30.2 C
Trieste
venerdì, 1 Luglio 2022

Giovani nell’emergenza: “Diffondere educazione, non giudizi”

04.09.2020 – 10.10 –Diffondete divertimento, non il virus“. Si apre così l’ultimo appello dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nei confronti dei giovani, considerati spesso nell’ultimo periodo dall’opinione pubblica quali i nuovi “untori”, a cui attribuire la risalita della curva dei contagi durante l’estate. Ma, sì sa, la verità sta sempre nel mezzo ed è per questo che risulta necessario, specie in questo momento, ascoltare anche la voce dei diretti interessati. Ne parliamo allora con Carmela, Riccardo, Massimiliano, Francesco, Elisa e Elena, tutti appartenenti alla fascia d’eta 18-25, e provenienti da diverse zone d’Italia e dall’estero.
Raccogliendo le loro impressioni è possibile constatare come la percezione sia che mass-media e società stiano contribuendo a diffondere un’idea generalizzata dei giovani come estremamente inconsapevoli ed indifferenti nei confronti del grande problema dell’emergenza sanitaria.
Per quanto, com’è naturale che sia proprio in virtù della loro giovane età, i ragazzi si approccino sovente alle situazioni con atteggiamento di sfida e scarsa valutazione dell’effettivo rischio, la soluzione non dovrebbe essere però la stigmatizzazione della categoria. Piuttosto, la necessità che viene sentita dai ragazzi e le ragazze intervistate è quella di educare a vivere il divertimento con le relative preoccupazioni necessarie.

Per quanto riguarda invece le regole emanate dal governo nei vari DPCM sono state percepite come necessarie ed adeguate: in riferimento alla Fase 1, durante il lockdown, i ragazzi si sono detti essere stati spesso informati e consci della situazione. Tuttavia, con la riapertura dei maggiori centri d’aggregazione, come locali, discoteche, sale da ballo, l’impressione è che buona parte abbia seguito la via “sbagliata”, perdendo d’occhio le regole più importanti. L’errore può essere comprensibile se si considera l’età, ma non per questo meno condannabile. A questo proposito, è infine emersa anche l’idea che una prevenzione della situazione a rischio, coincidente con la non riapertura degli ambienti citati in precedenza, potesse essere la soluzione più corretta.

Le opinioni raccolte hanno comunque evidenziato un parere unanime in merito all’effettiva serietà della pandemia che ci ha colpito e che ancora permane tra noi, nonché sull’efficienza delle regole per contrastarla: una parte ritiene di essersi comportata in modo quasi impeccabile, mentre un’altra ritiene di aver seguito le regole il più fedelmente possibile, anche se non sempre, utilizzando il buon senso. Buon senso la cui mancanza, spesso, in modo più o meno giustificato, viene recriminata ai ragazzi, specie dai grandi organi di informazione che, è stato evidenziato, sembra affidino al pubblico una grande quantità di dati spesso non adeguatamente commentati.
La soluzione, quindi, secondo i ragazzi intervistati, sarebbe quella di volgere maggior impegno ad educazione e sensibilizzazione, piuttosto che al recriminare, come sempre dovrebbe essere quando si parla di giovani, inevitabilmente più spavaldi e inconsapevoli. Idealmente, il comportamento più indicato sarebbe quindi quello di dare il buon esempio ed insegnare la vera coesione in questo difficile momento che ci sta colpendo.

i.m

spot_img

Ultime notizie

Dello stesso autore