22.09.2020 – 15.14 – Durante gli anni di proteste che accompagnarono i tentativi di chiusura dell’altoforno della Ferriera di Servola la questione del re-inserimento lavorativo dei (tanti) operai impiegati nel settore è sempre stata un punto di contesa tra i cittadini che richiedevano che venisse posta in primo piano la propria salute e le classi lavoratrici che evidenziavano il danno al quartiere. Un’opposizione che ricompare nel caso del dibattito a Trieste come a Venezia sulle navi bianche. Nel caso triestino la Regione ha pesantemente investito nella formazione di una parte dei lavoratori secondo quanto richiesto da Arvedi in fatto di competenze lavorative. I primi corsi, è stato oggi annunciato, “partiranno a metà ottobre e coinvolgeranno 51 persone. Dureranno tra le 200 e le 250 ore e avranno una percentuale che oscilla tra il 70% e l’80% di affiancamento a lavoratori già esperti, mentre le ore rimanenti (20%-30%) saranno dedicate ad attività in aula. Quindi, ci sarà una parte prevalente di pratica, ma anche una componente non marginale di teoria”.
La fase successiva alla chiusura dell’altoforno entra così nel suo vivo, secondo quanto ha dichiarato Alessia Rosolen, assessore regionale al Lavoro. Specificatamente sono quattro i profili che verranno formati: pulpitisti specialisti, manutentori, movimentatori e una
quarta figura ibrida, intermedia tra le specializzazioni sopra indicate.
“Dalla data della sottoscrizione dell’Accordo di Programma – ha commentato Rosolen – la Regione ha bruciato le tappe e interpretato un ruolo proattivo per concordare e avviare i corsi. Cogliamo l’occasione per annunciare che lunedì 28 settembre si terrà un nuovo incontro finalizzato a definire il numero esatto delle ore per i singoli corsi”.
Rosolen ha chiarito anche che “l’accordo di programma prevede un periodo di due anni per lo svolgimento dei corsi e il numero dei partecipanti viene stabilito in accordo da Arvedi e dalle sigle sindacali. È necessario suddividere i lavoratori in gruppi numericamente ragionevoli e rispondenti alle effettive esigenze del ciclo produttivo. Ci sono regole imposte da normative nazionali – ha aggiunto – che non possono essere eluse: il numero di ore dei corsi è propedeutico ad assicurare un bagaglio di conoscenze, competenze e capacità che rendano il lavoratore sufficientemente autonomo da iniziare il nuovo lavoro in sicurezza”.
In conclusione, ha rilevato l’assessore, “la Regione sta conducendo un presidio attento e sistematico rispetto a questi percorsi formativi. Lo ha fatto nei mesi scorsi e continuerà a
farlo. L’obiettivo è tutelare i lavoratori, non cimentarsi con l’esercizio della deresponsabilizzazione. Stiamo cercando soluzioni e confidiamo di trovarle, non ci interessa sparare addosso a presunti colpevoli cui addossare responsabilità.
Naturalmente- chiude – restiamo a disposizione e rispondere in tempi rapidi alle richieste di organizzare ulteriori incontri da parte dei sindacati”.


