L’industria della pesca FVG a rischio di fallimento a causa del Covid

24.11.202 – 10.41 – Come il settore dell’agricoltura ha largamente risentito della chiusura di bar e ristoranti, altrettanti danni sono stati causati al comparto della pesca regionale che si ritrova nella paradossale situazione di avere a disposizione pesce pregiato che nessuno però è disposto a comperare, essendo tradizionalmente (costoso) piatto per pranzi e cene nei locali di lusso della Regione Friuli Venezia Giulia.
“Siamo nella stagione in cui c’è molta varietà di pesce, ma il nostro sbocco commerciale principale, i ristoranti, sono di nuovo chiusi, spiega il vice presidente di Fedagripesca Fvg e presidente della cooperativa pescatori San Vito di Marano, Riccardo Milocco – La situazione rischia di essere peggiore della primavera scorsa, anche perché ci stiamo avvicinando al Natale, periodo in cui abitualmente realizziamo i nostri maggiori profitti”.

“Stiamo vivendo un momento ancora peggiore rispetto a quello della primavera scorsa anche per la tipologia di pesce che peschiamo – aggiunge Toni Santopolo, presidente dell’Organizzazione produttori cooperativa pescatori di Grado – Mentre in primavera si pescavano specie che era possibile facilmente conservare o trasformare, come le seppie, adesso ci troviamo con pesce pregiato che viene consumato abitualmente fresco, come i branzini o le orate, ma che nessuno vuole acquistare, anche a prezzi ribassati”.

“Anche per il settore dei molluschi bivalvi la situazione è più che critica, direi catastrofica – concorda il neopresidente del Cogemo, consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi, Marino Regeni – L’unica specie che riusciamo a pescare è quella dei fasolari. Le altre specie hanno subito forti morie naturali negli anni passati e, adesso, le stiamo tutelando non pescandole. Ma il fasolaro è un prodotto destinato quasi interamente alla ristorazione e principalmente nelle regioni meridionali, entrambi mercati oggi chiusi. Siamo 40 imprese che si trovano a lavorare al limite della sopravvivenza”.

In quest’ambito, nella molteplicità di settori lavorativi che chiedono rimborsi, contributi e fondi d’ogni genere, le imprese di pesca e acquacoltura sono state dimenticate: “Dopo un iniziale sospiro di sollievo per la prospettiva di un contributo a fondo perduto, importante quando non ci sono entrate provenienti dalle vendite, siamo rimasti meravigliati e delusi nel vedere che per le nostre imprese veniva previsto solo una decontribuzione per i mesi di novembre e dicembre – spiega Milocco – Certo è meglio di niente, ma adesso le imprese hanno bisogno di liquidità per compensare il calo di fatturato. Soprattutto se consideriamo gli effetti imprevedibili di una pandemia che peggiora di giorno in giorno, con il blocco pressoché totale di tutti gli sbocchi di mercato per i nostri pescatori e acquacoltori”.

“Torniamo a chiedere ai consumatori, come già fatto in primavera, di sostenerci acquistando il nostro pesce e i nostri molluschi – conclude Milocco – Sappiamo che, a volte, è difficile riconoscere il nostro prodotto sul banco delle pescherie, ma come operatori ci impegneremo, aiutati dal Gruppo di azione costiera Flag Gac Fvg, a trovare modalità per farlo riconoscere e per pubblicizzare i luoghi dove sarà possibile trovare il pescato regionale”.
Considerando tuttavia l’alto costo del pesce, specie pregiato, e le difficoltà economiche che attraversano (tante) famiglie del Friuli Venezia Giulia, è una soluzione che difficilmente risolverà la crisi del settore.

[i.v.]

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