Un Parco della navigazione storica: (contro)proposta di Italia Nostra

28.11.2020 – 10.05 – La discussione sul Parco del Mare, tornata d’attualità nonostante la perdurante emergenza sanitaria-economica del 2020, non ha considerato la storicità dell’area: l’attuale Porto Lido, sede di diversi cantieri marcescenti che fanno risalire le proprie origini al 1940, in realtà è ben più antico, perché un tempo, in qualità di scoglio costiero dello Zucco, costituiva un “naturale” punto di avvistamento. Il pensiero corre allo storico Faro della Lanterna; ma lo stesso Zucco, ai tempi dell’impero romano, era già fortificato, con il compito di avvisare le navi in arrivo nel porto di Tergeste delle rocce affioranti, onde evitare incagliamenti. I resti romani, stando alle fonti, erano visibili addirittura fino al 1600, quando sullo Zucco si eresse una cappella dedicata a San Nicolò Vescovo, “protettore dei marinai”, con un’apposita “lampada perpetua”. La costruzione del molo che connettesse la terraferma allo scoglio costiero dello Zucco, sotto Maria Teresa d’Asburgo, a metà Settecento, così come la successiva edificazione della Lanterna sono ben noti, ma non per questo meno trascurati.
Quest’eredità storico-archeologica ancora tutta da scoprire è stata adeguatamente considerata dal progetto dell’acquario del Parco del Mare? È quanto l’associazione Italia Nostra – sezione di Trieste, sotto la guida della dirigente Antonella Caroli, si è interrogata, rilanciando la proposta di un progetto alternativo: Il Parco della Navigazione Storica dell’Adriatico.

Presentato già nel 2018 alle autorità competenti a livello comunale e regionale e con il pieno appoggio della Lega Navale di Trieste, il Parco della Navigazione Storica dell’Adriatico si propone come un progetto di respiro europeo: eco sostenibile, low cost, tecnologicamente avanzato. Come con il caso di Amburgo e il Porto Vecchio, il modello di sviluppo e pianificazione urbanistica appare legato alle città della Germania e del Nord Europa, in linea con un turismo “intelligente”, superando il modello anni Settanta/Ottanta delle “masse” di visitatori.
Italia Nostra propone quale primo passo, accanto alla demolizione degli edifici del secondo dopoguerra che occludono lo skyline delle Rive, un’analisi del terreno volta a scoprire eventuali reperti archeologici della Tergeste romana, analogamente a quanto disotterrato nella zona di Città vecchia.
L’attrattore turistico principale consisterebbe in un’esposizione permanente in mare di una flotta di barche d’epoca, con la possibilità di usarle a fini didattici e turistici: brevi viaggi nel golfo, gite “a bordo” con le scuole e le comitive, proposte d’itinerari storico-marittimi e di giornate “full immersion” alla scoperta del mondo della vela, specie per i più piccoli.
Si tratta di un modello che potrà sembrare nuovo, ma in realtà “navigato” per l’Europa del nord dove simili esposizioni costituiscono un modo per coniugare il turismo con il mondo dell’istruzione.
S’impara… navigando.

L’esposizione della flotta verrebbe realizzata attraverso il recupero dello squero storico che rappresenterebbe pertanto il cuore del Porto Lido, con spazi per mostre sulla marineria e il porto, realizzando una connessione “forte” con il Porto Vecchio. In quest’ambito, invece di un acquario, Italia Nostra e la Lega Navale tornano a proporre nelle sale espositive l’utilizzo della realtà virtuale, con caschetti di tipo “Oculus”, sull’esempio nuovamente nordico, ad esempio nel caso (vincente) del Museo marittimo di Danzica. In quest’ambito risulterebbe naturale una connessione con il Museo del Mare.
Un’altra proposta, nelle vicinanze della Lanterna, potrebbe essere quello dell’eco-stazione: un centro di educazione ambientale capace di istruire sul mondo del mare, l’economia blu, le energie alternative. Tematiche moderne e oggetto di finanziamenti dell’Unione Europea, nuovamente sperimentate con successo in Germania, con l’Oekostation del Seepark di Friburgo.
Spostandosi invece a livello di negozi e imprese, viene proposta una foresteria con annesse palestre, servizi di ristorazione e aree attrezzate per il turismo diffuso. Potranno poi essere aperti negozi specializzati per la nautica, laboratori artigianali, bar e ristoranti (con ricette marinare).

Trieste è la città della Barcolana? E allora, perchè non compiere un passo ulteriore e organizzare appuntamenti marittimi annuali, senza limitarsi a un solo Festival.
I paesi del Nord Europa sperimentano da tempo con successivo i Festival della Marineria che mescolano l’aspetto competitivo con quello storico, attraverso l’esposizione di velieri e imbarcazioni storiche.
Il solo Festival di Brest, in Bretagna (Francia), ha radunato nel 2016 mille imbarcazioni con un afflusso turistico di oltre 700mila visitatori. Senza raggiungere cifre di questo tenore, ingestibili per la città, un Festival della Marineria, collocato ad esempio a marzo-aprile, consentirebbe di rivitalizzare la città, “sdoppiando” la Barcolana.

Ma queste, ribadisce l’associazione Italia Nostra – sezione di Trieste e la Lega Navale, rimangono proposte, “modulabili” a seconda degli orientamenti dei cittadini e della presenza di adeguati finanziamenti: l’obiettivo rimane superare il “no” al Parco del Mare che non offre però alcuna alternativa per una zona, quale Porto Lido, che rimane in stato di profondo degrado.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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