14.07.2020 – 12.35 – L’Istat aveva dato il via libera ai test sierologici su campione statistico dalla terza settimana di maggio: l’obiettivo era conoscere quale fetta della popolazione fosse stata contagiata dal Covid-19 a sua insaputa e fosse guarita dalla malattia senza accorgersene; com’era successo in tanti casi scambiandola per una febbriciattola o un raffreddore stagionale.
Mentre in Italia solo la metà del campione aveva accettato di sottoporsi al test, il Friuli Venezia Giulia si è confermata regione ligia alle regole, perché la stragrande maggioranza degli ottomila cittadini convocati hanno risposto. A differenza di altre regioni, nel caso dunque locale i risultati di quest’indagine dell’Istat sono validi; il campione statistico riflette dunque la popolazione generale. I test sierologici hanno appurato in quali cittadini si siano sviluppati quegli anticorpi segnale che il Coronavirus era entrato nell’organismo ed era stato sconfitto.
Secondo il test il Coronavirus ha contagiato solo l’1% della popolazione del Friuli Venezia Giulia: una percentuale pertanto molto bassa che riflette il basso livello dei contagi registrati tra febbraio e giugno, così come la posizione periferica del Friuli Venezia Giulia a confronto con il (doppio) focolaio del Veneto e della Lombardia.
Difficile prevedere se questo dato si rivelerà positivo o negativo per il futuro: da un lato, come d’altronde in tutta Europa, Svezia compresa, l’immunità di gregge è solo un miraggio; ma non esistono dati che confermino che il contagio fornisce un’immunità duratura, anzi. Tra le ipotesi più accreditate il Covid-19 viene paragonato a un’influenza stagionale che può infettare più e più volte costruendo man mano una resistenza nell’organismo correlata a un virus che (ci si auspica) si andrà indebolendo.
[z.s.]


