Cara Scuola, ti scrivo… così mi distraggo un po’!

13.09.2020 – 21.30 – Cara Scuola, ti scrivo… così mi distraggo un po’! Da quando sei andata via ci sono grosse novità, l’anno vecchio è finito ormai da tempo ma molte cose ancora qui non vanno. Si esce poco di sera come di giorno e di feste non se ne fanno quasi più. Qualcuno mesi fa ha chiuso le finestre e ancora ha molta paura ad aprirle. Si sta senza parlare con il cellulare in mano e quelli che hanno niente da dire urlano su Facebook, su Instagram, su WhatsApp. La televisione ha detto che il nuovo anno porterà molte trasformazioni e tutti quanti stiamo aspettando. Investimenti milionari, banchi avveniristici, insegnanti numerosi, preparati e accoglienti, studenti responsabili e collaborativi, famiglie felici e gentili e poi digitale, digitale e digitale!

Ci sei mancata cara Scuola e come in ogni nostalgia ti abbiamo ricordata bella, importante, preziosa. Capace di custodire i semi e di farli fiorire, capace di cura, e di cultura, di relazione e di riflessione, di attività e di ponti da costruire. Di passato che, attraversando il presente, diventa un futuro migliore da immaginare, da inventare, da fare insieme. Com’eri bella nei nostri desideri di riaverti qui, come un amata lontana, come una possibilità negata, come un sogno che si colora di fantasia. Cara scuola ci sei mancata davvero! Ma domani ritorni, ancora tu! Che emozione, che paura di non riconoscerti dietro la maschera, di essere delusi e traditi nelle nostre aspettative!

Ma voglio sperare pensando alla parola maschera che significa persona. Che bello sarebbe se sotto quelle maschere ci scoprissimo tutti Persone, tutti con la maiuscola: Alunni-Persone, Genitori-Persone, Insegnanti-Persone, Bidelli-Persone. Tutti sulla stessa barca della pandemia e della vita. Tutti alla ricerca di noi stessi nel labirinto della nostra esistenza, tra gli inciampi che fanno crescere se siamo disposti a lasciarci cambiare, a riconoscerci uguali e diversi, ad accettarci così come siamo.

Che bello se con i nostri alunni riuscissimo a trasformare tutte queste imposizioni in un grande gioco di ruoli e di responsabilità collettiva in cui imparare insieme a diventare grandi, cittadini di un nuovo mondo. Così la maschera potrebbe recuperare l’antica funzione di disvelare la nostra umanità più vera invece di nasconderla, come nel teatro, e tutto questo incubo si potrebbe trasformare in un sogno di cambiamento e di evoluzione.

Vedi cara scuola cosa mi devo inventare per poter ridere insieme e continuare a sperare. Ma come tutti gli anni anche questo passerà in un istante ed è importante che in quest’istante ci sia ciascuno di noi, con la propria maschera, con i propri sogni, i propri desideri, le proprie speranze e le proprie responsabilità.

Perché, lo sappiamo, l’anno che sta arrivando tra un anno passerà e tutti ci stiamo preparando insieme. Forse è questa la novità?

Questa lettera, inviataci da Cinzia Morea sottolinea alcune criticità della scuola ma allo stesso tempo è foriera di grandi speranze quelle di cui ciascuno di noi, in questo momento, ha bisogno.