10.08.2020 – 11.10 – “Beirut capitale della rivoluzione“. Recita così uno degli striscioni appesi alle finestre di palazzo Bustros, nel cuore di Ashrafiye, uno dei quartieri di Beirut maggiormente colpiti dalla tragica esplosione avvenuta il 4 agosto dove, alcuni giorni dopo, nella giornata di sabato 8 agosto, un gruppo di attivisti guidati da un drappello di veterani dell’esercito in pensione, hanno assaltato la sede del ministero degli Esteri.
E’ stato un weekend di fuoco quello appena trascorso nella capitale libanese, dove la potente esplosione che ha causato oltre 150 morti, 6.000 feriti e 300mila sfollati, ha dato seguito ad un’ondata di proteste antigovernative sfociate nella violenza, con centinaia di feriti tra manifestanti ed agenti.
Oltre al Ministero degli Esteri, ad essere preso d’assalto ed occupato è stato anche il Ministero dell’Economia, e in serata la sede dell’associazione delle banche vicino a piazza dei Martiri, dove alcuni manifestanti hanno “impiccato” un manichino del leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, a un finto patibolo eretto nella piazza.
A seguito delle proteste popolari sono arrivate anche le dimissioni del Ministro all’Informazione, Manal Abdel-Samad, annunciate ieri, “in risposta alla volontà pubblica di cambiamento” e, più tardi, anche quelle del Ministro all’Ambiente, Damianos Kattar che in un comunicato riferisce di aver perso la speranza in un “regime sterile che ha fallito diverse opportunità”.
Il premier Hassan Diab, nel corso di un intervento in TV ha parlato di elezioni anticipate: “sono pronto ad assumere la responsabilità per i prossimi due mesi fino a che i partiti non troveranno un accordo sulla prossima fase”. Diab ha inoltre invocato “il momento della responsabilità collettiva. Vogliamo una soluzione per tutti i libanesi”, ripromettendo che “presto emergerà la verità” sull’esplosione.
L’indagine è stata più volte promessa nei giorni scorsi, alla quale si affianca, tuttavia, la richiesta da parte dell’Onu e di alcuni leader internazionali, di un’inchiesta indipendente sul disastro avvenuto. Posizione ribadita anche nel corso della videoconferenza di ieri tra trenta leader rappresentanti di istituzioni internazionali; l’iniziativa è però stata definita “una perdita di tempo” dal presidente del Libano Michel Aoun. Al governo libanese i leader, con Emmanuel Macron e Donald Trump in prima linea, hanno rivolto un appello ad ascoltare i bisogni di chi manifesta legittimamente: “Bisogna fare il possibile affinché non prevalgano il caos e la violenza”.
Inoltre, nel corso della videoconferenza è stato deciso di stanziare 250 milioni di euro il prima possibile per la ricostruzione di Beirut; gli aiuti, al fine di consentire la massima trasparenza, saranno gestiti dall’Onu attraverso le sue agenzie e saranno consegnati “direttamente” alla popolazione. Il Fondo monetario internazionale, che ha partecipato alla videoconferenza con il direttore Kristalina Georgieva, si è inoltre detto disponibile a “raddoppiare gli sforzi” a patto che il Libano si impegni ad attuare quelle riforme che vengono chieste da ben prima l’esplosione.
(Fonte: Ansa, Il Sole 24 Ore, Corriere della Sera)


