Saranno 4 milioni i poveri senza cibo a Natale: lo studio di Coldiretti

19.11.2020 – 09.10 – Stando ad un recente studio della Coldiretti, basato sull’andamento delle richieste degli enti di volontariato, saranno quattro milioni i poveri, che quest’anno a Natale avranno bisogno di pacchi alimentari o di usufruire delle mense dei poveri. Infatti, il fabbisogno degli enti che si occupano di fornire alimenti alle persone bisognose, nel 2020, è aumentato dell’40%.
Inoltre, tra le persone che si ritrovano per la prima volta a dover chiedere aiuto, abbiamo persone che hanno perso il lavoro, piccoli artigiani e commercianti che sono stati costretti a chiudere a causa degli effetti economici dell’epidemia, lavoratori in nero senza risparmi da parte e precari. Sempre secondo Coldiretti, le situazioni di maggiori criticità si riscontrano al meridione, infatti, il 14% degli indigenti si trova in Calabria, l’11% in Sicilia, ma anche il Lazio e la Lombardia sono state duramente colpite, ed infatti vi si trovano, rispettivamente, il 10% e il 7% dei bisognosi.

Questo rapporto, si allinea ad una precedente analisi della Caritas, che aveva segnalato per quest’anno un aumento della povertà del 14%, segnalando, in particolare, l’aumento delle difficoltà nelle famiglie con figli minori, per le donne e i giovani. Inoltre, sempre stando a questo rapporto, la maggior parte delle persone cadute in ristrettezze economiche nel 2020, risultavano essere italiani (il 52%) mentre lo scorso anno erano poco meno della metà (48% circa). Infatti nell’anno in corso, una persona su due che si è rivolta alla Caritas lo ha fatto per la prima volta e tra essi hanno chiesto aiuto anche tanti piccoli commercianti e lavoratori autonomi, esattamente come evidenziato a sua volta dalla associazione degli agricoltori.

Inoltre, come sottolineato con urgenza da Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, “è necessario subito accelerare nella presentazione dei bandi per gli aiuti agli indigenti con i 250 milioni stanziati per acquistare cibi e bevande Made in Italy di qualità da distribuire ai nuovi poveri” riferendosi al decreto del Ministero delle Politiche Agricole che stabilisce i fondi per il l “Programma annuale di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti“. Si tratterebbe di un primo intervento urgente, per fare fronte alle crescenti richieste di aiuto dagli Enti impegnati nel volontariato e, allo stesso tempo, permetterebbe di sostenere il lavoro e l’economia del sistema agroalimentare nazionale, che è stato a sua volta duramente colpito dalle difficoltà delle esportazioni e della ristorazione in grave crisi.

In realtà, sempre stando a Coldiretti, sembrerebbe che il sostegno pubblico sia già stato anticipato dell’impegno privato, infatti, quasi quattro italiani su dieci hanno partecipato a iniziative di solidarietà per aiutare chi ha più bisogno attraverso donazioni o pacchi alimentari, anche utilizzando le operazioni di aiuto messe in campo dagli agricoltori di Campagna Amica con la spesa sospesa. Grazie alla loro generosità, circa 2 milioni di chili in frutta, verdura, formaggi, salumi, pasta, conserve di pomodoro, farina, vino e olio, oltre che omogeneizzati e latte per bambini sono stati raccolti e donati.

Anche a Trieste, c’è stato un aumento delle richieste di aiuto come segnalato dalla Comunità di Sant’Egidio che, solo nel primo lockdown, ha distribuito 480 spese in otto settimane, contro le 240 degli anni precedenti. Il fatto che ci siano persone che sono a rischio di soffrire la fame nella nostra regione è ancora più illogico se messo in parallelo con un recente studio di Agrifood in collaborazione con Ersa, l’Agenzia regionale per lo Sviluppo Rurale del Friuli Venezia Giulia, il quale ha rilevato che, escludendo il settore dei latticini, la nostra regione sarebbe perfettamente autosufficiente dal punto di vista alimentare, ovvero in grado di soddisfare i bisogni dei suoi abitanti senza alcuna importazione.

In conclusione, si tratta del triste epilogo di un anno difficile per moltissime persone, e specialmente per coloro che si ritrovano nelle situazioni più delicate. I poveri, i bambini di famiglie in ristrettezze economiche che probabilmente accumuleranno anche un ritardo educativo difficile da colmare, che li metterà ancora più in svantaggio rispetto ai propri coetanei, i negozianti ed i precari; la speranza è che la situazione migliori ma, nel frattempo, tutto ciò che è possibile fare è aiutare gli altri – per chi è nelle condizioni di poterlo fare -, rispettare le norme di sicurezza e fare investimenti che siano oculati e lungimiranti e non semplicemente un dono ad alcuni gruppi sociali.

a.z

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