17.09.2020 – 07.00 – Anche quest’anno il Comune di Trieste aderisce alla Settimana Europea della Mobilità che riempirà il Capoluogo di iniziative dal 16 al 22 settembre 2020 con numerose iniziative focalizzate sulla sostenibilità e il miglioramento della qualità della vita in città.
Nella giornata di ieri, mercoledì 16 settembre, si è svolta una video conferenza – a cura del Comune di Trieste (Dipartimento Territorio, Economia, Ambiente e Mobilità) e dello Studio Monplan Ingegneria – dedicata ad un argomento molto delicato, nonché caro al dibattito pubblico da diversi anni: si parla della “Cabinovia metropolitana Trieste-Porto Vecchio-Carso”.
Un progetto che, a quanto dichiarato dall’ingegnere, Andrea Gobber, risulta fattibile a livello tecnico economico e che sarebbe in grado di collegare le aree costiere del Porto Vecchio con l’entroterra triestino.
A vincere il concorso per la progettazione di questa colossale realtà è proprio lo Studio Monplan Ingegneria, che auspica la realizzazione di una cabinovia che colleghi Opicina e Trieste, passando per, l’ormai sempre più pregno di potenzialità, Porto Vecchio.
“Il territorio di trieste è occupato da un pendio collinare e quindi la parte del territorio di Trieste rivolto a nord è sito su un altipiano carsico e il collegamento fino al Porto è un tema molto delicato – esordisce Gobber – servono quindi soluzioni innovative per poter dare riposte alle criticità che sono state ormai individuate da anni”.
Un’occasione per virare ancor più verso il trasporto sostenibile e migliorare il più possibile il problema di traffico in strada a Trieste: criticità ormai ben nota del Capoluogo.
“Manca una congiunzione dei sistemi di trasporto che possa dare una continuità di servizio anche per chi arriva da fuori città”.
“Quello che inizialmente si è cercato di valutare – dichiara l’Ingegnere – era la possibilità di unire zona Nord con Lungomare e, in un secondo momento, è nata la possibilità di servire anche il Porto Vecchio per poi congiungerlo con la Stazione Ferroviaria“.
Un’idea già esistente da diversi anni ma che non è mai riuscita giungere a compimento e che, ad oggi, continua a cercare una direzione ottimale con un percorso che pretende di essere il migliore possibile: si partirebbe con la Cabinovia da Opicina, per giungere alla prima intermedia in prossimità del parcheggio di Bovedo (Barcola) passando poi per Porto Vecchio e raggiungendo infine la destinazione, ovvero il centro di Trieste, in zona Molo Quarto.
“Questa scelta ha richiesto l’individuazione di zone adatte ma soprattutto è frutto di uno studio approfondito di una tratta idonea in modo che il progetto non interferisca con la viabilità già prevista nel piano di sviluppo del Porto Vecchio“.
“Lo scopo – prosegue l’esponente dello Studio Monplan Ingegneria – è quello di togliere il maggior numero possibile di autoveicoli dalla strada, ridurre i tempi di percorrenza, garantire il confort di viaggio e rispondere sia al traffico turistico sia a quello sistematico”.
Ma perchè scegliere proprio un impianto a fune?
Durante la videoconferenza è emerso come la Cabinovia consente di minimizzare e valorizzare gli spazi, diminuire il traffico e dare maggiore possibilità di sviluppo delle aree verdi, aumentare la sicurezza sulle strade e diminuire i tempi di percorrenza con maggior confort, con un minor numero di emissioni di Co2.
L’impianto ipotizzato da Gobber consentirebbe una portata oraria di 1800 persone all’ora e, per limitare l’impatto paesaggistico nella sezione di percorso non scollinante, l’altezza dei sostegni di linea e catenaria sarebbe al di sotto della skyline degli edifici esistenti in Porto Vecchio.
I tempi di attesa sarebbe estremamente contenuti, con un arrivo di cabinovia ogni 20 secondi, come le tempistiche di viaggio: da Opicina a Trieste, e viceversa, si impiegherebbero 16 minuti.
Parlando invece da un punto di vista d’inserimento delle Stazione della Cabinovia in zona urbana non si è arrivati a soluzioni definitive, “ma abbiamo abbozzato i volumi necessari e come essi dovrebbero essere dislocati in altimetria e pianta”.
“Dove bisognerà effettuare uno studio approfondito sull’argomento sono proprio le stazioni di Porto vecchio e Trieste“.
Una questione che creava diversi interrogativi su un progetto del genere è la caratteristica Bora triestina ma l’Ingegnere Gobber rassicura sottolineando come “nel caso di fenomeni legati alla bora si sono seguiti due studi statistici basato sui dati degli ultimi 40 anni e degli ultimi 25, facendo un’analisi delle giornate con vento superiore agli 80 km all’ora: si è visto una previsione di fermo impianto per l’intera giornata per 20 giorni all’anno, mentre per altri 15 si prevede fermo impianto per qualche ora o mezza giornata”.
Questo progetto, ancora immerso nell’Odi et Amo del dibattito pubblico, necessiterebbe di due anni per la sua realizzazione.
“In un’ottica di mobilità sostenibile – sottolinea il direttore di Dipartimento Giulio Bernetti – la possibilità di una Cabinovia che consenta dal Carso di portare fino al cuore della città è stata ben vista e abbiamo deciso grazie a un finanziamento ministeriale di introdurre questo progetto”


