Coronavirus: la pandemia, le scale e i palloni sonda. Allarmismi inutili e giuste precauzioni

22.08.2020 – 14.14 – Se parliamo di Coronavirus e di malattie infettive, l’uso di una scala di valori diversa può cambiare in maniera anche significativa le dimensioni della pandemia in atto. Il numero totale degli infetti e dei decessi nel mondo per Coronavirus Sars-CoV-2, causa del Covid-19, giornalmente proposti dalla Johns Hopkins University, al momento è pari a quasi 22 milioni 704mila con più di 794mila decessi. Se rapportiamo questi numeri a quelli dei decessi per tutte le altre cause del 2017 lo scenario tende a cambiare e la scala dei valori complessivi muta; considerevolmente. I numeri delle grandi epidemie influenzali del passato, come la Hong Kong del 1968 (oltre un milione di morti), o la Asiatica del 1957 (oltre due milioni di decessi) furono differenti, anche se quella attuale da Coronavirus è ancora in atto. Inoltre, nelle annate citate il network globale di trasmissione e condivisione dei dati e dei numeri da parte della comunità scientifica non era neanche lontanamente paragonabile alla precisione e velocità attuale: semplicemente erano altre epoche, ed è facile supporre che ci sia stata una forte sottonotifica dei casi e dei decessi reali e anche una difformità nella loro raccolta. Non è possibile non rilevare come nel mondo ci siano, abitualmente, circa 1 milione e mezzo di decessi l’anno per malattie gastroenteriche infettive, circa 1 milione e 100mila decessi l’anno per tubercolosi, circa 1 milione per Aids o 600mila decessi per malaria, per non parlare delle altre malattie potenzialmente mortali, come le epatiti per citarne solo una. Ora, senza scomodare ipotesi discutibili e comunque confutabili, si deve richiamare l’attenzione sul fatto che i numeri complessivi dell’epidemia da Coronavirus, per quanto drammatici, non sono correlabili a una malattia infettiva a trasmissione certamente aerea, perché in questo caso bisognerebbe aggiungere, visti ormai i molti mesi di pandemia, almeno uno 0 a tutte le cifre ufficiali fornite, considerata l’elevata capacità di trasmissione di una siffatta modalità di contagio. I valori di prevalenza nella popolazione italiana, risultati dai recenti studi del Ministero della Salute e dell’Istat, hanno dato una percentuale di pregressi infetti molto basso rispetto alle attese. È risultato infatti positivo, e quindi immune naturale, solo il 2,5 per cento dell’intera popolazione da zero anni in su; questo conferma che la contagiosità è bassa e da alcuni mesi anche la clinica è diventata assente o lieve. L’età mediana degli infetti [valore diverso dalla media assoluta NdR] contribuisce a dimostrarlo: ora è di 41 anni, nell’ultima settimana addirittura di 30 anni, mentre nei mesi precedenti era di 61 anni, con un forte calo dell’età degli infetti nella popolazione: possiamo discutere se sia colpa dei giovani italiani della Movida o dei migranti, visto che l’età media è simile. Dai dati dell’ISS l’80 per cento degli infetti è asintomatico, lieve o pauci sintomatico e questo conferma anche una scarsa aggressività clinica, che trova ulteriore riscontro nelle percentuali attuali dei ricoveri in terapia intensiva.

Ciò premesso la situazione in Italia richiede molta attenzione: è sicuramente migliore rispetto a quella delle nazioni vicine, ma l’andamento della curva dei contagi ha smesso già a giugno di scendere e dopo un periodo di stasi si è verificata una inversione di tendenza e ora sta risalendo. Come si vede la prima ondata non si è mai esaurita, ma sta dando segni preoccupanti di ripresa anche a livello regionale: le modalità di conteggio devono essere più precise ed accurate, differenziando i soggetti infetti in base alla nazionalità ed alla provenienza e non solo individuati con la dicitura “fuori regione”. Un esempio per tutti il giorno di Ferragosto: la regione Emilia Romagna ha segnalato 154 (centocinquantaquattro) decessi avvenuti in primavera e mai comunicati. Solo attraverso una stima puntuale è possibile monitorare l’evolversi della nuova situazione che nel mese di luglio ha subito un cambiamento importante segnando come luoghi principali di contagio l’estero, casi di importazione, stranieri, migranti, turisti e frontalieri 30,9 per cento, famiglia 23,5 per cento, mentre bar, discoteche e ristoranti sono al 2,3 per cento.

