13.07.2020 – 11.00 – Il sogno di chiunque, ma purtroppo non sempre realizzabile. Chissà quanti avranno pensato, almeno una volta nella vita, di poter contare su “macchine intelligenti” in grado di risolvere i tanti problemi quotidiani come, ad esempio, ricordarsi di accendere il riscaldamento o il condizionatore per far trovare una temperatura confortevole al rientro a casa, riempiendo il frigorifero vuoto e ordinando la spesa preferita, ricordandoci se un prodotto sta per terminare o si avvicina alla scadenza, o anche solo gestendo la sicurezza casalinga intervenendo nelle emergenze.
Questo si chiama IoT, Internet of Things, nato oltre trent’anni fa con un tostapane che si attivava via web e una webcam fatta installare da una grande società americana per evitare lunghe file alla macchinetta del caffè. Tre scatti al minuto inviati a ogni dipendente per mostrare lo stato di affollamento davanti al distributore bastavano ad evitare inutili sprechi di tempo, ma soprattutto recuperare produttività.
Quasi una preistoria tecnologica se confrontata con la realtà attuale, dove l’IoT concorre al PIL mondiale con 665 miliardi di dollari e si stima che entro il 2025 rappresenterà, con 11 mila miliardi di dollari, l’11 per cento dell’economia dell’intero pianeta. L’Italia è in linea con il trend dei principali Paesi occidentali (Dati Osservatorio IoT – School Of Management Politecnico di Milano), anche se questo processo non avviene in tutti gli ambiti alla stessa velocità. L’IoT rappresenta comunque nel panorama nazionale uno dei settori più performanti negli ultimi anni, con un valore di mercato pari a 6,2 miliardi di euro nel 2019, in crescita del 24 per cento rispetto all’anno precedente.
Ma come mai la previsione di crescita per l’IoT presenta trend così positivamente esponenziali? La risposta sta nella complessità degli oggetti, anche quelli più semplici, come un ferro da stiro o una lavatrice ad esempio, che continuano a trasformarsi aumentando di continuo funzioni e prestazioni grazie a software sempre più sofisticati, e questo processo fa sì che diventino parte della grande famiglia dell’Internet of Things. Non guarderemo più il ferro da stiro con gli stessi occhi.
Qualche esempio. Un telefono fisso fino al 2000 aveva zero linee di codice, e serviva solo per conversare da remoto con qualcuno, uno smartphone oggi ne ha più di 30 milioni, scatta fotografie, risolve calcoli complessi, sveglia la mattina e ci ricorda di andare dal dentista. Una Fiat 500 negli anni ’60 era priva di linee di codice rispetto all’attuale auto che supera i 50 milioni, e se nel 1969 siamo andati sulla Luna con meno di 10.000 linee di programmazione, per far volare il famigerato caccia F35 non ne bastano 45 milioni. Il cervello delle auto intelligenti segnala un pericolo o lo evita attraverso la guida autonoma.
Un’idea visionaria di qualche b-movie di fantascienza? Senza la tecnologia IoT forse questi progetti sarebbero rimasti nel cassetto di qualche scienziato del MIT. Ora le macchine parlano tra loro, conoscono distanze e rilevano le velocità di chi sta attorno, inviando segnali di alert e in un futuro prossimo eviteranno milioni di incidenti.
Trieste è protagonista di questo cambiamento grazie ad un’azienda come Corvallis, un’importante realtà italiana dell’IT che ha scelto la nostra città (Area di Ricerca) per sviluppare i suoi progetti di IoT con una collaborazione strategica con l’importante azienda di Amaro(UD) Eurotech, membro fondatore dell’IoT Working Group, che siede di diritto insieme alcuni colossi mondiali come HP, IBM, Intel, Ericsson, nel board della Eclipse Foundation (la più importante community industriale di open innovation e collaboration al
mondo). Eurotech rappresenta un’eccellenza mondiale nel settore dell’Internet of Things e da oltre 25 anni è impegnata nell’innovazione nel campo dei prodotti hardware e software che aiutano le aziende a digitalizzare i propri prodotti e le loro fabbriche.
