembre 2020 con epicentro a Petrinja (Croazia) è stato ulteriormente esacerbato dalle scosse che si sono susseguite nei giorni seguenti, le quali hanno complicato i soccorsi alla popolazione e la messa in sicurezza di quanto sopravviveva dell’antico nucleo storico del paese.
Proprio per monitorare la delicatissima situazione, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS di Trieste, attraverso la sezione del Centro Ricerche Sismologiche, ha avviato una collaborazione con il dipartimento di Geofisica dell’Università di Zagabria. L’obiettivo è di scoprire l’evoluzione temporale della sequenza sismica attualmente ancora in corso e cercare di ottenere misure dirette delle repliche nella zona dell’epicentro. Insomma, approfondire “passato” e “futuro” del terremoto verificatosi.
A questo scopo sono state installate a Petrinja 5 stazioni di misurazione temporanee, pienamente operative dal 5 gennaio, per acquisire dati in continuo fino a fine febbraio.
Ciascuna si compone di un sensore sismico triassiale a corto periodo (per il rilevamento di eventi di minore intensità) e un accelerometro triassiale MEMS (per eventi forti o “strong-motion”). Come si può notare dalla foto, si tratta di sismografi di ridotte dimensioni.

[z.s.]


