Amazon sotto accusa: per l’antitrust europeo è abuso di posizione dominante

18.11.2020 – 09.20 – L’Unione Europea, il dieci novembre, ha notificato ad Amazon delle accuse di violazione delle norme sulla concorrenza. Secondo l’UE, in primo luogo, l’ecommerce avrebbe sfruttato il suo duplice ruolo di venditore e di negozio, utilizzando dati non di pubblico dominio, per identificare i prodotti di successo appartenenti a imprese che utilizzano la piattaforma per vendere la propria merce, per poi copiarli e vendere la propria versione ad un prezzo più basso. In secondo luogo, l’antitrust europeo ha ragione di ritenere che, la compagnia con sede a Seattle, utilizzi la “Buy box” per favorire i propri prodotti e quelli dei venditori che usano i servizi logistici appartenenti al colosso della distribuzione.
Per quest’ultimo sospetto la Commissione indagherà in tutti i paesi dell’Unione salvo il nostro, visto che era già in corso un inchiesta dell’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato sul tema.

In merito alle accuse rivolte a Amazon la commissaria alla concorrenza Vestager ha dichiarato: “Dobbiamo garantire che le piattaforme (…) non distorcano la concorrenza. I dati relativi all’attività di fornitori terzi non dovrebbero essere utilizzati a beneficio di Amazon quando agisce come concorrente di tali fornitori. Anche le condizioni di concorrenza sulla piattaforma di Amazon devono essere eque. Le sue regole non devono favorire artificialmente le offerte al dettaglio di Amazon o favorire le offerte dei rivenditori che utilizzano i servizi logistici e di consegna di Amazon”. Secondo la Commissaria, inoltre, grandi compagnie come Amazon, Google, Facebook sono cresciute a tal punto da, di fatto, diventare economie a sé stante, in grado di creare le proprie normative con criteri poco trasparenti che poi milioni di imprese più piccole sono costrette a seguire. E, sempre secondo lei, se non verranno prese a breve misure antitrust più forti, questi colossi diventeranno ancora più potenti e, quindi in grado di impedire a concorrenti di introdurre novità o di emergere in toto.

La lettera di addebito è però solo un primo passaggio della procedura che potrebbe durare mesi o anche anni, al termine della quale la compagnia di Seattle rischia una multa fino al 10% del suo fatturato. Una lunga battaglia, e per prepararsi alla quale la piattaforma sta assumendo un’ampia squadra di economisti e avvocati, tra i quali si annoverano alcuni che in passato avevano chiesto misure più forti contro Google e Microsoft.
In questa fase della procedura, Amazon ha la possibilità di rispondere alle accuse, e dal canto suo sottolinea che controlla solo l’1% del mercato del retail e che, pertanto, difficilmente si può definire una posizione dominante. D’altro canto però, nel mondo più di due milioni di venditori usano amazon per raggiungere i propri clienti (dei quali un 37% utilizza solo quella piattaforma) ed in Europa l’ecommerce ha duplicato il proprio volume dal 2015 raggiungendo un valore di 720 miliardi di euro, dei quali 58,6 solo in Italia solo quest’anno. Inoltre, l’Unione Europea è giunta alle accuse di posizione dominante dopo aver analizzato i dati per 80 milioni di transazioni che hanno coinvolto circa 100 milioni di prodotti , principalmente avvenute in Francia e in Germania dove la compagnia di Seattle ha un peso rilevante sul mercato.

In generale, si annuncia un’inchiesta dal forte impatto politico e non si sa ancora come l’amministrazione Biden reagirà alle accuse contro Amazon e ad altri importanti dossier nel campo della concorrenza che creano attrito fra le due sponde dell’Atlantico, come ad esempio le tariffe europee autorizzate dall’organizzazione internazionale per il commercio per gli aiuti di stato americani alla Boing. In passato l’amministrazione Trump, pur muovendosi a sua volta contro i colossi di internet, aveva criticato l’Unione Europea per aver indagato compagnie come Apple e il presidente uscente aveva definito la Vestager una “Tax Lady” [signora delle tasse n.d.r. ]

In conclusione, non sarà chiaro l’esito di questo scontro sulla regolamentazione delle grosse compagnie di internet prima di diversi anni, ma l’impatto sia delle battaglie sulla concorrenza sia sulla tassazione avranno l’effetto di alterare il mercato sulla rete in maniera profonda e difficilmente prevedibile. Mentre sullo sfondo di queste discussioni tra il vecchio ed il nuovo mondo si inserisce con sempre più forza l’Asia, sia con le sue compagnie e piattaforme, da Alibaba a Tiktok, sia con la crescente importanza ed interconnessione delle proprie economie, infatti, proprio di questi giorni è la notizia della nascita del area di libero scambio più grande al mondo che coinvolgerà 14 paesi, tra i quali Cina, Giappone, Australia, Nuova Zelanda e Corea del Sud, più di due miliardi di consumatori e il 30% dell’economia globale, spostando ancora di più il cuore economico del mondo dall’atlantico al pacifico. E inevitabilmente, i paesi asiatici sia come regolamentazioni che come offerta di prodotti e servizi finiranno per alterare lo scenario di internet e dell’economia globale più in generale.

a.z

Ultime notizie

Dello stesso autore