TWAS e ICGEB insieme per lo sviluppo scientifico nel Sud del mondo

20.01.2021 – 13.16 – La corsa all’accaparramento dei vaccini anti-Covid da parte dei paesi industrializzati ha nuovamente evidenziato il mancato coordinamento internazionale, con l’OMS che si agita impotente. Un esempio invece “virtuoso” di cooperazione a favore dei paesi poveri giunge proprio da Trieste, con l’avvio oggi di un progetto quinquennale che coinvolte la UN Technology Bank per i paesi meno sviluppati e i “nostrani” enti scientifici TWAS e ICGEB.
L’obiettivo è di favorire lo sviluppo scientifico nei paesi con i più bassi indicatori socioeconomici nell’ottica di generare anche un concreto rilancio economico che attenui le diseguaglianze sociali. E l’emergenza Covid rimane in ciò protagonista, perchè si tratta della prima collaborazione in questo campo incentrata sulle biotecnologie e lo sviluppo sostenibile (Science for development). Un’altra novità che debutta è la scelta di tre programmi – Sud-Nord, Sud-Sud, Nord-Sud – che capovolge l’ottica dall’alto in basso di questo genere di programmi. Ci sarà infatti la possibilità per i ricercatori nei paesi poveri di avere una formazione scientifica nei centri ICGEB in India e in Sud Africa e agli stessi professori triestini di recarsi a tenere workshop direttamente in questi paesi, specie nell’Africa sub-sahariana.

Scendendo nel dettaglio il programma vede la collaborazione della UN Technology Bank per i paesi meno sviluppati (UNTBLDC), della TWAS (Accademia mondiale delle scienze) e dell’ICGEB (Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie).
L’accordo di programma il cui acronimo è PACTs (ProgrAmme of CollaboraTions with LDCs) offrirà a scienziati provenienti dai 46 “Paesi a basso sviluppo socioeconomico e scientifico (LDC, https://www.un.org/ohrlls/content/profiles-ldcs)” la possibilità di effettuare soggiorni di formazione fino a sei mesi presso i laboratori dell’ICGEB, a Trieste, a Nuova Delhi in India o a Città del Capo in Sudafrica. Gli scienziati – a inizio di carriera e di età non superiore a 45 anni – che saranno selezionati lavoreranno a progetti in biomedicina, biotecnologie e agricoltura.
Vi sono infatti competenze e know-how che possono essere conseguiti soltanto attraverso la supervisione di scienziati esperti, all’interno di una rete internazionale di collaborazioni in grado di offrire supporto e cooperazione nel lungo periodo.

PACTs si articolerà in cinque anni: nei primi tre si selezioneranno i partecipanti e si assegneranno i finanziamenti; nel biennio finale si effettueranno monitoraggio e valutazione dei progetti. In questa fase i ricercatori potranno richiedere all’ICGEB un finanziamento “Early Return Career Grant” per finanziare le ricerche una volta rientrati in patria.
Degna di nota è la modalità di finanziamento adottata da PACTs, chiamata UN-UN Interagency Agreement, che consente di ridurre molto i costi di gestione rispetto ad altre iniziative simili.

