Come procede ESOF2020? Un’affluenza più virtuale che reale per il TCC

05.09.2020 – 18.21 – L’equilibrio tra misure di sicurezza – sanitaria e legale – e le necessità di attirare il pubblico ha dominato fin dai suoi primi giorni la Convention di ESOF 2020: la manifestazione scientifica doveva costituire, nelle intenzioni pre Covid, il momento che avrebbe portato i triestini ad “appropriarsi” degli spazi del Porto Vecchio passati al Comune. Un primo passo nell’integrare il distretto storico-portuale con il tessuto urbanistico cittadino. I controlli ai varchi, tanto presso la Stazione di Piazza Libertà, quanto presso il Piazzale di Barcola, l’accesso limitato non solo all’interno degli edifici, quanto alla stessa area portuale a meno di non avere una prenotazione; le stesse dimensioni dell’evento limitate a una manciata di giorni; tutto ciò ha impedito che ESOF 2020 acquistasse una dimensione vicina al cittadino.
Inevitabilmente ciò si è riflesso non solo nelle visite alle esposizioni, quanto agli stand delle diverse aziende, istituzioni e università presenti alla “fiera” di ESOF 2020.
Trieste All News ha posto alcune domande agli addetti, cercando di stimare quale sia stato l’afflusso; i quesiti sono stati posti questo venerdì 4 settembre, al tardo pomeriggio (17-18) e come tali non considerano eventuali “masse” giunte il sabato o la domenica, giorno conclusivo della fiera.
I controlli delle forze dell’ordine che accertano per ciascun visitatore nel Porto Vecchio il documento di identità o il badge si sono però rafforzati; e la zona rimarrà probabilmente “blindata” alla luce della visita del ministro Conte, programmata per domani.

Lo stand della SISSA, presente accanto a quello della Regione Friuli Venezia Giulia, all’interno del Magazzino 28 che ospita l’Auditorium, ha confermato numeri tendenti al ribasso. I sissini, hanno raccontato, non sono mancati; vi sono state delle comitive, un po’ di persone durante l’inaugurazione; ma in generale ha predominato una clientela specializzata.

Lo stand dell‘Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) aveva qualche giovane incuriosito dalle stelle; e alla richiesta di stimare le visite ha confermato che “Non c’è stata moltissima gente. Un po’ era prevedibile, certo, non è stata affollatissima. All’inaugurazione un po’ di gente c’era, ma nulla di eccezionale”.

L’Elettra Sincrotrone aveva portato a ESOF2020 uno stand di grandi dimensioni che permetteva di spiegare, con linguaggio semplice e accessibile, il funzionamento del centro di ricerca. C’era qualche ragazzo, non mancavano le famiglie; secondo l’addetto la “mattina era apposto; al pomeriggio davvero pochi. Purtroppo salviamo il salvabile. I fondi, gli spazi, gli investimenti sono stati fatti; pertanto si procede comunque“.

La Trieste Valley è una realtà nata proprio nei giorni di ESOF 2020, volta a “federare” quattro realtà tecnologiche di alto profilo giuliane: Eurotech (Cloud High Performance Computer), RnB Gate (AI, Simulation e Data Analysis Applications) e eXactLab (Cloud HPC Management e Setup) e Aindo (Intelligenza artificiale per l’industria).
L’obiettivo? Connettere e digitalizzare aziende e compagnie non solo nel Friuli Venezia Giulia, quanto nel centro est Europa, sfruttando le potenzialità offerte dall’alta densità di ricercatori di Trieste e dal suo nuovo Centro Congressi. Tecnologia&scienza pertanto; che ritornano in un Porto Vecchio da sempre considerato quale futuro “incubatore” di start up.
L’addetta ha confessato che l’afflusso è stato “Poco. L’inaugurazione ha portato un po’ di gente, ma per il resto i visitatori sono stati pochi”.

Lo stand dell’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale era abbastanza affollato; è stata pertanto occasione per domandare a quale punto sia il viaggio della nave polareLaura Bassi” che Trieste aveva salutato oltre un anno fa.
“La spedizione in Antartide – ha raccontato l’OGS – è partita proprio prima dell’emergenza Covid-19; poi la nave di solito compie la missione al Polo Sud durante l’estate antartica e risale durante l’estate artica, quando i ghiacci si ritirano. Stavolta invece è rimasta in mare a causa dell’emergenza, ormeggiata in Nuova Zelanda; ripartirà già adesso, durante l’estate antartica, tra dicembre-gennaio 2021. È arduo dire se sia stato un successo o meno, perché si trattava di una missione scientifica difficile da riassumere in una sola frase. È andato tutto bene, direi; ma i risultati li sapremo solo in futuro”.

Non mancava qualche presenza internazionale, nonostante gli ostacoli ai viaggi; era ad esempio presente il Research Council of Lithuania, organismo intergovernativo della Lituania volto a cercare fondi, farsi pubblicità e connettere i ricercatori lituani con i progetti scientifici in corso nell’Unione Europea. In altre parole, uno showcase delle conquiste scientifiche del piccolo paese Baltico. La Lituania rimane in Europa uno tra i paesi con la più veloce e pervasiva connessione Internet e come l’Estonia è in prima linea nella digitalizzazione della società, muovendosi con largo anticipo rispetto ai più “lenti” paesi dell’Europa occidentale. Le due rappresentanti hanno detto di essersi trovate bene a Trieste, anche se hanno confessato di aver trovato straniante di non avere una connessione wifi funzionante nel Trieste Convention Center, con l’eccezione di quella fornita dallo stand. “Per noi quando andiamo in qualche luogo non trovare una connessione Internet ci sembra strano” hanno osservato con ironia.
La connessione wifi pubblica non era infatti attiva il primo giorno, ma lo è diventata a partire dal secondo.

Questo scenario di basse presenze è stato però contraddetto dalle due realtà universitarie regionali: Udine e Trieste. In entrambi i casi gli stand hanno avuto presenze se non numerose, quantomeno sufficienti a garantire una ragion d’essere.

L’Università di Udine ha raccontato che ormai “cerca abbastanza di dialogare col territorio; cerchiamo di connettere la laurea col mondo del lavoro, di non lasciare lo studente a sè stesso dopo la laurea. Nel settore dell’informatica, ad esempio, dopo un anno abbiamo zero disoccupati”. Nel caso specifico di ESOF2020 “abbiamo portato la robotica e abbiamo poi una speciale attenzione ai temi di attualità, come le intelligenze artificiali e i big data“.
I visitatori sono stati “Pochi. Qui siamo un po’ nascosti; comunque abbiamo avuto un po’ di afflusso alla mattina”.

L’Università di Trieste era presente in forze con un dispiegamento dei propri conseguimenti scientifici; spaziando dalla robotica, alla “roboarte”, all’astrofisica, al lancio dei satelliti, all’ingegneria aerospaziale, all’ottica quantistica, senza trascurare lo studio sul Covid-19.
Incuriosiva e attirava un modellino in scala 1:1 di un possibile Rover per Marte costruito con un misto di tecniche di stampa 3D e tecnologia “tradizionale”.
Il prof. Stefano Seriani era ottimista; “L’affluenza è stata discreta, il primo giorno abbiamo avuto tanta gente; ieri un buon numero. Oggi è più tranquillo, ma qualcuno c’è sempre”.
E i più giovani? “Studenti ne sono passati parecchi; ad occhio un quarto dei visitatori. Proprio un’ora fa uno di loro ha deciso che s’iscriverà a ingegneria; non mancano le presenze internazionali; dalla Germania, dall’Europa in generale”.

[z.s.]