Dario Sottana, direttore del Digital Technology Hub di Corvallis ritiene che uno degli aspetti ancora poco percepiti e sfruttati nel mondo Internet of Things sia la capacità di aiutare, e supportare lavoratori e aziende, nella tutela della salute delle persone, in particolare rispetto alle regolamentazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Nel mondo in effetti, secondo gli ultimi dati ILO (Organizzazione internazionale del lavoro), si assiste a 374 milioni d’infortuni sul lavoro ogni anno, dei quali quasi tre milioni fatali, con morti bianche che in Italia, tra gennaio e novembre 2019, hanno sfiorato quota mille, mentre 590 mila sono state nello stesso periodo le denunce presentate all’Inail.
È quindi un dovere etico aumentare gli sforzi per ridurre sensibilmente questi numeri, e in quest’ottica Corvallis ed Eurotech hanno pensato di realizzare una soluzione flessibile, che risponda alle più diverse necessità aziendali.
Qualche esempio di IoT in ambito sicurezza sul lavoro? “Pensiamo”, prosegue Dario Sottana, “ad un operatore che ogni giorno debba indossare specifici dispositivi e presidi di protezione individuale e che, per distrazione, esegua una manovra errata come talvolta è avvenuto anche durante il Covid. Oppure che si trovi inavvertitamente in un’area pericolosa di un impianto, e per il grande rumore e la concentrazione nello svolgere il proprio lavoro non si accorga della pericolosità della sua posizione. In entrambi i casi può essere avvisato con un semplice meccanismo di allerta fisica del pericolo (es. un braccialetto che vibra o un dispositivo visivo), preservandolo così da infortuni gravi. Allo stesso modo, facendo un altro esempio, in un ambiente lavorativo in cui i dispositivi di sicurezza da indossare fossero diversi per aree, queste tecnologie potrebbe garantire l’operatore nella verifica di essere “a norma” prima di accedere alle differenti zone. Il
monitoraggio di segnalazioni di pericolo con maggiore frequenza in determinati ambienti dell’azienda, in forma totalmente anonima, potrebbe inoltre aiutare la stessa a rivedere alcuni processi organizzativi per ridurre i rischi quotidiani.”
Una realtà veneta con una sede a Trieste (Area di Ricerca) e una friulana, che hanno sinergicamente deciso di lavorare insieme per condividere conoscenze e competenze e costruire soluzioni destinate a rendere più sicuri i luoghi di lavoro appare quasi una novità nel panorama imprenditoriale, che può ora essere adottato come modello incrementale per chiunque.
Si tratta di accorgimenti che uniscono l’affidabilità e versatilità dei componenti IoT di Eurotech, che permettono di sviluppare applicazioni edge-to-cloud per la gestione dei dispositivi, con Servizi di Corvallis in termini di integrazione, analisi e disegno dei processi, consentendo un’efficace soluzione che garantisce alle aziende ed ai lavoratori un concreto aiuto con impatto ridotto nel pieno rispetto delle normative GDPR e di riservatezza.
Le soluzioni proposte sono naturalmente applicabili a svariati settori, sia che si tratti di contesti ad elevate performance o meno. Gli ambiti in cui l’Internet of Things può essere utilizzata sono davvero tanti, e l’ormai imminente diffusione a livello nazionale del 5G, con la sua elevata resa, permetterà di connettere un numero sempre crescente di dispositivi anche senza la presenza di una rete WI-FI, con una prevedibile ulteriore crescita di alcuni settori chiave quali la domotica o le smart cities.
Rilevare e monitorare i dati di produzione, in tempo reale, su impianti distribuiti nelle diverse aree geografiche (es. impianti di produzione di energia), monitorare le flotte dei mezzi aziendali o dei clienti, gestire correttamente i tempi di manutenzione e fornire tempestivamente assistenza in caso di necessità, monitorare il consumo energetico degli edifici per l’efficientamento sono solo alcuni degli esempi di come Corvallis ed Eurotech possono contribuire a rendere non solo sicura ma anche, e soprattutto, più “smart” la vita delle imprese, dei lavoratori e dei consumatori finali.
L’Internet Of Things è diventata quindi oggi una realtà consolidata e sottovalutarla, per le aziende a forte crescita innovativa, potrebbe rivelarsi un errore fatale. Perché il futuro non è un tempo dell’attesa e il futuro adesso è a Trieste.
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