20.07.2020 – 10.15 – Dirigenti scolastici e insegnanti si stanno applicando, col valido sostegno dei responsabili della prevenzione e protezione, professionisti esterni generalmente incaricati dagli istituti all’adattamento degli spazi scolastici ai canoni stabiliti sia dalle linee guida nazionali sia da quelle regionali, contenute nel manuale operativo distribuito dall’ufficio scolastico del Friuli Venezia Giulia. Ma si tratta di un percorso in salita sia per le carenze di spazi che per la consistente carenza di personale.
Il primo ostacolo da superare è il numero di alunni per classe, che rende necessario lo sdoppiamento delle classi, e determinare le modalità di utilizzo degli spazi comuni quali mense e biblioteche, palestre e laboratori.
Stando a Simonetta Polmonari, responsabile dell’associazione provinciale dei dirigenti scolastici di Pordenone: “È chiaro che cercheremo di valorizzare e privilegiare al massimo gli spazi interni a ciascun edificio scolastico, ma se sarà necessario dovremo trovare con i Comuni soluzioni esterne alternative” ovvero è probabile che parte degli studenti verrà collocato a fare lezione in ampi spazi pubblici, come palestre, biblioteche o palazzetti dello sport. Infatti le norme di sicurezza prevedono che i banchi, non più collocati a due a due, ma singoli, debbano essere distanti gli uni dagli altri tra i 60 e gli 80 centimetri.
In alcune località, come a Fiume Veneto (PN), al fine di poter sfruttare tutti gli spazi disponibili degli edifici scolastici, senza interruzione, si sta provvedendo a spostare anche la collocazione dei seggi elettorali.
Un secondo ostacolo, che trae origine diretta dal primo, è la carenza di personale; infatti serviranno per l’anno scolastico a venire, 500 insegnanti in più per sdoppiare le classi oltre a 900 insegnanti di sostegno addizionali e ulteriori 300 nuove unità di personale ATA per assicurare la sorveglianza degli spazi comuni, fondamentale, visto che gli studenti saranno tenuti a indossare la mascherina ogni qual volta lascino il proprio banco. Questa crisi dovuta alla carenza di personale non è certo alleggerita dal probabile slittamento all’anno prossimo delle prove concorsuali per gli insegnanti, il cui bando scade il 10 agosto a mezzanotte.
Infine, un terzo ostacolo è dovuto alle entrate e uscite dagli studenti dagli edifici scolastici che dovranno essere scaglionate, per non creare assembramenti, cosa che inevitabilmente avrà ripercussioni sia sul traffico che sulla disponibilità e la frequenza dei mezzi pubblici.
Le enormi difficoltà che si trovano ad affrontare le scuole regionali sono efficacemente riassunte nelle parole dell’assessora regionale all’Istruzione, Alessia Rosolen, che ha dichiarato: “La riapertura delle scuole in settembre rimane una priorità assoluta e nessuno può pensare di fare neppure un passo indietro. Tuttavia non bastano i milioni di euro che la Regione ha messo e metterà a supporto. Gli interventi nazionali a pioggia, infatti, non consentono un adeguato coordinamento, mentre proseguono i nostri monitoraggi su tutti i temi legati alla scuola: edilizia, personale e trasporti”.
In conclusione, quando gli studenti saranno di nuovo in grado di sedere ai propri banchi, ovvero auspicabilmente in settembre, dopo lunghi mesi di insegnamento a distanza dalla qualità altalenante, sarà grazie ad un immenso sforzo di presidi e insegnanti che si ritrovano a dover rimediare ad anni di eccessiva concentrazione di studenti in spazi irrimediabilmente piccoli. E sarà un momento importante per il diritto all’istruzione visto che al momento l’insegnamento a distanza tende purtroppo a sfavorire gli studenti non abbienti e/o portatori di handicap, spesso per ragioni di carattere squisitamente pratico, come la mancanza di dispositivi adeguati.
a.z


