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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Lavoro, affetti, amicizie: i colpi della quarantena. L’opinione di Nicoletta Segulin

02-05-2020 – 16.15 – La quarantena imposta dal Coronavirus ha comportato la netta modifica per tutti delle proprie routine quotidiane. Il lavoro, gli affetti, le amicizie, i periodi di svago e di ritrovo, tutti momenti considerati giustamente di primaria importanza per l’animale sociale quale è l’essere umano, sono stati eliminati nel breve giro di pochi giorni.
Cosa potrà accadere con la fine o quasi di un lungo periodo di autoconfino all’interno delle nostre abitazione? Ad illustrare gli effetti collaterali – negativi, ma anche positivi – di questo prolungato isolamento è la psicologa e psicoterapeuta Nicoletta Segulin, specializzata in Psicologa dell’Emergenza presso il centro Rampi di Roma e responsabile del Servizio di Consulenza Psicologico del S.O.G.IT. di Trieste.

“È impensabile immaginare che quanto stiamo vivendo non possa avere delle ripercussioni psicologiche su ognuno di noi”, esordisce la dottoressa Segulin, “anche se il dramma non lo viviamo in prima persona, i media hanno contribuito ad aumentare esponenzialmente sensazioni come angoscia, paura, ansia e la rabbia connessa alla sensazione di impotenza per questa emergenza”. A questi sentimenti del primo momento è plausibile che ne facciano seguito degli altri, sostiene la psicologa, come la tensione dovuta all’incertezza economica per il futuro, il panico e la depressione, tutti conseguenti alla mancata certezza di quanto durerà quest’emergenza.
“L’obbligo di rimanere presso il proprio domicilio ha fatto aumentare le liti familiari, la complessità della gestione dei figli, per non parlare dei problemi di dipendenza da fumo, alcool o ansiolitici”, prosegue la Segulin, “e sicuramente negli ultimi due mesi è incrementata la sensazione di ipocondria, intesa come aumento della preoccupazione per il proprio stato di salute”. Fortunatamente, però, il lungo periodo di isolamento al quale siamo stati sottoposti può essere foriero anche di cambiamenti positivi. “È l’occasione giusta per investire il proprio tempo su nuove attività”, spiega sempre la dottoressa, “o su tutte quelle azioni che, nonostante fossero desiderate, non si riuscivano a coltivare per mancanza di tempo, a causa della frenesia della vita quotidiana”. Avere tempo da dedicare alle proprie passioni può perciò risultare benefico e far sì che ogni persona rimoduli quelle che sono le priorità della vita. “Le passioni hanno lo scopo di alleggerire la tensione della quotidianità”, sempre la Segulin, “e il fatto che la stessa venga a mancare, ci si ritrova tutti in definitiva un po’ più vuoti, ma con la voglia di affrontare questo vuoto interiore nel migliore dei modi possibili”.
Sul fatto che, come asserito da più parti tra il serio e il faceto, questa segregazione imposta possa, da qui a nove mesi, provocare un boom demografico, la psicologa non è pronta a mettere la mano sul fuoco. “Tra le reazioni maggiormente legate all’angoscia economica per l’immediato futuro e gli svaghi a disposizione, in particolar modo quelli virtuali”, ne è convinta, “non so quanti approfitteranno della circostanza per mettere su o allargare la propria famiglia”.

Un’ultima, e non meno importante, considerazione la psicologa la riserva a chi questa emergenza la sta affrontando in prima persona. Medici, infermieri, operatori sanitari, forze dell’ordine, vigili del fuoco hanno lavorato negli ultimi due mesi in “trincea”, così come gli operatori dei servizi considerati di primaria necessità. “Per chi in questo periodo di emergenza ha lavorato in prima linea”, spiega sempre la dottoressa, “il rischio per il futuro è quello di rivivere esperienze traumatiche attraverso flashback e incubi, o al contrario insensibilità o distacco emotivo, pensieri o situazioni legate all’evento, ipervigilanza, stati agitativi e diminuzione del sonno”. Situazioni che, spiega, se prolungate nel tempo potrebbero rientrare tra qualche mese ad un vero e proprio disturbo da stress post-traumatico.

[g.p.]

 

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