App Immuni senza FVG: come mai? “Top download” ma la Regione indietreggia

05.06.2020 – 12.56 – Creata da Bending Spoons (la società scelta dal governo per la App di tracciamento del Coronavirus in Italia), “Immuni” è destinata a dare supporto tecnologico per il tracciamento delle persone che hanno avuto contatto con il virus Covid-19, ovvero identificare i soggetti che si sono avvicinati a persone già risultate positive al Coronavirus stesso. Per placare molte polemiche sia sulla privacy che sulla scelta di utilizzare o meno “Immuni”, il governo è intervenuto confermando l’assoluto rispetto dell’anonimato e ricordando che l’utilizzo della App non sarà obbligatorio, ma solo consigliato. È stato inoltre reso noto che l’utilità di “Immuni” sarà effettiva solo qualora vi sia una larga collaborazione dei cittadini nello scaricarla e attivarla.

Come funzionerà il tracciamento? L’interazione avverrà tra la cosiddetta TEK (Temporary Exposure Key), che varia con frequenza giornaliera, e lo RPI (Rolling Proximity Identifier), l’identificativo di prossimità, che saranno entrambi generati e scambiati da tutti dispositivi entrati in contatto negli ultimi 14 giorni per una durata (che identifica un contatto potenzialmente a rischio) misurata in multipli di 5 minuti, fino ad un massimo di 30 minuti. In poche parole, ogni dispositivo con l’App “Immuni” scambierà in vicinanza sia il TEK che i RIP (generati da ogni TEK), e viceversa. Il beneficio è che i dati raccolti (i TEK degli ultimi 14 giorni) permetteranno agli operatori sanitari, con il consenso del soggetto risultato positivo, di inviare una notifica a tutte le persone con cui il soggetto positivo è stato a stretto contatto (meno di 2 metri, per almeno 15 minuti), com’è stato spiegato nel Provvedimento pubblicato dall’Autorità garante della privacy. Le TEK e gli RPI sono automaticamente cancellati dai dispositivi trascorsi 14 giorni dalla loro memorizzazione. Il Garante ha chiesto la trasparenza nella gestione dei dati raccolti, come disposto nel provvedimento reso noto il 1 giugno 2020. Dall’8 giugno 2020, lunedì prossimo, l’uso dell’App “Immuni” sarà avviato in via sperimentale in 4 regioni (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia) e per il suo funzionamento non richiederà né l’identificazione dell’interessato al momento della registrazione e nemmeno la creazione di un account individuale dei propri utenti.

Cosa serve per utilizzare “Immuni”? Per l’installazione e la configurazione dell’App “Immuni” viene richiesto:

  • di avere almeno 14 anni di età;
  • un telefono cellulare: l’App è compatibile con i sistemi operativi Android (versione 6 o versione aggiornata 20.18.13) e IOS (versione 13.5) ed è rispettivamente scaricabile dal Play Store di Google e dall’ App Store di Apple, e infine tramite il sito immuni.italia.it;
  • in caso di necessità di supporto, è stato messo a disposizione il numero verde 800912491;
  • è necessario fornire il consenso al trattamento dei dati personali;
  • è necessario avere il Bluetooth sempre acceso (l’App non utilizza il GPS);

Per chiarimenti sul funzionamento del “Coronavirus contact tracing” (ovvero l’App immuni stessa), di fronte anche a perplessità tecniche (lo scenario, rispetto alle prime ipotesi d’implementazione, è in ogni caso radicalmente cambiato sia da un punto di vista sanitario che amministrativo), il Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione ha predisposto il documento Immuni FAQ.

Qual’ è la posizione della regione Friuli Venezia Giulia su “Immuni”? Il presidente Massimiliano Fedriga ha ritirato la disponibilità della sua regione a partecipare all’uso sperimentale dell’App promosso dal governo, per motivazioni non legate alla privacy, con questa motivazione: “Immuni prevederà non la ricostruzione della catena di contatti dei soggetti risultati positivi, come peraltro richiesto dalla Regione al fine di integrare in modo omogeneo il lavoro oggi svolto manualmente, bensì l’invio di un sms ai cittadini entrati a contatto con un contagiato. Questo significa che si passerà da una gestione affidata ai Servizi sanitari a un’azione diretta (e priva del supporto di professionisti) dei cittadini, a cui competerà l’onere di chiamare il medico di base: una soluzione poco avveduta che rischia di ingenerare panico o, nel caso in cui il cittadino decidesse di non rivolgersi al medico curante, di vanificare l’efficacia dell’App”. Il governatore della regione Friuli Venezia Giulia ha ricordato che la regione aveva già sviluppato la sua App, chiamata “Stop coronavirus Fvg”, il cui utilizzo è stato poi bloccato per fare spazio ad una iniziativa congiunta e nazionale del governo. A differenza di “Immuni”, la app sviluppata dalla Regione FVG non è però anonima ma richiede dati personali utili per la corretta gestione dei casi positivi (come il nome, il cognome e il codice fiscale). Dopo la fase sperimentale di Immuni, sapremo con certezza se il suo utilizzo sarà ampiamente condiviso su tutto il territorio nazionale, come auspicato da tutte le regioni; nel frattempo, però, in soli pochi giorni “Immuni” è stata scaricata da più di un milione di italiani: un numero molto alto ma lontano da quello necessario a garantirne l’efficacia.

[c.a.]

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