Coronavirus, stato di emergenza: “Al lupo al lupo”! La favola di Esopo

05.10.2020 – 12.58 – Non si vuole assolutamente minimizzare la situazione che vede in Italia un nuovo incremento di infetti giornalieri, conseguenza dei casi di ritorno, turistici e lavorativi, degli assembramenti vacanzieri, dell’incessante flusso dei migranti, e della ripresa della scuola; i mesi autunnali ci riserveranno un ulteriore peggioramento, stagionalità o meno. In Italia si osserva un progressivo peggioramento dell’epidemia di SARS-CoV-2 da nove settimane, che si riflette in un maggiore carico sui servizi sanitari. Continua l’aumento del numero di nuovi casi e delle persone positive, conseguente sia all’incremento dei casi testati, sia al costante crescere del rapporto positivi/casi testati. L’Rt calcolato sui casi sintomatici è ora pari a 1,01. La differenza è che i posti letto nelle terapie intensive hanno una media di occupazione del 3 per cento, dato di gran lunga inferiore a quello di marzo, aprile e maggio. L’incremento dei positivi è correlato al numero dei tamponi eseguiti quotidianamente e in linea con l’andamento della curva epidemiologica dei mesi che stanno seguendo la fase acuta della pandemia. L’equazione è semplice: più tamponi, più positivi. Maggiori sono le l’attività di screening e contact tracing per l’accurato e mirato tracciamento dei singoli casi, e maggiore sarà il numero dei positivi intercettati. Questo fa parte della normale attività di vigilanza delle Strutture di Igiene e Sanità Pubblica.

Il 27,6 per cento dei nuovi casi diagnosticati in tutto il paese è stato identificato tramite attività di screening, mentre il 35,8 per cento nell’ambito di attività di contact tracing. I rimanenti casi sono stati identificati in quanto sintomatici (31,4 per cento) o non è riportata la ragione dell’accertamento diagnostico (5,2 per cento). Inoltre, c’è il problema dei blandamente positivi, che presentano poche repliche virali nel tampone, apparentemente non in grado di contagiare alcuno; dei tamponi falsi positivi e falsi negativi. Sempre stando alle statistiche, il 97 per cento degli italiani non è ancora entrato in contatto con il virus e siamo ben lontani dall’immunità di gregge. Attenzione: l’aumento delle capacità di offerta diagnostica e di tracciamento (tamponi, normali o rapidi, test sierologici tipo pungidito o con prelievo o l’utilizzo di App dedicate, ad esempio) deve essere accompagnato dal potenziamento dei servizi territoriali per la ricerca dei casi e la gestione dei contatti, inclusa la quarantena dei contatti stretti e l’isolamento immediato dei casi secondari. La riduzione dei tempi tra l’inizio della contagiosità e l’isolamento resta un elemento fondamentale per il controllo della diffusione dell’infezione, che altrimenti può divenire ingestibile. Altro fattore importante è che meno del 10 per cento dei nuovi contagiati manifesta sintomi rilevanti. Nonostante il numero di casi sia ormai equiparabile a quello dello scorso marzo-aprile, la situazione è quindi oggi diversa, in quanto la sintomatologia clinica è meno aggressiva. La letalità apparente nelle regioni inoltre è stabilmente in calo rispetto ai mesi primaverili

Ciò premesso ed analizzato, prolungare fino al 31 gennaio lo stato di emergenza nazionale, suggerendo addirittura l’uso permanente delle mascherine anche all’aperto, in condizioni di non assembramento, sembra una misura eccessiva e non giustificata, stante la situazione attuale e di prospettiva. A ciò si aggiunge che i bollettini sulla diffusione dei dati sul monitoraggio delle epidemie, negli ultimi decenni, è avvenuta sempre su base settimanale o mensile. Basta visitare il portale InfluNet – dove il Ministero comunica l’ andamento dei contagi influenzali – per rendersene conto. Così dovrebbe accadere anche con il Covid 19, si eviterebbero imbarazzanti variabilità quotidiane spesso collegate alle giornate festive che sono caratterizzate da un minor numero di tamponi effettuati e processati. La stabilità dei dati ne guadagnerebbe e ci sarebbe una maggiore attendibilità senza ricorrere alla prosa (“oggi meglio di ieri”, “balzo dei ricoveri”, “la curva oggi cala”, “i decessi sono in aumento). Il susseguirsi quotidiano, tramite i media, di dati e numeri scollegati da un quadro complessivo, servono solo a mantenere uno stato di allerta permanente, che a gioco lungo determina una assuefazione nell’opinione pubblica la quale, unita ad un fastidio ed insofferenza crescente, porta a sottovalutare i problemi reali della pandemia diminuendone la collaborazione. Il tutto ci ricorda la favola di Esopo “Al lupo! Al lupo”! Bisogna perseverare con le misure di contenimento prescritte: distanziamento sociale, mascherine, lavaggio frequente delle mani, a cui si aggiunge la vaccinazione antinfluenzale.

Fulvio Zorzut

[f.f.][il dott. Fulvio Zorzut, dell’Ordine dei Medici di Trieste, è medico epidemiologo e già direttore ISC Igiene Sanità Pubblica]

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