Ora, la recrudescenza dell’epidemia è incontrovertibile, anche se è in funzione dei tamponi effettuati: credo sia evidente a tutti che se si facessero 100mila tamponi al giorno i numeri degli infetti, che è bene ribadire non sono ammalati, sarebbe altissimo, e verrebbe interpretato come un peggioramento della pandemia, mentre se i tamponi non venissero più effettuati la pandemia, visti i bassi numeri dei ricoveri e dei decessi attuali, sarebbe miracolosamente scomparsa). Ciò che lascia perplessi sono i messaggi politici ed istituzionali spesso subentranti ed in contraddizione, immancabilmente sostenuti o criticati da illustri specialisti in contrasto tra loro, in un gioco a cui i media si prestano volentieri e che serve solo a disorientare l’opinione pubblica, già provata da due mesi di lockdown, dai rigidi controlli, blocchi stradali, autocertificazioni e le correlate conseguenze economiche che dovranno appena manifestarsi pienamente.
Un giorno si scopre che la colpa di tutto è dei giovani che si assembrano, tanto che la parola “Movida” ha assunto connotazioni negative. Sorprendentemente le discoteche, all’improvviso, diventano degli incubatori pericolosi che vanno richiusi ma solo dopo il 16 agosto. Con corollario di obbligo di uso di mascherine in stile coprifuoco dalle 18 alle 6 del mattino, come se ci fossero dei contagi a fascia oraria. Un altro giorno si insiste che i migranti, del cui stato di salute non sappiamo nulla, non sono infetti per principio e si minimizza sul fatto che evitano le misure quarantenarie, i tamponi diagnostici o che si rendano irreperibili fuggendo dai centri di accoglienza. Giusto a margine, se i migranti interagiscono poco con la popolazione generale, altrettanto non si può dire dei volontari, del personale di assistenza, dei medici volontari o delle forze dell’ordine che alla sera rientrano in famiglia e conducono una vita sociale normale ed integrata. Gli italiani avrebbero poi sbagliato ad andare in vacanza all’estero, quando questo invece era consentito, e una precisa scelta del Governo rende ora problematico il loro rientro in patria, proprio a Ferragosto, da paesi come la Croazia, la Grecia o la Spagna. Ma anche le scelte autarchiche delle vacanze nazionali al mare diventano oggetto di critiche. Un altro giorno ancora, la scuola forse non potrà riaprire al 14 settembre, quando è vitale che ciò accada in una nazione evoluta, sicuramente più del campionato di calcio di serie A. Certo sui banchetti con le rotelle credo sia superfluo fare commenti, come sul concetto di distanziamento delle “rime buccali” o la responsabilità penale e civile dei presidi in caso di contagi, che sono omologati agli infortuni sul lavoro. Addirittura qualcuno paventa che forse siano da rinviare le elezioni regionali, sine die; anche se non è chiaro il perché Coronavirus contro Costituzione della Repubblica Italiana. Dulcis in fundo, si apre un dibattito sterile sulla obbligatorietà eventuale di un vaccino che ancora non esiste.

Molte volte non sembrano errori di comunicazione ma dei “palloni sonda”, lanciati per vedere che effetto che fa… e quindi ricorrere agli opportuni correttivi. L’attuale andamento dell’epidemia richiama ad un atteggiamento di massima prudenza, in questa fase di transizione. Non ne siamo fuori e il susseguirsi di dichiarazioni quotidiane, da fonti nazionali o internazionali, di drammatici balzi dei contagi o drammi futuri incombenti, non aiuta. È fondamentale mantenere i consueti comportamenti di prevenzione (distanziamento, mascherine e disinfezione/lavaggio delle mani) per limitare il rischio di un aumento del numero di casi e decessi nel breve termine, posto che sicuramente a settembre-ottobre si assisterà ad un incremento complessivo dei casi, considerate l’incubazione di circa 5-10 giorni di media e l’attuale circolazione del Coronavirus, ma sono dati attesi e ampiamente previsti senza allarmismi inutili e nell’ambito di una vita normale, con precauzioni.

Fulvio Zorzut