Mentre il programma Sud-Nord vedrà i ricercatori “premiati” venire a Trieste per la formazione nei laboratori dell’ICGEB e il programma Sud-Sud coinvolgerà invece le sedi distaccate di Cape Town e New Delhi, il programma Nord-Sud permetterà di mandare il personale qualificato “triestino” nei paesi in via di sviluppo. In questo caso i workshop saranno incentrati sulle politiche e le capacità normative relative al settore delle biotecnologie.
Il direttore esecutivo Romain Murenzi ha infatti osservato, in risposta a una domanda di Trieste News su quali saranno i benefici concreti per il Sud del mondo, come questo programma sia il primo di tanti a venire. Il merito è nella sistematizzazione di un preciso quadro normativo per questo genere di collaborazioni internazionali. In altre parole sono state poste le basi per futuri exchange di ricercatori e di competenze che si desidera infatti ampliare oltre i 40 membri finora ammessi.
Senza dubbio è significativo che ciò sia stato conseguito a Trieste – città che si conferma “internazionale” – e in piena pandemia Covid-19. Mentre nelle precedenti pandemie mondiali il morbo aveva sempre imperversato nel sud-oriente asiatico o in Africa, stavolta il virus è a tutti gli effetti “universale”; non c’è più un Nord o un Sud del mondo per il Covid e ciò apre a incoraggianti cambi di paradigma, specie considerando l’evidente incapacità dell’Occidente di porre sotto controllo il Coronavirus.
I tre programmi del PACTS in tal senso sono un buon esempio di un futuro dove non sono solo i ricercatori del Sud del mondo a venire in Europa, ma sono gli europei stessi a recarsi nei paesi in via di sviluppo, con reciproco beneficio.

“Siamo entusiasti della collaborazione con UNTBLDC e TWAS: crediamo molto nelle sinergie che riusciremo a creare, così come in questo progetto, pensato per sviluppare capacità scientifica nel settore delle biotecnologie nei paesi LDC,” ha commentato Lawrence Banks direttore generale dell’ICGEB.
“La collaborazione fra i nostri tre istituti è garanzia del fatto che i benefici delle moderne biotecnologie potranno raggiungere proprio i paesi dove tali tecnologie sono necessarie, contribuendo direttamente a raggiungere gli obiettivi UN dello sviluppo sostenibile.”

Joshua Setipa, Managing Director di UNTB, ha osservato che se c’è qualcosa che i 12 mesi precedenti hanno dimostrato è l’importanza delle collaborazioni internazionali per fronteggiare le crisi e favorire una crescita condivisa.

È anche intervenuto per l’Italia Fabrizio Nicoletti, Direttore Generale Innovazione e Ricerca, Ministero Affari Esteri, che ha sottolineato come il Covid-19 abbia esacerbato diseguaglianze già esistenti tanto a livello interno dei singoli stati, quanto a livello globale; e in questo campo l’Italia vuole aiutare nella crescita dei paesi svantaggiati, con speciale riferimento all’Africa sub sahariana.

Non è mancato un intervento registrato del Presidente Massimiliano Fedriga della Regione Friuli Venezia Giulia che ha rimarcato come la sua amministrazione si sia sempre prefissa di promuovere le iniziative scientifiche a livello internazionale, a partire dall’accordo ICGEB del 2018.
L’alleanza FVG-ICGEB aveva consentito “di attuare strategie per l’individuazione di investimenti nel Friuli Venezia Giulia” con speciale riferimento “all’innovazione biomedicale, farmaceutica e a progetti di piattaforme di ricerca europea nell’ambito delle scienze della vita”. Non sono stati investimenti “astratti”, perchè proprio questi programmi hanno dimostrato la propria “strategicità” durante la pandemia Covid-19.
Il Friuli Venezia Giulia ad esempio ha concretamente aiutato tre ospedali serbi con il progetto “Lasernet, nell’ambito dei trattamenti per la chemio e la radioterapia, fornendo anche tre dispositivi e adeguata formazione specialistica. E attualmente questa collaborazione multinazionale prosegue in Moldavia, con un programma di sorveglianza Covid-19 volto a supportare il piccolo paese dell’Europa orientale, squassato da crisi economiche, migratorie (si consideri la diaspora moldava in Italia) e ora persino sanitarie.

In chiusura alla conferenza, Murenzi ha sottolineato come il programma sia anche in linea con la Quarta Rivoluzione Industriale e con la necessità di condividere big data e tecnologie dell’informazione. Non è solo “scienza”, ma “scienza per lo sviluppo”.
Un impegno, ha sottolineato Murenzi, che vede l’Italia giocare un ruolo di rilievo, assieme a Cina, Russia e Turchia.

[z.s.]
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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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