Aborto farmacologico: novità e minori tutele. Diritto 4.0

24.08.2020 – 14.32 – In pieno Ferragosto, il Governo modifica le regole sull’aborto volontario, ampliando la possibilità di abortire e semplificando la procedura. Una modifica su un tema così importante, decisa sotto l’ombrellone, rischia di passare inosservata, di non ricevere le dovute attenzioni da parte della popolazione e non essere adeguatamente spiegata e compresa. Poiché sicuramente non era questa l’intenzione del Ministro della Salute (Roberto Speranza di “Articolo 1” – “Liberi e Uguali”), vediamo assieme cosa ha deciso in pieno periodo festivo.

Quando parliamo di aborto, facciamo riferimento alla Interruzione Volontaria di Gravidanza (I.V.G.), che in Italia è stata legalizzata dalla legge 194 del 1978 dopo la battaglia di Marco Pannella e che permette a ogni donna di rivolgersi agli ospedali pubblici nei primi 90 giorni di gravidanza per interrompere la gestazione del feto. La questione è delicatissima e, dopo oltre 40 anni, continua a sollevare innumerevoli questioni etiche e morali. Al punto che la stessa legge permette ai medici di esercitare l’obiezione di coscienza, cioè, è a loro riconosciuto il diritto di rifiutarsi di interrompere la vita in gestazione. Statisticamente, in Italia, il 70 per cento dei ginecologi (con punte del 90 per cento nelle regioni del sud), rifiuta di praticare l’aborto quando esso dipende dalla volontà della donna e non da necessità mediche o terapeutiche.
In questo quadro, nel 2009 è intervenuta la pillola RU-486, cioè il mifepristone, che è uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l’aborto chimico. Esso veniva utilizzato nei primi 49 giorni della gravidanza e, a tutela della donna, veniva somministrato durante un ricovero ospedaliero. Uso il tempo passato perché oggi il governo ha esteso la possibilità di somministrare i farmaci abortivi fino alla nona settimana e, soprattutto, ha eliminato la necessità del ricovero ospedaliero: infatti, è stato annullato il vincolo di utilizzare il farmaco abortivo “in regime di ricovero” e ne è stato esteso l’impiego dal 49mo al 63mo giorno di amenorrea.
Il Ministero della Salute si raccomanda “di effettuare il monitoraggio continuo ed approfondito delle procedure di interruzione volontaria di gravidanza con l’utilizzo di farmaci, avendo riguardo, in particolare, agli effetti collaterali conseguenti all’estensione del periodo in cui è consentito il trattamento in questione”. Confidiamo che le donne, al di là dell’utilissimo monitoraggio, in un momento così cupo e traumatico della loro esistenza, non vengano abbandonate a loro stesse, private del ricovero ospedaliero.

[g.c.a.]

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